John R. Christy - uno fra le migliaia di scienziati che hanno partecipato all’IPCC - ha scritto giovedì scorso un editoriale sul Wall Street Journal in cui sbeffeggia Al Gore (”la cui impronta ecologica schiaccerebbe il mio intero quartiere”) e critica duramente il catastrofismo di molti scienziati del panel internazionale sui cambiamenti climatici. Pare che lo scienziato abbia anche rifiutato la sua quota spettante del premio Nobel.
Per Christy, “Madre Natura opera ad un livello di complessità che, per il momento, va oltre le possibilità di comprensione dei comuni mortali (come gli scienziati)”. L’IPCC nel denunciare l’emergenza clima fa sfoggio - secondo lo scienziato americano - di una sicurezza esagerata, che non ha solide basi scientifiche. Tutta questa sicurezza si baserebbe infatti su due soli elementi: i modelli climatici - definiti da Christy “utili”, ma “mai” utilizzabili come “prova” - e la “coincidenza” che i mutamenti dell’anidride carbonica e delle temperature globali mostrano una lasca corrispondenza nel tempo.
Per lo studioso dell’Università dell’Alabama, i climatologi odierni hanno perso una dote fondamentale per ogni scienziato: l’umiltà. Invece di parlare ricordando i limiti della scienza, i climatologi di oggi si pongono come se avessero la verità in tasca e saltano subito alle conclusioni. Per ogni stranezza del clima agitano “lo spettro di un apocalisse del riscaldamento globale”, spiegando che ogni fenomeno riscontrato è un risultato dell’azione umana. In questo modo, gli scienziati dell’apocalisse ascrivono i più disparati fenomeni a prova del riscaldamento globale.
Scrive Christy:
Altri fra noi si grattano il capo e cercano di capire le vere cause di ciò che vediamo. Escludiamo la possibilità che tutto sia causato dall’attività umana, perché tutto ciò che abbiamo visto fare al clima è già successo in passato. I livelli del mare si alzano e si abbassano continuamente. La calotta artica si è ristretta in precedenza. In un millennio ci sono ippopotami che nuotano nel Tamigi, e un istante geologico dopo c’è un ponte di ghiaccio che collega l’Asia al Nord America.
Christy insiste molto sul fatto che spesso si cerca di dare a fenomeni locali valenza globale. Ad esempio, i documentari si soffermano sempre sullo scioglimento dei ghiacci artici, ma chi parla mai dell’Antartide? “I ghiacci invernali intorno all’Antartide - scrive ancora lo scienziato - il mese scorso hanno segnato un record massimo (sì, massimo) di copertura da quando le misurazioni aeree sono iniziate”. Anche la recente siccità sperimentata negli Stati Uniti - spesso imputata al riscaldamento globale - altro non sarebbe che la norma di lungo periodo per il Nord America dove - guardando i dati storici - le siccità durano non 5 anni come adesso, ma 50 anni. La “verità scomoda” (altra frecciatina ad Al Gore) è che la “normalità” sarebbe una maggiore siccità.
L’IPCC panelist si fa poi allegre beffe delle norme volte all’abbassamento delle emissioni di gas serra. E’ vero che la CO2 nell’aria è aumentata per via della produzione di energia da carburanti fossili e che “la maggior parte della gente crede che si debba ‘fare qualcosa’”: ma le norme adottate funzionano? Per Christy queste norme sono puro cabaret. Come esempio, Christy cita l’obbligo - imposto ai propri residenti da alcuni stati americani, come la California - di comprare solo auto che percorrano in media 18,3 km/l. “Anche se questa legge fosse applicata nel mondo intero - osserva lo scienziato - l’effetto netto ridurrebbe il riscaldamento previsto di 0,027°C per il 2100″: un’inezia se si considera che “le temperature globali variano più di così da un giorno a un altro.”
E se passassimo massicciamente dalle fonti fossili a quelle prive di emissioni di anidride carbonica? Se costruissimo 1000 centrali nucleari entro il 2020, produrremmo il 10% dell’energia mondiale senza emettere gas serra. Ciò equivarrebbe a dimezzare le emissioni degli USA. Risultato? Un rallentamento del riscaldamento globale di 0,11°C al secolo. Niente.
Quindi Christy si chiede a che pro tutto ciò. Quali sono i costi umani ed economici di uno sforzo scientificamente incerto? La risposta la dà con una frase ad effetto che cito per intero:
La mia esperienza come insegnante missionario in Africa mi ha aperto gli occhi a questo semplice fatto: senza accesso all’energia, la vita può essere brutale e corta. L’impatto incerto del riscaldamento globale in un distante futuro deve essere confrontato con i disastri che abbiamo davanti oggi. Il Copenhagen Consensus del 2004 di Bjorn Lomborg, un’analisi costi benefici delle questioni sanitarie operata da economisti di chiara fama (inclusi tre premi Nobel), ha calcolato che spendere in sanità per cose come i micronutrienti per i bambini, l’HIV/AIDS e la purificazione dell’acqua porta benefici da 50 a 200 volte maggiori di quelli diretti a cercare di limitare marginalmente il “riscaldamento globale”.
Data l’incertezza scientifica e la nostra relativa impotenza riguardo al cambiamento climatico, l’imperativo morale qui mi sembra chiaro.
Insomma, il dibattito sui cambiamenti climatici si sta riscaldando: il Nobel non pare aver scritto la parola “fine”.
Via | WSJ
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glorfindel
05 nov 2007 - 10:33 - #1Interessante.
E’ una lettura che lascia molti dubbi…
alemari1986
05 nov 2007 - 15:09 - #2Infatti, spero che questo contribuisca a sfatare tutti i miti che sono stati creati ad arte sul riscaldamento globale, cosicché emergano quei (pochi) fatti che almeno si ritiene corretti. Tra l’ altro, ho letto delle considerazioni e delle riflessioni sul concetto di “impronta ecologica” che mettono seriamente in discussione la sua validità come parametro ambientale e simili. Comunque sia, aspettiamo.
vivaDiesel
05 nov 2007 - 18:25 - #3VISTO????
siamo arrivati a quello che ho sempre detto io (controllare post precedenti)…non vale la pena di auto-infliggerci tante limitazioni, di spendere tanti soldi e tanta fatica per qualcosa che non possiamo modificare…
da domani doppio gas nel traffico…ora sono DESMODROMICO!!! anzi…TESTASTRETTA….
e come sempre…L’ITALIA DOMINAAAAA
Domenico-ecologico
06 nov 2007 - 09:09 - #4Beh ammettiamo solo per un momento che ciò che dice John R. Christy sia vero (anzi lo spero) ciò non significa allora che abbiamo lo stesso il diritto di tagliare alberi e distruggere forme di vita ritenute da noi inferiori, come non significa che non si deve cercare di trovare un’alternativa pulita di energia visto che è scientificamente provato che nelle città le polveri sottili oltre a dare un colore grigio all’intera città quindi con un’impatto visivo brutto fanno anche male alla respirazione, e logorano col tempo anche gl’affreschi che si trovano in molti palazzi storici italiani, penetrando anche nei musei e facendo la stessa cosa…..
Il fatto che le emissioni di CO2 non influiscano sulla natura (il che sinceramente mi lascia molti dubbi) ci deve solo far sentire meno responsabili per tutto quello che sta accadendo, ma non ci deve far cambiare questo attegiamento che sta nascendo in molti di noi……
alemari1986
06 nov 2007 - 11:32 - #5Non è che le emissioni di CO2 “non influiscano sulla natura”; ci sono, quindi influiscono sicuramente, ma il punto non è questo. Quello che conta è QUANTO INFLUISCONO; quello che fa la scienza è QUANTIFICARE I FENOMENI. Per intenderci, un chicco di riso su una bilancia contribuisce sicuramente a un abbassamento del piatto (visto che ha massa non nulla), non tenendo conto degli attriti, ma il suo contributo praticamente è impercettibile. Potrebbe essere la stessa cosa con la CO2 e gli altri gas serra emessi dall’ uomo; il loro contributo potrebbe non essere poi così determinante per il clima, considerando anche le emissioni di gas serra NATURALI. Concordo sul fatto che questo non significa che possiamo infischiarci degli studi sul clima e sullo stato di salute della terra, ma penso che questo dimostri come certi allarmismi sono ingiustificati, o comunque esagerati. Se per “atteggiamento che sta nascendo in noi” intendi l’ interesse per la comprensione dei fenomeni climatici e naturali in generale, allora sono pienamente d’ accordo. L’ importante però è non agire frettolosamente e non basarsi troppo su timori e previsioni non confermate. Naturalmente questa notizia non ha posto la parola “fine” alla storia; il dibattito sui fenomeni climatici va avanti, e staremo a vedere.
IsognidiHarlock
06 nov 2007 - 14:29 - #6Tutto questo non vuol dire impossessasi del nostro pianeta e farne quello che si vuole, ciò che abbiamo trovato possibilmente dobbiamo lasciarlo alle future generazioni. Il nostro impatto sulla terra è disastroso per tutto l’ecosistema.
Se ancora adesso la scienza non ha ancora solide basi per poter valutare l’impatto sulla terra del nostro brulicare, a maggior ragione, da esseri consapevoli, dobbiamo cercare di limitare al minimo le nostre attivita distruttive.
alemari1986
06 nov 2007 - 15:19 - #7Ma infatti non è vero che l’ uomo ha solo e sempre devastato e distrutto tutto ciò con cui abbia avuto a che fare. In passato, certo, ci sono stati episodi in cui l’ uomo abbia preso alla natura senza ritegno, e in parte capita anche oggi, ma attualmente è molto più diffusa una sempre più consistente attenzione all’ ambiente, specie in certi paesi. Sostenere che il nostro impatto sia “disastroso” e basta, non ha senso, secondo me; l’ uomo modifica l’ ambiente attorno a sé per trarne beneficio, ma esattamente come inquina, può anche ripulire, ed è ciò che sta avvendendo anche oggi. Basta pensare a tutte le norme di protezione ambientale oggi in vigore (meglio se come esempio ci rifacciamo ad altri paesi piuttosto che all’ Italia), alle tecnologie sempre meno inquinanti rispetto a quelle di 50 anni fa, ai piani di rimoschimento in moltissime aree del pianeta, in generale ai sempre più piccoli contributi che, in certi settori, chiediamo alla natura per i nostri bisogni. Con questo non voglio dire che non ci siano problemi ambientali; ci sono eccome, ma cerchiamo di essere obiettivi e constatiamo di essere circondati da problemi insoluti (ancora) ma anche da problemi risolti. E’ un fatto che in passato fossero molto frequenti gli episodi di mancanza di rispetto per l’ ambiente, ma occorre rendersi conto che, in parte, oggi le cose sono migliorate e stanno migliorando, e che comunque questi progressi fanno molto più per il benessere dell’ ambiete di qualunque posizione radicalmente pessimista.
Non è che la scienza non abbia “solide basi” per (…); ce l’ ha, è solo che c’ è bisogno di nuovi sviluppi e maggiori approfondimenti. E’ per questo che esiste la RICERCA SCIENTIFICA. E poi, da “esseri consapevoli”, stiamo già cercando di “limitare al minimo le nostre attivita distruttive”; in parte ci stiamo riuscendo e ci sono segnali promettenti che ci riusciremo sempre di più in futuro.
alessandro calzati
22 nov 2007 - 11:25 - #8Per estendere il discorso, consiglio la lettura di “Le bugie degli ambientalisti 1 e 2″ dei giornalisti Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari.
Io sono più propenso a credere che ci sia una “verità nel mezzo” e che sicuramente si può fare ancora molto per ridurre sprechi energetici, emissioni nocive, consumo di materie prime e di risorse naturali.
Condivido Christy quando sostiene che la Natura lavora ad un tale livello di complessità che è difficile individuarne le “regole” o “leggi” (che altro non sono che modelli matematici applicati ai fenomeni naturali: quanto di più aleatorio e variabile possa esistere).
alemari1986
22 nov 2007 - 15:33 - #9Rispondo ad alessandro calzati.
Ho letto i libri che citavi. Li ho trovati interessantissimi perché se non altro sono molto chiari ed espongono sempre le fonti da cui attingono informazioni. Tra l’ altro li ho citati anche in qualche mio commento passato. Quello che mi fa pensare è perché in Italia non c’ è un serio confronto su questi temi? Perché alcune cose sono note sino alla noia e alcune ignote ai più? Se quelli che non sono d’ accordo con le posizioni dei due autori sono così sicuri di aver ragione, ossia gli “ambientalisti”, per intenderci, perché evitano il confronto?