
Il prezzo del petrolio è vicino ai $100 al barile e - fatto molto indicativo - anche il prezzo dell’oro è a livelli record. Non è che per caso i governi mondiali si stanno già preparando per un mondo dove la scarsità delle risorse energetiche sarà la regola? Non lo so: mi limito qui a mettere insieme qualche fattarello.
Il 5 luglio il ministro della difesa australiano Brendan Nelson ammette con la stampa che il proprio governo nel valutare l’intervento in Iraq ha preso in considerazione la “sicurezza energetica”, elemento che rimane uno dei motivi della permanenza australiana sul suolo babilonese, faro che deve illuminare tutte le scelte.
Nel frattempo, è venuto fuori che una lunga lista di paesi - fra cui la Russia, il Canada, il Regno Unito, la Danimarca e alcuni stati sudamericani - stanno facendo carte false per accaparrarsi pezzi di Artico o Antartico, dove sembra vi siano ingenti riserve di petrolio e gas naturale. Questi paesi stanno effettuando missioni di mappatura del terreno per chiedere l’annessione di territori polari in base al diritto internazionale marittimo. Addirittura c’è chi ha annunciato l’installazione di nuove basi militari fra i ghiacci (il Canada). Il Regno Unito, che sta avanzando molte richieste nei due emisferi, ha detto di non voler sfruttare le risorse energetiche polari - cosa che sarebbe contraria ai trattati attualmente in vigore - ma che l’intenzione è quella di costruirsi una “salvaguardia per il futuro” (parole testuali della portavoce governativa).
Il 18 ottobre, il presidente russo Vladimir Putin tiene una diretta TV dove risponde alle domande dei cittadini russi. Durante questa sorta di question time Reuters ci informa che Putin “ha promesso nuovi tipi di armi nucleari come parte di un progetto ‘grandioso’ per migliorare la difesa del paese”. Motivo? “L’esperienza dell’Iraq dimostra la necessità dei paesi ricchi di risorse di avere un esercito forte“. Come se non bastasse, Putin paventa una nuova corsa agli armamenti - come ai vecchi tempi della guerra fredda - e fa approvare dalla Duma la sospensione del Trattato sulle armi convenzionali di Europa (CFE).
2 giorni fa esce il World Energy Outlook. Prevede che il fabbisogno energetico mondiale aumenterà del 50% entro il 2030. Il 45% di questo aumento verrà da Cina e India. Si prevede che il mix energetico sarà ancora dominato dai carburanti fossili.
Su ecoblog poi abbiamo più volte citato le dichiarazioni del presidente di Total Christophe de Mangerie: tutte le volte quest’uomo ci azzecca. L’ultima volta ha detto che il prezzo del petrolio non sarebbe più sceso. E infatti siamo quasi a quota 100 e capitomboli non se ne vedono. Un’altra dichiarazione di de Mangerie che abbiamo citato riguardava la “fine del petrolio facile”. Neanche a farlo apposta, un’analisi di Marcello Colitti (esperto di problemi energetici, allievo di Mattei ed ex vicepresidente Eni) diffusa da Adnkronos sembra confermare le frasi di de Mangerie e chiudere il cerchio rispetto alle notizie di cui sopra. Colitti dice (cito da Adnkronos):
Il prezzo del petrolio resta alto perché ”la mano invisibile del mercato prefigura il momento in cui il greggio non convenzionale sarà necessario per coprire la domanda, con costi molto superiori”. […] Secondo Colitti l’ipotesi spiegherebbe anche la volontà di non investire in nuovi impianti di raffinazione che costituiscono ”il collo di bottiglia che influenza il mercato non solo della benzina ma di tutto il barile”.
Se si pensa che il greggio non convenzionale è appunto il greggio più difficile da estrarre, come quello ai poli, è tutto più chiaro…
Un’ultima notizia che forse dovremmo annoverare in coda è che l’Iran e gli USA sono già entrati nella spirale del braccio di ferro per via del programma atomico iraniano. Nel mentre l’ex generale americano John Abizaid - capo per diversi mesi della missione americana in Irak - ha detto che i militari americani rischiano di dover restare in Medio Oriente dai 20 ai 50 anni, per vari motivi: la presenza degli estremismi sunnita e sciita; il vecchio conflitto arabo-israeliano e - non indovinereste mai - la dipendenza dell’economia mondiale dal petrolio.
» Petrolio, Ecuador prevede prezzi alti per sei anni su Reuters
BMW
10 nov 2007 - 20:33 - #1 (nascondi)speriamo che i ghiacci dell’antartide si sciolgano in fretta, cosi magari li potrebbero nascondersi nuovi e immensi gacimenti cosicchè ol prezzo torna a livelli + bassi!!!
alfista_
10 nov 2007 - 20:50 - #2BMW ma sei matto? ciò dimostra che siamo una civiltà primitiva! per ricavare energia dobbiamo ancora ricorrere alla combustione di combustibili fossili… cosa lasceremo ai nostri figli?
fabio80s
10 nov 2007 - 21:30 - #3Oddio BMW!!!!!
Vitol
10 nov 2007 - 23:33 - #4Caro Alfista credo che non lasceremo nulla non solo ai nostri figli ma anche a noi stessi, perché venti o trent’anni passano più velocemente di quanto sembri.
Per il prossimo quarto di secolo si fanno previsioni iperboliche sulla crescita di India e Cina ma queste premettono tacitamente il sistema di produzione dei beni e la disponibilità di risorse attuali: non condivido l’ottimismo di Federico Rampini, almeno non negli stessi termini; infatti, se il benessere delle Nazioni (uso questo termine ottocentesco prevedendo un pernicioso revival dei nazionalismi, questa volta a livello planetario e tale da far dimenticare lo scontro di civiltà pronosticato da Huntington) verrà determinato dalla loro potenza militare e dalla capacità di occupare territori (fallimentari prove si hanno in Iraq ed in Afganistan, qui per il controllo dei gasdotti dall’Asia centrale) si origineranno inevitabilmente conflitti sovraregionali con distruzioni reciproche il cui effetto sarà la degradazione dei livelli di vita di tutta l’umanità, acuita da risorse sempre più scarse. Probabilmente India e Cina usciranno vincitrici, non per i loro eserciti di ingegneri ma per quelli tradizionali di soldati, ma per quell’epoca domineranno sulle macerie proprie ed altrui, così come due conflitti mondiali hanno ridimensionato la smania egemonica degli europei sino a ridurli in miseria.
emind
11 nov 2007 - 10:31 - #5L’analisi nel post è decisamente verosimile, soprattutto dal punto di vista bellico (purtroppo).
Anche se tra 50/100 anni suppongo che ci sarà stata una “evoluzione sostanziosa” nell’efficenza delle energie alternative (io punto sul solare).
Credo anche ad un ritorno prossimo al nucleare: se la fusione resterà per sempre un’utopia, anche in questo caso si parla di risorse esigue e guerre di contorno.
Staremo a vedere, ma ho fiducia nell’uomo! Sbaglio?
alemari1986
11 nov 2007 - 21:18 - #6Rispondo a Vitol.
Non sono d’ accordo. Quello che è previsto in Cina e in India è una crescita dell’ economia ma anche una crescita del benessere, della ricchezza e del tenore di vita. Questo perché le suddette nazioni, come è avvenuto per noi, saranno in grado di moltiplicare le risorse a loro disposizione, specialmente quelle alimentari. La crescita “generale” avvenuta da noi, infatti, è stata possibile solo grazie all’ incremento della ricchezza, della produzione e del benessere; in generale, ad un aumento e a un miglioramento della qualità delle risorse.
Riguardo a futuri conflitti, certo, non possiamo escludere che si verifichino. Io spero tuttavia che si potrà riuscire sempre a raggiungere un accordo economico tra detentori di risorse e possibili destinatari.