Mi ripeto, non che il surf sia associato a motori, benzina e rifiuti, ma solo a forza muscolare e (sana) pazzia, ma anche loro emettono gas serra e usano materiali spesso poco ecologici. Del problema dei materiali ne avevamo parlato tempo fa, oggi parliamo dell’azzeramento delle emissioni.
C’è una associazione americana chiamata GreenSurf che promuove il rispetto dell’ambiente e uno sport ecologicamente compatibile. Questi ecosurfer si preoccupano di valutare il loro impatto ambientale e investono in progetti di riforestazione o di energia alternativa per azzerare le loro emissioni. E come fanno? Sul sito della GreenSurf c’è un modo per calcolare in modo semplice le emissioni causate dalle proprie abitudini sportive. Ovvero, bsta cliccare su una serie di comportamenti abituali, e costruirsi così il proprio “paniere” di emissioni di CO2.
Visto che le emissioni dei surfer provengono soprattutto dai viaggi, spesso in aereo e di lunga durata sempre alla ricerca dell’onda più grande, basta cliccare nel modellino il viaggio che si pensa fare verso le località più famose, o indicare se sarà un viaggio locale verso la spiaggia sotto casa, o se si prende un’auto o una barca.
A questo si aggiungono anche altri comportamenti, come la partecipazione a un evento, o la visita a un negozio, o la partecipazione a un tour professionale.
Ci si clicca sopra e si apre una pagina che ci descrive quanta CO2 emettiamo, e quanto ci costa azzerarla. Ad esempio, la partecipazione ad un evento con meno di 750 persone ci costa 82 dollari. Quindi ci costruiamo il nostro carrello della spesa e vediamo il totale dei dollari che dobbiamo pagare per azzerare i nostri peccati ambientali in nome della passione dello sport.
Il passaggio successivo è quello di versarli veramente poi questi dollari, e scegliere se investirli nel progetto di riforestazione in Nicaragua o nei progetti della Carbonfund (società partner che ha elaborato il modello di calcolo) di produzione di energia da fonti rinnovabili negli Stati Uniti.
Ovviamente tutto questo deve essere fatto per accompagnare l’azzeramento di quelle emissioni che si possono annullare con comportamenti responsabili, di cui la GreenSurf ci da ampie spiegazioni, come utilizzare lampadine a basso consumo, materiali riciclati, cibo biologico e tutti quei buoni comportamenti che ben conosciamo!
Via | GreenSurf
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alemari1986
13 dic 2007 - 15:43 - #1Rispondo a viviana.
Sono andato a vedere il sito GreenSurf. Il concetto di “impronta ecologica”, definito come “la superficie di terra e acqua che una popolazione umana richiede per produrre le risorse che essa consuma e per smaltire i suoi rifiuti tenendo conto della tecnologia prevalente”, non è nel modo più assoluto una “unità di misura”, scientifica come lo è il metro. Secondo le teorie (o meglio l’ ideologia) alla base dell’ impronta ecologica, un paese con un deficit ecologico molto basso è la Corea del Nord, con 1,5 ettari annui pro-capite. Infatti il Global Footprint Network ritiene che già oggi dovremmo prepararci a stare all’ interno di un’ impronta ecologica di 1,4 ettari pro-capite. Secondo questi pazzi, in sintesi questo paese comunista, sottosviluppato, antioccidentale, che ha subito alla fine degli anni ‘90 una fortissima crisi alimentare con due milioni di morti per fame, innumerevoli violazioni dei diritti umani, sarebbe più rispettosa dell’ ambiente di noi! Tra l’ altro, è bene ricordare che quei pazzi sulle farneticazioni ideologiche dei quali poggia l’ intero apparato teorico dell’ impronta ecologica, tali Malthis Wackernagel, William Rees, Lester Brown, Serge Latouche e tutti i loro discepoli, malgrado le teorie che predicano, preferiscono vivere in paesi come gli USA o la Francia, invece che in Congo o in Ruanda o nella stessa corea del Nord! E per promuovere il loro “verbo” compiono numerossisimi viaggi in aereo da un continente all’ altro, che fanno schizzare la loro impronta ecologica alle stelle, anche quadruplicare!
In secondo luogo, sono molto scettico sull’ utilità effettiva di tutti questi accorgimenti sulla riduzione delle emissioni di CO2 personali. Certo, riconosco che alla base può esserci una sincera volontà di aiutare l’ ambiente (oltre che motivi commerciali e pubblicità, naturalmente), ma anche non considerando che il ruolo della CO2 in atmosfera (in riferimento al clima globale) è ancora per la maggior parte da chiarire, c’ è un’ altra considerazione più “pragmatica”, se vogliamo. Cito a proposito un passo del libro “Le Bugie degli Ambientalisti II” di R. Cascioli e A. Gaspari:
Su quanto composita sia la produzione di gas serra, è singolare una ricerca francese su “Agricoltura e riduzione delle emissioni di gas serra” che dimostra come in Francia soltanto i bovini emettano gas serra tre volte superiori alle 14 raffinerie di petrolio presenti nel paese. I venti milioni di bovini francesi, infatti, con i loro quattro stomaci emettono rutti (germentazioni enteriche, il termine usato) che liberano nell’ atmosfera ogni anno 26 milioni di tonnellate di gas serra, mentre lo stoccaggio delle loro deiezioni - prima di essere usate come concime agricolo - ne libera altre 12 milioni di tonnellate. I gas liberati dai bovini sono metano e protossito di azoto. La faccenda non è nuova, anche l’ Unione Europea nel 2000 aveva pensato a una “tassa sulla vacca” per i paesi prevalentemente agricoli come l’ Irlanda, le cui emissioni di gas serra sono costituite dal 90% da metano. Poi deve aver prevalso il senso del ridicolo e la faccenda è stata accantonata.
Nel libro si parla di altri esempi simili (che citerò a chi ne vorrà sapere di più), ma tutti esprimono la stessa cosa:
“Questo non significa che l’ umanità può produrre a piacimento tutti i gas che crede, ma ci permette di dare una corretta dimensione a fenomeno e soprattutto di dimostrare che non è possibbile comprendere i fenomeni climatici con un approccio puramente riduzionista, limitato alla conta lineare delle emissioni”
Insomma, è molto probabile che tutti gli accorgimenti che hai ricordato, “utilizzare lampadine a basso consumo, materiali riciclati, cibo biologico (anche se andrebbe precisato perché)” siano quantitativamente equivalenti a portare via dei granelli di sabbia da una spiaggia! Con questo non voglio dire che non debbano essere presi, ma soltanto che non mi sembra il caso di ritenerli eccessivamente determinanti per il clima.
alemari1986
13 dic 2007 - 15:47 - #2“fermentazioni enteriche”
Lumachina
13 dic 2007 - 17:15 - #3Alemari, sarò sintetica: Cristo diceva che sono i malati ad aver bisogno del dottore. E’ per questo che chi predica la decrescita vive dove di decrescita c’è bisogno.
Sulle emissioni bovine hai ragione, dovremmo limitare il consumo di carne.
Sul fatto di essere un granello di sabbia anche hai ragione, ma visto che lo siamo tutti, se tutti cambiassero abitudini tutto il deserto cambierebbe volto.
alemari1986
13 dic 2007 - 17:51 - #4Rispondo a lumachina.
Cristo diceva che sono i malati ad aver bisogno del dottore. E’ per questo che chi predica la decrescita vive dove di decrescita c’è bisogno.
Sì, mi sembra una tesi più che sostenibile, ma chi stabilisce quali sono i malati e quali no? Come fa a stabilirlo? Ossia su che dati lo stabilisce? Perché la “cura” comporterebbe per forza una decrescita? Quale tipo di decrescita e perché? Sono queste domande LEGITTIME E FONDAMENTALI che mi sembrano ancora senza risposta da parte di quei sedicenti guru ambientalisti (che credo non risponderanno mai) e da tutti coloro che condividono il loro pensiero.
Riguardo alla “sabbia”, non sono sicuro che sia così semplice, ma ritengo che il tuo tipo di mentalità vada apprezzata.
_viviana_
14 dic 2007 - 15:53 - #5Io vorrei anche obiettare che non è vero che il ruolo della CO2 negli effetti sul clima sia “ancora tutto da chiarire” come dici tu. Da chiarire oramai non c’è più nulla, leggiti il rapporto IPCC che ti spiega tutto per filo e per segno.
alemari1986
14 dic 2007 - 16:17 - #6Rispondo a viviana.
Come ho ricordato altre volte, l’ IPCC ha subìto critiche a quanto mi risulta mai seriamente affrontate e smentite, sia da parte di scienziati esterni all’ equipe, sia da parte di scienziati interni all’ equipe (Lindzen, Christy, ecc.). Da chiarire c’ è invece TUTTO, l’ intera teoria della responsabilità antropica nei confronti del riscaldamento globale presenta parecchi punti dubbi e deboli, specie sulle assunzioni alla base di alcune previsioni. Da un punto di vista prettamente scientifico quel rapporto non potrà essere preso in considerazione finché non verranno discusse tutte le critiche, a prescindere da quello che fanno i politici. Per cui la tesi “spiega tutto per filo e per segno” non è sostenibile.
alemari1986
18 dic 2007 - 14:13 - #7silenzio molto eloquente
_viviana_
23 dic 2007 - 13:55 - #8rispondo ora perchè ora vedo il tuo commento
Qualche critica all’IPCC a mio parere non basta a smontare e annullare le ricerche fatte da migliaia di scienziati in giro per il mondo. Ricerche le l’IPCC non ha fatto altro che raccogliere e analizzare secondo SCENARI diversi, tutti analizzati e commentati. E secondo questi modelli, ci sono meccanismi in atto oramai difficili da confutare, nonostante il tuo personale parere, mentre è si da verificare l’ENTITA’ di tali fenomeni.
Davvero, leggi i riassunti e poi ne riparliamo.
Che ci siano critiche va benissimo, non si fa altro che tenere alto il dibattito e il livello di attenzione.
E poi ripeto una cosa che ho già detto tempo fa. Anche se non fosse la Co2 che causa il cambiamento del clima, ci fa così schifo adottare misure per ridurre l’inquinamento atmosferico e l’impatto ambientale? A ME NO
Gli ecoscettici devono convincermi che lottare per un ambiente migliore è inutile, non è il contrario.
alemari1986
23 dic 2007 - 16:53 - #9Rispondo a viviana.
Non si tratta di “qualche critica”, ripeto che l’ intera teoria della responsabilità antropica nei confronti del riscaldamento globale deve essere chiarita e verificata. Senza contare che poi alcune di queste critiche sono AI METODI DI PREVISIONE DELL’ IPCC, NON ALLE PREVISIONI; Se un punto di partenza è sbagliato, E’ SBAGLIATO TUTTO CIò CHE DA QUESTO PUNTO CONSEGUE ASSUMENDOLO CORRETTO! Questo “scenari” NON SONO EQUIPROBABILI, e infatti sono stati “analizzati e commentati” e CRITICATI! Infine, qualunque sia l’ entità delle critiche, perché non affrontarle e smentirle pubblicamente una volta per tutte? Se le critiche non vengono affrontate non c’ è nessun dibattito, ed è proprio quello che sta cercando di fare l’ IPCC, convincere l’ opinione pubblica che sul clima ormai non ci sia molto altro da dire e che, dal momento che si è “stabilito” PERCHE’, occorra agire a livello politico (non più scientifico). QUESTA E’ UNA COSA INAUDITA!
Nella natura ci sono SEMPRE MECCANISMI IN ATTO! Non è importante tanto il “confutarli” o meno (tra l’ altro, io non li sto confutando, qualunque essi siano) e’ importante stabilire IN CHE MISURA L’ UOMO INCIDE SU DI ESSI, e ciò costituisce uno studio tutt’ ora in corso e ben lungi dall’ essere concluso. I RIASSUNTI LI HO LETTI ECCOME, INVECE TU NON HAI LETTO LA PARTE DI QUESTO DOCUMENTO:
http://www.galileo2001.it/materiali/pubblicazioni/costi_non_scienza.pdf
RELATIVA AL RISCALDAMENTO GLOBALE (nonostante mi avevi detto che l’ avresti fatto). Così leggi anche in cosa consistano questi famosi MODELLI e come funzionano in reatà!
http://www.galileo2001.it/materiali/documenti/Franco_Battaglia/07_02_07_battaglia.php
Come ho detto altre volte (al pari di te), a me non “fa schifo “adottare misure per ridurre l’inquinamento atmosferico e l’impatto ambientale”. Non è questo il mio “scetticismo”; gli ambientalisti devono invece spiegarmi perché non riescono a non fare di tutta l’ erba un fascio su qualsiasi questione! A ME FA SCHIFO VEDER SPRECARE MILIARDI E MILIARDI DI DOLLARI PER FOLLIE COME IL PROTOCOLLO DI KYOTO, COMPLETAMENTE INUTILE! Con tutto ciò che potrebbe comportare in futuro per l’ economia mondiale e il non-sviluppo dei paesi poveri.