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Il metano dell'Adriatico: c'è ma non si tocca

Pubblicato: martedì 23 ottobre 2007 da Matteo Razzanelli

Metano nell'Adriatico: vietato sfruttarlo, meglio importare!L’Italia è una repubblica fondata sul metano. Nel senso che abbiamo sotto terra giacimenti sfruttabili che potrebbero darci 35 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Si tratta di riserve che si trovano sotto il Golfo di Venezia e che appartengono per l’86/87% all’Eni, per l’11% ad Edison e per gli spiccioli restanti alla British Gas.

E allora perché basta un’esplosione su un metanodotto ucraino per metterci in mutande? Semplice, perché quel gas non lo possiamo usare. E’ bloccato per legge, quindi ci troviamo a dover costruire rigassificatori per importare il gas via nave, oppure a costruire metanodotti che collegano il Maghreb con la Sardegna e la Toscana. La cosa buffa è che il metano si trova proprio sotto al punto in cui vogliono costruire un rigassificatore, e cioè vicino al delta del Po!

Il blocco del giacimento nell’Adriatico è dovuto ad una serie di rimpalli fra governi. Nel 1995 il governo Berlusconi I sottopone giustamente lo sfruttamento ad una preventiva Valutazione di Impatto Ambientale per verificare eventuali rischi di “subsidenza” (cedimento del terreno al venir meno del gas). Nel 1999, il ministro dell’Ambiente Ronchi (governo D’Alema) vieta “ricerca e coltivazione” per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa, ma consente la “sperimentazione” oltre quella soglia. Nel 2002, il governo Berlusconi II estende il divieto di “ricerca e coltivazione” a tutto il Golfo di Venezia: niente “sperimentazione” quindi. Ora il ministero dell’ambiente dell’attuale governo ha stabilito che rischio di subsidenza del terreno non c’è.

Il divieto di sfruttamento però sussiste. E per di più pare che - dall’altra parte - i croati stiano già trivellando. Alla fine, se il gas se lo prendono loro, saremmo stati veramente bravi a beffarci da soli!

Via | Cronache de L’Indipendente del 19/10/2007, pag. 1 (”Metano e bella politica”)

» Una ricostruzione dei fatti su Diario

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32 commenti

Commenti dei lettori

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  • ermonnezza

    23 ott 2007 - 07:00 - #1
    2 punti
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    LOL mentre noi stiamo qui a farci seghe mentali gli altri (i croati in questo caso) ci mettono davanti al fatto compiuto. Non mi stupirei se nei prossimi anni i croaci ci vendessero questo gas: noi probabilmente staremo ancora a discutere.

  • Profilo di Proust

    Proust

    23 ott 2007 - 07:32 - #2
    0 punti
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    domanda:

    a quanto corrispondono 35 miliardi di metri cubi rispetto al fabbisogno annuale? 2% 30% o 90%? cambia.

    per quanti anni sarebbe fruibile? 100 o 5? cambia.

    grazie

  • Profilo di Zak

    Zak

    23 ott 2007 - 07:47 - #3
    3 punti
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    Non so se sia piu’ grave il fatto in se’ o la mia totale assenza di stupore.

  • Profilo di Nirvene

    Nirvene

    23 ott 2007 - 08:21 - #4
    1 punto
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    Bisognerebbe capire quali sono le ragioni dl divieto, e i rischi ambientali derivati dallo sfruttamento, essendo vicino alla Laguna di Venezia.
    Inoltre quanto ampio è questo giacimento, se riescono a trivellare i croati che sono dall’altra parte del mare Adriatico.

  • spirito

    23 ott 2007 - 08:26 - #5
    0 punti
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    nel mare adriatico zona marche ci sono diversi giacimenti di metano, da quello che mi hanno detto si sono esauriti subito ed ora volevano usarli come rigassificatori naturali, l’idea mi sembra buona voi che dite?

  • Steid

    23 ott 2007 - 08:31 - #6
    0 punti
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    Scusate, e Pecoranio in base a che ricerche dice che non c’è rischio di subsdenza? Quelle dell’Eni? In questo caso direi che non mi fido molto, anche perchè mi sembra che diversi anni fa avessero già iniziato ad estrarre metano dal delta del Po e si è smesso proprio per questo motivo…

  • Steid

    23 ott 2007 - 08:32 - #7
    0 punti
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    Sorry… Pecoraro… il sonno mi ha fatto mischiare nome e cognome…

  • Profilo di ciquta

    ciquta

    23 ott 2007 - 09:13 - #8
    0 punti
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    Proust, 35 miliardi sono circa il 45% del consumo italiano.

  • Profilo di spidernik84

    spidernik84

    23 ott 2007 - 09:14 - #9
    1 punto
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    Se è vero che c’è rischio di subsidenza, succhia succhia alla fine cade tutto…
    Potrebbero estrarre metano ed iniettare CO2 al suo posto :)

  • Profilo di ciquta

    ciquta

    23 ott 2007 - 09:22 - #10
    1 punto
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    Secondo me il criterio che si stà seguendo è quello giusto: primo quello di FARLI, perchè i rigassificatori servono, secondo quello di aspettare gli adeguati responsi (che non sono quelli dell’eni) prima di decidere DOVE farli, invece che metterli ignorantemente in cantiere ovunque…

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    23 ott 2007 - 09:34 - #11
    1 punto
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    @Proust #2
    Corrispondono a parecchio: il gasdotto GALSI (Algeria-Sardegna-Toscana) trasporterà 8 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Quindi il metano dell’Adriatico non sarebbe un bruscolino rispetto al fabbisogno annuale italiano.

    @Steid #6 e Nirvene #4
    Mi pare sia stata fatta una VIA che è durata “solo” 17 anni: se non ci fidiamo di questa VIA vuol dire che non decideremo MAI. Quante valutazioni vogliamo e quanti anni devono durare?
    Per quanto riguarda Pecoraro, non è sicuramente lui a decidere, ma la commissione tecnica in seno al ministero.

  • Profilo di japix

    japix

    23 ott 2007 - 09:38 - #12
    1 punto
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    Come c’era scritto sull’articolo, bisogna valutare attentamente i probabili rischi di subsidenza, e come diceva Steid, i lavori di estrazione del metano di una decina e più anni fa erano stati bloccati prorpio per questo.
    Pensiamo inoltre che la laguna è già messa sotto assedio da quell’ecomostro del Mose, che già da solo compromette (oramai siamo nella fase del danno già avanzato) la delicata geologia della laguna. Ricordo che la laguna è di recente formazione (ultima post glaciazione Wurmiana), ed è comunque molto dinamica in quanto riceve apporti di varia natura dai fiumi Brenta, Adige, Po e Piave, e dal mare; ha un fondale basso e lo strato duro del caranto (argilla) su cui poggia la laguna con le sue barene e velme (ormai dei relitti). Non riesco a spiegare la delicatezza eco-strutturale di questo ambiente in due parole, ma posso dire che già è stato perso molto a livello idrogeologico e floro-faunistico a causa di “calcoli” economico-politici che nel corso di questi ultimi cento anni ci hanno portato via molto, troppo: cito, per esempio, gli insediamenti di Porto Marghera che hanno creato le casse di Colmata (ovvero: per costruire questo mega insediamento industriale hanno scavato e creato verso Fusina queste casse di contenimento del terreno), l’aereoporto Marco Polo (fatto proprio sopra la barena), la pesca a strascico che ha distrutto le foreste di posidonia, l’inserimento delle Vongole filippine (più grandi e quindi più redditizie) che stanno prendendo il posto dei mitili autoctoni e per ultimo: il Mose, che sta intervenendo massicciamente sulla laguna, con la creazione di queste paratie conficcate nel caranto, che hanno portato addirittura alla costruzione di un’isola artificiale (fatta con il terreno della laguna escavato contenente più di cinquant’anni di rifiuti tossico nocivi provenienti da Marghera.
    Se ci mettiamo ad estrarre anche il gas…..vabbè che tanto ci stiamo già suicidando!
    Se i croati si sono messi ad estrarlo, non vedo perchè dobbiamo seguirli, per paura di rimanere senza gas? Paura anche legittima, ma prima di partire in quarta bisogna ragionare che se si continua su questa linea si rimarrà senza il nostro ecosistema (come avrete capito sono di Venezia!). E poi? Che si fa?

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    23 ott 2007 - 10:04 - #13
    2 punti
    Up Down

    @japix
    A me pare che ci siano sempre 1′000′000 di buoni motivi per non fare nulla da nessuna parte. Eolico no, nucleare no, carbone no e ora gas no. L’unica cosa che siamo bravissimi a fare è pagare i francesi perché ci vendano energia e ci trattino le nostre vecchie scorie nucleari.
    Per me va benissimo: se vogliamo fare i Signori dal sangue blu che non si sporcano le mani con l’energia, non c’è problema. Basta avere i soldi per pagarla e scegliere fornitori che non facciano scherzetti. Speriamo quindi che la nostra economia vada sempre bene e che i russi la smettano con questa storia della nuova guerra fredda… e te lo dice uno che è totalmente contrario al nucleare!

  • Profilo di chube

    chube

    23 ott 2007 - 10:07 - #14
    1 punto
    Up Down

    Mi dispiace dissentire ma non posso condividere le tesi esposte in questo post dove non viene approfondito l’aspetto centrale della questione: la subsidenza nella pianura padana orientale. E’ facile criticare e gridare allo scandalo senza esporre obiettivamente la questione.

    In continuazione le lobby degli idrocarburi hanno tentato di estrarre il metano dall’alto adriatico ma per valide motivazioni scientifiche gli è stato impedito. Non sono un geologo, ma facendo delle ricerche è facile trovare delle motivazioni. Cito per esempio l’intervento dell’onorevole Zanella (link) contenuto nel rapporto stenografico della camera dell’11 febbraio 2002 dove sono esposte delle pertinenti eccezioni a questo crimine ambientale.
    In definitiva tutta l’area interessata (dal delta del Po alla laguna di Venezia) oltre ad essere area di altissimo pregio sia ambientale che umano è seriamente minacciata dal fenomeno della subsidenza, il graduale sprofondamento del terreno per ragioni orografiche. Purtroppo le bonifiche, le regimentazioni ed il graduale diminuire della portata dei fiumi hanno interrotto l’originale equilibrio alluvionale ed ora anno dopo anno si registrano sprofondamenti anche di 5/6 cm all’anno in alcune zone del polesine. Non è assurdo pensare (e difatti l’ENI non è riuscita a dimostrare il contrario) che un’estrazione così massiccia di metano dal sottosuolo non ne acceleri il degrado. Portando qualche esempio degli eventuali danni:
    - è palese in tutto il mondo come Venezia ogni anno sia flagellata dalle acque alte, un’ulteriore accelerazione del suo sprofondamento ne porterebbe alla sparizione in pochi anni.
    - meno noto è il problema delle infiltrazioni nelle falde acquifere. Fenomeno che minaccia la sopravvivenza stessa delle attività agricole e della popolazione del polesine.
    - danneggiamento ai litorali, un abbassamento anche minimo avrebbe conseguenze non facilmente misurabili nella conformazione e negli ecosistemi delle coste con gravissimi danni sia all’ambiente che alle attività umane.

    Mi chiedo se esistano dei valori oltre al profitto immediato? Vi sono dei beni che sono inalienabili (anche se a molti fanno venire l’acquolina alla bocca) perché il loro sfruttamento avrebbe delle conseguenze ben peggiori. Il Vajont ha insegnato qualcosa oppure dopo 40 anni si è già dimenticato tutto?

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    23 ott 2007 - 10:12 - #15
    2 punti
    Up Down

    @Chube
    A me quello che mi fa arrabbiare è che non esiste mai l’ultima parola su nulla. Allora la commissione di VIA ha detto che non c’è rischio perché composta da tecnici corrotti dall’ENI e dalla lobby degli idrocarburi? Possibile che non esistano valutazioni tecniche oggettive, valutazioni indipendenti del rischio e che tutto debba essere travolto dal dubbio? Così facendo non si arriva mai a nulla.

    In più vorrei sottolineare che un’interrogazione parlamentare non dimostra nulla: è *per definizione* di parte. Non è necessariamente sbagliata, può darsi sia giusta al 100%, ma non vale certo di più di una valutazione tecnica. Per cultura, mi piacerebbe anche conoscere la risposta scritta del ministro di allora (che sarà agli atti).

  • Profilo di japix

    japix

    23 ott 2007 - 10:29 - #16
    1 punto
    Up Down

    @Matteo Ranzanelli: i signori dal sangue blu?????
    E’ così che chiami chi ha a cuore il proprio mondo????
    Scusami, ma mi sa che non hai capito proprio niente riguardo alla delicatezza della laguna di Venezia.
    Direi che invece Chube ha centrato in pieno il problema.
    Il fatto è che se si comincia a estrarre gas dalla laguna significa portarla a morte certa in tempi brevi.
    Quoto Chube, comunque.

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    23 ott 2007 - 10:36 - #17
    1 punto
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    @japix
    Non definisco così chi ha a cuore il proprio mondo, definisco così il nostro paese che pretende di consumare energia senza produrla.
    Mi ritengo uno che ha a cuore il proprio mondo: se guardi questa tabella, il gas è sotto la media nazionale di emissioni. Dopo le energie pulite, è la migliore fonte di energia. In più col metano si possono alimentare auto ad impatto ambientale molto ridotto. Si tratta di fare delle scelte. L’Enel punta sul carbone: non sarebbe meglio fargli puntare sul gas?

  • Profilo di japix

    japix

    23 ott 2007 - 10:41 - #18
    1 punto
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    @MAtteo RAzzanelli. La Valutazione di Impatto Ambientale viene fatta da ingegneri, che, per quanto bravi siano nel loro ramo, troppo spesso non hanno la conoscenza tecnico ambientale necessaria per valutare bene tutti i rischi collegati.
    Insomma….ragionano un po’ a compartimenti stagni.
    Inoltre, viene fatta da tecnici commissionati dalle ditte appaltatrici: ovviamente, se dici che la cosa crea problemi il giorno dopo ti trovi a piedi! Stessa cosa per quel che riguarda la VAlutazione di Incidenza Ambientale (introdotta con la Direttiva Habitat): sono i problemi della legge italiana.

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    23 ott 2007 - 10:45 - #19
    1 punto
    Up Down

    @japix
    Allora vedi che c’è un problema? Comunque la si pensi, siamo un paese che non sa decidere, non sa pianificare le risorse e il territorio e paga carissime tutte le sue carenze.

  • Profilo di chube

    chube

    23 ott 2007 - 10:55 - #20
    1 punto
    Up Down

    @Matteo Razzanelli: Solitamente sono concorde al 99% ai tuoi post ma questo proprio non posso accettarlo così come impostato. Non è mio desiderio polemizzare ne offendere il tuo lavoro che ho sempre apprezzato ma vorrei appellarmi per discutere civilmente ed approfondire l’argomento, questa è infatti la critica che ti porto, quando si denuncia uno scandalo è doveroso analizzarne a fondo tutti gli aspetti.
    Credi fermamente che sfruttare il metano che abbiamo sotto i piedi sia una buona idea? Comprendo che il nostro paese è in una situazione di emergenza ma è proprio l’urgenza a far compiere gravi errori. Quali sarebbero le conseguenze di un massiccio sfruttamento di queste risorse? Non vedo risposte a questa domanda che dal mio punto di vista ambientalista (ma anche di cittadino) è la questione portante.
    Per quanto riguarda la VIA sarei molto interessato a consultare la documentazione prodotta (dati che non sono presenti in questa discussione). Anche se dubito dell’indipendenza e oggettività di queste commissioni è doverosa la sua lettura.
    Per le valutazioni oggettiva, mi posso informare presso gli istituiti ambientali del veneto, ora sono in ufficio e non ho molta libertà di movimento e tempo per ricercare in rete. Ma mi prometto di interrogare le mie conoscenze nelle autorità competenti per chiarire il quadro.
    Per l’interrogazione parlamentare (gli atti del giorno si trovano qui non l’ho portata come prova ma come esempio di quali discussioni si svolgono a riguardo, di come gli interessi economici ed ambientali si scontrano. Alla fine è un affare da miliardi di euro, non sono bruscolini. Bisogna capire chi ci guadagna e chi ci rimette… se è come penso io a guadagnarci sono le società energetiche (private), a pagare saranno gli abitanti della zona che nella peggiore delle ipotesi potranno vantarsi del triste appellativo di profughi.

    Per concludere, vorrei motivare questa discussione: creiamo e non scanniamoci a vicenda, cerchiamo la verità e portiamola alla luce. Questo argomento è importante, la sua portata di interesse più che nazionale e credo valga la pena spendere qualche parola in più per il bene comune.

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    23 ott 2007 - 11:17 - #21
    1 punto
    Up Down

    @chube

    Ti ringrazio molto per la stima che mi esprimi pur criticandomi per questo post. Lo apprezzo molto. Vorrei ribadire, come abbiamo sempre fatto su ecoblog, che i commenti sono parte integrante di un post.

    Quando cioè noi ecoblogger scriviamo un post non pretendiamo certo né di dire l’ultima parola su alcunché, né di offrire ai lettori la trattazione esaustiva e completa dell’argomento del post. Se infatti pretendessimo di sviscerare in modo completo ed ineccepibile ogni argomento, non potremmo mai scrivere nulla, perché la perfezione e l’informazione perfetta non esistono. Il nostro compito è portare all’attenzione dei lettori argomenti per loro interessanti. Ognuno poi si farà la sua idea. I commenti servono apposta a sviscerare ogni aspetto di una questione ed io considero tutti i tuoi post qui sopra come una parte integrante ed imprescindibile del mio post.

    Se quindi prima per te mancava informazione ad esempio relativamente alle critiche, ora l’informazione c’è, perché tu e japix l’avete fatta. Quindi l’obiettivo di analizzare seriamente la questione e andare il più possibile a fondo vale sempre ed è non solo il benvenuto, ma è proprio uno degli obiettivi che noi ci poniamo sempre (vedi tutti i vari post sul nucleare, che scatenano sempre discussioni lunghissime).

    Anche secondo me la questione è importantissima per il nostro paese e meritevole di un’analisi seria. Se dunque riesci a reperire nuova documentazione, a capire le ragioni delle VIA etc… io ne sono veramente entusiasta. Anzi, ti dico subito che se riesci a trovare molto materiale ufficiale ed a sintetizzarlo, possiamo fare un post tutto nuovo intitolato “Metano dell’Adriatico: le ragioni del no”.

    Detto questo, tornando al merito: sì, io sono convinto della mia posizione. Soprattutto per i motivi spiegati nei commenti #13, #15 e #17. Questo non toglie che acquisendo nuovi dati io sia disposto a cambiare idea. Per quello che so, la penso così. Aspetto dunque i tuoi contributi e nel frattempo ringrazio sia te che japix per aver arricchito la discussione.

  • die

    23 ott 2007 - 11:19 - #22
    0 punti
    Up Down

    subsidenza nel delta..

    L’estrazione del metano, sospesa solo alla fine degli anni ‘50, è stata una causa molto importante con abbassamenti anche di 20 cm l’anno. Il sottosuolo del Delta è ricco di questi giacimenti e l’estrazione continuò per molti anni finché la situazione non assunse toni drammatici come ad esempio le alluvioni da parte del mare nei primi anni ‘60.

    ecco il perchè in quella zona non si può estrarre il metano..molto semplice….

  • Profilo di chube

    chube

    23 ott 2007 - 11:54 - #23
    1 punto
    Up Down

    @die: Grazie! Potresti citare la fonte?
    @Matteo Razzanelli: nel limite delle mie conoscenze scientifiche lo farò sicuramente!! ps: ho recuperato la torcia a dinamo di cui avevamo parlato ;)

    Cito da: “Relazione scientifica presentata al Convegno “Le Pianure - conoscenza e salvaguardia” svolto a Ferrara, novebre 1999. Autore: Marco Bondesan, Dip. Scienze della terra, Università di Ferrara” (link):

    Il delta dei Po e i territori adiacenti sono caratterizzati da alcune importanti problematiche geologiche; alcune hanno origine naturale, altre sono state innescate o accelerate dall’azione dell’uomo. Le più importanti sono le seguenti:

    * la subsidenza naturale
    * la subsidenza artificiale
    * la rigidità della rete idrografica locale
    * la riduzione di trasporto solido da parte dei fiumi
    * l’innalzamento eustatico dei livello dei mare.

    La subsidenza naturale giustifica i notevoli spessori che presentano in queste zone i sedimenti pliocenici e quaternari, ed è influenzata dalle condizioni dei substrato; va infatti tenuto presente che la parte meridionale dei territorio è situato sulle strutture dell’Appennino sepolto fig. 6; sulla base di questi spessori si possono assegnare al fenomeno valori variabili da zona a zona, fino a massimi di 1,5 mm/anno nella zona dei Delta Moderno.

    Di ben diversa entità (fino a massimi di 200 mm/ anno) sono gli abbassamenti dei suolo riscontrati nell’ultimo secolo e prodotti da attività antropiche. Tali fenomeni di subsidenza artificiale sono soprattutto da attribuire a perturbazioni delle condizioni idrogeologiche, ossia ai prosciugamenti operati per la bonifica (con conseguente ossidazione delle torbe), al drenaggio forzato della falda freatica e all’emungimento di acquiferi più profondi. Di particolare gravità, a questo riguardo, sono stati gli effetti dell’estrazione di acque metanifere da giacimenti quaternari effettuata fra il 1938 e il 1963. Quest’ultimo tipo di subsidenza si può ormai considerare esaurito fig. 7, ma negli ultimi decenni, si sono registrati abbassamenti su vaste aree (Ravennate, entroterra Veneziano, territori intorno ad Argenta e a Ferrara) anche a causa di eccessivi sfruttamenti di acquiferi profondi per usi agricoli e industriali.

    La rigidità della rete idrografica è l’effetto della plurisecolare azione dell’uomo volta a contrastare la tendenza dei fiumi ad esondare e a divagare nella pianura. Di volta in volta questa azione si è tradotta nella semplificazione della rete (riduzione in un unico alveo di ogni fiume che precedentemente scorresse in più alvei), nel suo ridisegno (canalizzazione dei fiumi in alvei artificiali) e nella sua stabilizzazione (innalzamento di grandi argini per separare l’alveo di piena dal territorio adiacente).
    A conseguenza di tali interventi i fiumi hanno continuato a depositare i loro sedimenti sempre entro gli stessi letti, mentre nelle aree comprese tra un alveo e l’altro il mancato arrivo di nuovi sedimenti ha impedito l’aggradazione della pianura e la compensazione della subsidenza. Per questi motivi tutti i fiumi della bassa pianura sono attualmente “pensili”, e le rotte fluviali sono divenute meno frequenti ma nello stesso tempo più pericolose.
    La mancata aggradazione della pianura, i fenomeni di subsidenza (naturale e artificiale) e il prosciugamento di specchi d’acqua il cui fondo era già molto depresso hanno condotto all’attuale situazione altimetrica: il delta dei Po, come la maggior parte della fascia costiera alto-adriatica, è al di sotto dei livello dei mare, ed è suddiviso in “polders” (MURST, 1997). È stato perciò necessario costruire dighe a mare e altre dighe arretrate per evitare l’ingresso delle acque dei mare fig. 8, mentre i fiumi, che corrono alti sul territorio, sono stati muniti di argini potenti anche presso le foci. Lungo i canali di scolo è necessaria l’azione di una o più pompe idrovore, per poter portare le acque al mare.
    Nel territorio fra Chioggia e Ravenna sono oltre 100 gli stabilimenti idrovori che debbono lavorare quasi continuamente per assicurare lo scolo delle acque, e altre idrovore debbono entrare in funzione nei mesi non piovosi per garantire l’irrigazione. L’operatività dei canali e delle idrovore, inoltre, viene compromessa dal persistere della subsidenza. Al pericolo di allagamento da fiumi e da mare si affianca perciò anche il pericolo di straripamento dei canali, specie quando questi sono colmi di acqua per irrigare e debbono, in occasione di violente piogge, convertire rapidamente la loro funzione in quella di canali scolo, oppure in caso di black-out della rete elettrica che serve le idrovore (BONDESAN, 1989).

    Negli ultimi 50 anni si è inoltre assistito ad una riduzione della quantità di sedimenti convogliati dai fiumi alla bassa pianura. Il trasporto solido nel Po è notevolmente diminuito (fra la media dei periodo 1956-64 e la media del periodo 1965-73 la diminuzione risultava addirittura dei 38%). Forti riduzioni si sono verificate anche in molti altri fiumi italiani, fra cui l’Adige e il Reno (SIMEONI & BONDESAN, 1997). Questo fenomeno è solo in parte da attribuire alla realizzazione di opere per controllare il deflusso nei fiumi e alla costruzione di laghi artificiali, per la maggior parte è stato infatti causato dall’eccessivo prelievo di ghiaie e di sabbie dagli alvei, effettuato nell’ultimo dopoguerra. A conseguenza di questa crisi i fiumi hanno aumentato l’erosione di fondo e sulle sponde, compromettendo la stabilità di vari manufatti, come ponti ecc. (nel Po solo nell’ultimo decennio è iniziata una inversione di tendenza).
    L’innalzamento del livello marino, la subsidenza e il diminuito apporto di sedimenti da parte dei fiumi hanno inoltre prodotto un generale arretramento delle spiagge che, per lunghi tratti, è stato necessario proteggere con scogliere frangiflutti e altre strutture per trattenere i sedimenti. Già alla fine degli anni ‘40 il delta dei Po aveva smesso di crescere, con la sola eccezione delle spiagge prossime alle foci del Po di Pila (DAL CIN, 1983); negli anni ‘50, sempre nel delta, si è anche determinato il riallagamento di molte aree marginali (ad esempio nella penisola dei Po di Tolle).
    Questi stessi fenomeni hanno infine determinato, negli ultimi anni, nuovi complessi effetti, come l’innalzamento delle acque salmastre nelle falde acquifere, specie nella fascia costiera, e una maggior risalita dei cuneo lungo i fiumi.

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    23 ott 2007 - 12:57 - #24
    2 punti
    Up Down

    @chube
    ho trovato un riassunto completo ed esaustivo di quanto accaduto nella vicenda dello sfruttamento del gas dell’Adriatico. E’ qui:

    http://www.diario.it/home_diario.php?page=cn04080011

    Come si vede, ci sono studi e contro-studi, ed è anche vero che intanto in Croazia si estrae. Come al solito in Italia, è finito tutto nelle aule di Tribunale.

    Il provvedimento con cui il ministero dell’Ambiente nel 2000 dava il VIA “libera” al “campo di Naomi-Pandora, situato nel
    mare Adriatico a circa 30-35 km dalla costa in un fondale di circa 36 m, e del campo adiacente
    Irma-Carola, situato a circa 20 km dalla costa in un fondale di circa 32 m
    ” è qui:

    http://www2.minambiente.it/sito/settori_azione/via/legislazione/docs/decreto_04_10_00_5369.pdf

    Del rischio subsidenza si parla nelle pagg. 7-8. A pag. 9 c’è la conclusione dell’analisi, che è positiva perché:
    considerando i sei campi nel loro complesso, la isosubsidenza prevista pari a 1 cm
    raggiunge una distanza minima dalla costa pari a 20 km circa
    ” (pag. 7).

    In sostanza si oppongono allo sfruttamento amministrazioni locali e associazioni ambientaliste, mentre l’ENI si appella a studi che affermano che il rischio non c’è. Il ministero dell’ambiente ha fatto le sue valutazioni e ha affermato anche lui che rischio non c’è.

    Chi ha ragione? Non sono un tecnico e non lo so. Però è mai possibile che in Italia non si riesca a fare nulla senza andare in tribunale? E che i dati oggettivi sembrano non esistere?

  • Profilo di ciquta

    ciquta

    23 ott 2007 - 13:32 - #25
    1 punto
    Up Down

    Siamo tutti sostanzialmente d’accordo sulla questione di fondo: che i rigassificatori bisogna farli solo dove è opportuno
    Da qui l’unica cosa che conta è vedere se chi decide che “è opportuno” è affidabile.

    A MARGINE di questo, c’è anche da dire che ci sono molti margini per diminuirne realisticamente sia il consumo che la produzione di gas (per esempio quella che l’ENI vende all’estero), e che questi margini sono superiori di molte volte ai quantitativi che per esempio ci vennero tagliati dalla russia.

  • Profilo di Zak

    Zak

    23 ott 2007 - 14:57 - #26
    2 punti
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    In merito a questa cosa: se i croati stanno davvero estraendo il gas da quel giacimento mi pare stupido doverne pagare le conseguenze (ad es: subsidenza). Serve quindi intimargli di smettere.
    Ma se gli strumenti giuridici internazionali non ci sono o si dimostrano inefficaci?
    Fra l’altro mi piacerebbe vedere chi protesta contro mezzi di produzione di energia rinunciare a grosse fette della sua utenza elettrica ed energetica in generale (riscaldamento, locomozione…).

  • Profilo di chube

    chube

    23 ott 2007 - 16:14 - #27
    1 punto
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    @Matteo Razzanelli: pfiuuu mi fai sudare a leggere tutte le carte…
    Allora, ho notato un paio di cose che mi solleticano i baffi su i documenti che hai gentilmente segnalato…

    1) Dal dossier di Diario si capisce che la situazione è molto confusa, vi sono pareri discordanti tra amministrazioni locali e società energetiche nel silenzio dello stato. Per avere una cronologia più fine degli eventi trovo utile consultare la raccolta di articoli del gazzettino di rovigo che si può leggere nel sito delgi amici del parco che è consultabile qui e qui. Rilevante mi pare la sentenza che nel 2003 ribalta la precedente (suppongo quella a cui ti riferisci) e raffigura subsidenze per decine di chilometri dagli impianti con danni irreversibili (link). Purtroppo ancora una volta lo stato non si è rivalso su chi ha commesso un disastro ambientale.

    2) Sempre da Diario si legge che sia Eni dal 2004, che l’Agip consociata con l’Ina in Inagip dal 2002 sono tra i maggiori finanziatori degli studi estrattivi in Croazia. Lascio a voi le debite conclusioni…

    3) Dal provvedimento del 2000 si legge chiaramente che è stato richiesto al proponente di fornire gli studi di impatto (”ulteriori elementi di conoscenza” a pagina 7). In pratica un’autocertificazione del proprio operato. Anche in questo caso non credo vi siano molti commenti da fare.

    Trovo la situazione allarmante. Come per il MOSE vi è una pressione enorme per spartirsi una torta miliardaria. Sinceramente non vorrei vedere la costa adriatica ridotta come il delta del Niger ma purtroppo le società sono sempre le stesse e con il brutto vizio di non rispettare l’ambiente e le popolazioni ma contare solamente gli utili.

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    23 ott 2007 - 19:26 - #28
    1 punto
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    @chube
    senza rovesciare qui altre tonnellate di documenti, scrivo cosa ho concluso cercando un pò su internet.
    In pratica c’è un processo penale che è durato anni (quello di cui riferisce il Gazzettino di Rovigo). Quindi è chiaro che entrambe le parti hanno interesse ad esasperare i toni e negare assolutamente quello che dice l’altra parte. E’ per questo che come dici tu la situazione è confusa.

    Io, più che gridare al complotto senza conoscere i fatti, vorrei sapere come è finito, se è finito, questo processo. Quello che ho capito è che nel corso del tempo è cambiata più volte l’imputazione e poi il processo è finito in Cassazione. Ma non ho capito se c’è una sentenza.

    Non sono d’accordo però con l’immagine della multinazionale cattiva che passa sui cadaveri per inseguire i profitti. Il metano serve a tutti noi ed è molto, molto più pulito di carbone e olio combustibile. Da qualche parte l’energia la dobbiamo prendere, oppure la dobbiamo comprare dall’estero. Quindi se c’è un tentativo di sfruttare l’energia che abbiamo in casa, non credo sia da colpevolizzare a priori. E’ sicuramente da colpevolizzare se l’Eni ha fatto qualcosa di illegale. Ma se non è dimostrato, non mi avventurerei in teorie di complotto.

  • Profilo di chube

    chube

    24 ott 2007 - 12:19 - #29
    1 punto
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    @Matteo Razzanelli:
    eccomi qua!! Concordo con te sulla necessità di chiarire come è andata a finire (se è terminata) la sequela di processi. Sarebbe un’inchiesta da Report e loro sanno andare a fondo nelle vicende…

    Per quando riguarda il mio parere negativo riguardante le multinazionali energetiche bisogna chiarire che per definizione una multinazionale mira a massimizzare il profitto. Il fatto che soddisfi i clienti è nel suo interesse ma le metodologie non devono rispettare principi etici. Ne è dimostrazione il comportamento di Eni ed Agip nel delta del Niger, oppure quello della Total in Birmania, gli esempi a riguardo sono innumerevoli. Con questo non do la colpa solamente a loro, tutti noi siamo responsabili in parte di quanto sta accadendo nel mondo.
    Nel caso specifico del metano, è indiscutibile che sia una fonte energetica primaria ma il fine non giustifica i mezzi. Rifacendosi al pricipio di precauzione sussistendo come minimo il sospetto che un’estrazione di metano nell’alto adriatico può compromette l’abitabilità, la produttività e l’ecosistema di territori molto estesi (si parla del polesine e gran parte della costa dell’alto Adriatico e qui vale ribadire che si tratta di zone agricole, industriali, turistiche, storiche e naturalistiche di primaria importanza per l’intera nazione e patrimonio dell’umanità) la cui conservazione e tutela non può essere messa in secondo piano da interessi industriali (purtroppo nel passato è accaduto ed ancora oggi se ne pagano le conseguenze) è doveroso imporre una moratoria sulla creazione di impianti estrattivi.
    Ritengo questa una posizione pragmatica dettata dal buon senso, per cui l’esistenza stessa del territorio non può essere minata dallo sfruttamento privato di risorse esauribili in pochi anni il cui effetto positivo non è minimamente comparabile con le possibili ricadute negative permanenti ed irreversibili.

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    24 ott 2007 - 17:04 - #30
    1 punto
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    @chube
    La tua valutazione mi trova abbastanza d’accordo, anche se io sono uno di quelli che crede più nella responsabilità individuale che nella “cattiveria” delle multinazionali. Loro fanno uno “sporco” lavoro che serve a noi: se non ci sta bene, sta a noi fare delle rinunce e cambiare stile di vita.
    Sul principio di precauzione: sono d’accordo ad utilizzarlo ove non esista tecnicamente la possibilità di fare una valutazione del rischio. Se la possibilità tecnica c’è, sono contrario alla sua applicazione. Per questo vorrei sapere come è finito il processo.
    In ultima analisi quindi - per completare la tua valutazione “pragmatica” - credo che vada messo nel calcolo anche il costo dell’immobilismo. Non sfruttare quelle risorse significa una bolletta elettrica più alta per il paese e per i cittadini, un maggiore deficit commerciale (e quindi meno investimenti all’interno) ed infine un mix energetico più sbilanciato verso il carbone.
    Quindi, fermorestando il piatto della bilancia che hai riempito tu, bisogna ricordarsi che la bilancia è fatta da due piatti.

  • Adria | No al carbone

    29 nov 2007 - 16:43 - #31
    0 punti
    Up Down

    […] E allora perché basta un’esplosione su un metanodotto ucraino per metterci in mutande? Semplice, perché quel gas non lo possiamo usare. E’ bloccato per legge, quindi ci troviamo a dover costruire rigassificatori per importare il gas via nave, oppure a costruire metanodotti che collegano il Maghreb con la Sardegna e la Toscana. La cosa buffa è che il metano si trova proprio sotto al punto in cui vogliono costruire un rigassificatore, e cioè vicino al delta del Po! [fonte ecoblog]. […]

  • Lorenzo Catullo

    17 lug 2008 - 15:48 - #32
    0 punti
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    Se togli il metano da sotto Venezia va giù tutto. Non è bastato il sacrificio del Vajont per la fame di energia nazionale. Cercate invece di usare meglio l’energia che abbiamo. Quanti di voi sono andati in ufficio con la propria auto oggi? iniziate ad usare i mezzi pubblici o la bicicletta e per il momento vergognatevi

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