Arriveranno forse dall’Australia gli indumenti che producono corrente elettrica, battezzati “clever clothing”.
Usare il movimento del corpo per produrre energia è un concetto interessante di cui abbiamo già parlato altre volte.
Oggi parliamo dei “vestiti elettrici”: un’idea allo studio di un gruppo di ricercatori dello CSIRO diretti dal dottor Adam Best.
I ricercatori hanno già ricevuto un finanziamento di circa €2,8 milioni dal Dipartimento della difesa australiano e secondo Best, la tecnologia potrebbe essere messa a punto entro 5 anni.
Il “trucco” sta nell’uso di materiali piezoelettrici, che semplicemente venendo piegati o deformati generano una carica elettrica.
Cucendo questi materiali nei vestiti, è quindi possibile produrre energia grazie alle normali vibrazioni prodotte dall’”indossatore”.
La corrente così ottenuta verrebbe poi conservata in apposite batterie flessibili - integrate anch’esse negli indumenti - con le quali si potrebbero alimentare gadget elettronici di ogni tipo: dai cellulari ai GPS.
Il dottor Best sta anche pensando di integrare direttamente gli apparecchi elettronici negli indumenti: basterebbe produrre circuiti stampati flessibili da cucire insieme al resto. Avremmo così il “maglione mp3″ e altre amenità del genere.
Per il momento comunque l’équipe di Best ha un bel da fare: deve dimostrare la fattibilità del progetto e soprattutto risolvere un “problemino”. Il tutto deve essere infatti lavabile… altrimenti che vestiti sono?
Via | mobileblog
» A$4.4 million for clever clothing sul sito ufficiale CSIRO
» Speak to the collar, the shirt’s playing its own tune su Sydney Morning Herald
catamatto
08 nov 2007 - 13:05 - #1mah, sono un pò scettico dipende tutto da come viene risolto il progetto, non è bello stare a contatto con della corrente anche se molto bassa.
domenico-ecologico
08 nov 2007 - 14:08 - #2Io aggiungerei anche che i vestiti devono essere alla portata di tutti, perchè se dovessero costare quanto un capo firmato non credo che molti l’acquisterebbero