Benvenuti nel giardino anallergenico

Betulle, cipressi, gramigna, parietaria, carpini scatenano pruriti, starnuti e senso di debolezza e malessere, in una parola: allergia.
La sensazione di pace e tranquillità che si prova in un qualsiasi parco cittadino e' negata ad un 10% di italiani che non possono avvicinarsi a erbe e alberi: siepi, prati e boschetti che ci tolgono per un poco dalla morsa del traffico e suggeriscono anche un riposino corroborante, per loro sono fonte di disagio.

Sono sempre di più le persone che hanno reazioni allergiche a pollini o sostanze urticanti, ma responsabili di questo aumento non sono, come si crede, i pollini in sé, quanto piuttosto l'aumento degli inquinanti atmosferici quali ozono e PM10 che aumentano il potere di penetrazione degli allergenici pollinici e la loro capacità di scatenare la reazione allergica.

Nonostante questo, solitamente tutti concordano nel riconoscere a parchi e alberi un ruolo essenziale del contesto urbano per la loro capacità di depurare l'aria o di svolgere un'azione termoregolatrice sul clima cittadino e sopratutto per il potere di rilassare corpo e spirito (non siete forse abbraccialberi?) tanto che nessuno rinuncia ormai a difendere dal cemento gli spazi verdi della propria città.

Ora l'Arpat, Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente della Regione Toscana, ribadisce la necessità di evitare le piante a rischio allergia dei parchi che così potrebbero essere frequentati da tutti senza pericoli.
La ricetta non è impossibile: per avere un parco ''allergenic pollen free'' basterebbe che le amministrazioni pubbliche scegliessero specie e varietà innocue o cominciassero dal più semplice degli accorgimenti: solo le piante con fiori maschili producono polline, le piante femminili, no. Poiché molte delle piante presentano assieme fiori maschili e femminili o bisessuali (piante monoiche), la soluzione sembra essere quella di sterilizzare i maschietti (...), soluzioni contenute anche nella Guida al verde pubblico senza rischio di allergie, edito dalla Società italiana allergologia e immunologia clinica , in cui vengono appunto descritte le soluzioni e le varietà di piante per un rischio allergia ridotto a zero.

Avere parchi aperti a tutti, in cui tutti possono avere un momento di pace è quindi possibile e ovviamente auspicabile.
A me piace anche pensare che possa essere possibile l'utopia di un'intera città-parco, senza più bisogno di rifugiarsi dal traffico.

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