EcoCinema - China Blue

E’ il primo documentario che penetra nella realtà lavorativa sfruttatrice di una fabbrica cinese, catturando immagini non solo dei luoghi di manifattura e dei dormitori, ma anche dei meeting dei manager e degli intensi negoziati di vendita con i compratori occidentali - Micha X. Peled

China Blue di Micha X. Peled Produced by Teddy Bear Films
Le etichette di qualsiasi prodotto da qualche decennio a questa parte portano sempre sopra impresso la dicitura “made in china”. Se così ogni dubbio è fugato circa la provenienza, sul “come viene fatto” l'etichetta non è molto esplicativa. Dietro la parola “made” si nasconde il sistema di sfruttamento ai limiti della schiavitù che le nuove imprese cinesi con il beneplacito delle amministrazioni (coloro che dovrebbero supervisionare) e a braccetto con le multinazionali occidentali (che commissionano i prodotti), attuano nei confronti dei milioni di cinesi (soprattutto donne) che emigrano dalle campagne per cercare un lavoro nelle metropoli.

Il documentario è stato girato in semi-clandestinità dal caparbio regista Israeliano (arrestato e minacciato più di una volta dalla polizia cinese), dentro una fabbrica di jeans (una delle migliori parlando dei diritti dei lavoratori) ed è letteralmente allucinante. Jasmine, la ragazza protagonista, è partita dalla campagna alla volta della città cercando un lavoro per contribuire al sostentamento della famiglia.

china blue

Nella fabbrica dove trova impiego per produrre i jeans, venduti a 4 dollari al pezzo alla multinazionale (WALLMART) (che poi lo rivende a 100 da noi) viene impiegata una flotta di lavoratori pagati 60 centesimi all’ora, costretti a lavorare in turni massacranti, senza sosta con straordinari notturni (addirittura 20 ore lavorative in certe occasioni) non retribuiti.

Lontani migliaia di chilometri da casa, i giovani lavoratori (molti dei quali sotto i 16 anni) vivono stipati, in dei condomini-dormitori attigui alla fabbrica. Nessuna ferie prevista (salvo capodanno), nessuno svago, niente tempo libero.

Si lavora e basta. E guai a protestare, visto che non esistendo i sindacati (proibiti dal regime) i lavoratori (o meglio gli schiavi) rischiano di ritrovarsi per strada con i loro miseri risparmi e senza un lavoro. Questo è il prezzo che il mondo in via di sviluppo paga per far girare la nostra economia occidentale (= per far funzionare le grandi corporazioni avide di profitto).

Il film ha vinto la menzione speciale al festival di cinema ambiente di quest’anno. Scordatevi di vederlo al cinema. Per recuperarlo in dvd si può contattare la casa di produzione direttamente dal loro sito , teddy bear film. Il film è anche passato sugli schermi della mitica PBS (la geniale tv pubblica americana) e fortunatamente per noi qualche "buontempone" ha pensato bene di rippare la trasmissione e di metterla in condivisione sulla rete…..

Buona EcoRicerca e speriamo anche Visione

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