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L'Enel vuole carbone, tanto e ovunque

Pubblicato: 16 nov 2007 da lumachina

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carbone pulito, carbone per Cina e India, carbone anche per Fulvio Conti. Foto Wolfiewolf“L’aumento delle emissioni di CO2 mostra l’inefficacia del Protocollo di Kyoto. Nonostante gli sforzi, secondo le Nazioni Unite, dal 1990 al 2005 le emissioni globali sono aumentate del 22 per cento, da 21.6 a 26.4 miliardi di tonnellate all’anno, soprattutto a causa dei Paesi in via di sviluppo”.
Fulvio Conti dell’ENEL ha cercato di scaricare la colpa del fallimento del protocollo di Kyoto su Cina e India, nel suo discorso al Congresso Mondiale dell’Energia in corso a Roma.

Fatih Birol, direttore degli studi economici dell’Iea, ha ricordato che “Un terzo delle emissioni cinesi proviene da attività svolte per produrre beni da esportare in tutto il mondo, per questo il problema deve essere affrontato da tutti i Paesi.”
In pratica è da ipocriti chiedere a Cina e India di continuare a produrre i beni a basso costo che compriamo tutti per poi lamentarci delle emissioni inquinanti di quei beni.

Conti ha poi detto che l’Italia “è troppo sbilanciata a favore del gas” e che si dovrebbe, invece, investire di più sul carbone e sulle rinnovabili. Ecco, qui mi pare che ridurre le emissioni e bruciare più carbone non siano soluzioni proprio compatibili.
Conti ha preso ad esempio la centrale di Civitavecchia e ha proposto di esportare quella tecnologia in Cina, dove le centrali a carbone spuntano come funghi. Conti quantifica anche i risultati ottenibili dalla Cina, se adottasse la tecnologia di Civitavecchia: “avremmo una riduzione di 65 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, più o meno il 13% del totale delle emissioni italiane”.

Se la priorità fosse il clima, e non il guadagno dell’ENEL, si esporterebbero tecnologia veramente pulita, idee per il risparmio energetico nella produzione dei beni, mezzi di trasporto efficienti.

Via | WEC

» Worldmapper, per vedere chi produce energia dal carbone nel mondo

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5 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di Zak

    Zak

    16 nov 2007 - 12:46 - #1
    1 punto
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    Ah, l’ubriacatura degli anni ‘90, in cui sembrava che la panacea di tutti i mali fosse la privatizzazione!
    La priorita’ di qualunque societa’ privatizzata e’ il guadagno, c’e’ poco da fare. E questo fa si che gli orizzonti di lungimiranza siano diversi da quelli di chi ha a cuore altre problematiche. Bisognerebbe tradurre le problematiche ambientali in termini economici, che guarda caso e’ proprio quello che fa cerca di fare) il protocollo di Kyoto.
    Questa critica al protocollo altro non e’ che parte del gioco che prevede che i vari soggetti cerchino di scardinare i “lacciuoli” giudiziari che li vincolano.
    Quello che bisogna dire e’ che il protocollo e’ senz’altro imperfetto, ha piu’ buchi di un groviera, ma va superato da uno strumento piu’ efficiente, non messo da parte e basta.
    Ci sono molte realta’ che proprio grazie a quelle quote possono rendere fattibili investimenti per l’efficienza energetica o per l’utilizzo di fonti alternative, e questo non e’ poco. Senza contare che:
    a) non e’ stato fatto un parallelo fra l’aumento di produzione di CO2 e l’aumento di produzione energetica (posso aumentare si’ la CO2 del 22% ma produrre il 44% in piu’ di energia)
    b) il trend andrebbe analizzato dall’entrata in vigore del protocollo, visto che cosi’ nessuno mi assicura che ci sia stato un picco del 24% e poi una flessione al 22% grazie al protocollo

  • Berto85

    16 nov 2007 - 13:32 - #2
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    Beh guardate che tutti i torti non ce li ha: vi faccio un esempio climatecare, associazione che si occupa di carbon offsetting, ha tra i suoi progetti la donazione di lampadine a risparmio energetico in kazakistan. Perchè il Kazakistan? Perchè lì per produrre un Kw/h di energia emette oltre il doppio di emissioni di co2 che produrlo in UK. questo è un esempio di come si possono ottenere risultati migliori allo stesso prezzo (se non minore considerando che per aggiornare una centrale in Cina si risparmia anche sulla manodopera e le tasse sui futuri utili che servono a ripagare l’investimento sono minori).
    P.S. questo non vuol dire che bisogna spingere sul carbone e abbandonare le rinnovabili.

  • camu

    16 nov 2007 - 15:44 - #3
    1 punto
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    Allora gli USA, non sottoscrivendo il protocollo, non sono poi così da criticare: molte nazioni che l’hanno sottoscritto stanno facendo PEGGIO degli Stati Uniti :) Allora chi è l’ipocrita?

  • Profilo di alemari1986

    alemari1986

    16 nov 2007 - 16:01 - #4
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    Rispondo a camu.
    E’ vero quanto affermi. La ragione, secondo me, va ricercata anche nel fatto che esiste un accordo scientifico internazionale in cui si certifica che il protocollo di Kyoto, anche se fosse rispettato pienamente da tutte le nazioni del mondo, contribuirebbe a variazioni del clima pressoché impercettibili. Lo afferma Richard Lindzen, uno dei più famosi climatologi al mondo.

  • Profilo di rutto

    rutto

    16 nov 2007 - 19:32 - #5
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    sinceramente l’uso del carbone e l’abbassamento della produzione di co2 possono andare insieme. Oltre al fatto che l’energia prodotta dal petrolio inquina molto di piu’ di quella prodotta dal carbone, credo che l’abbandono totale della prima in favore della seconda credo sia un’ottimo passo in avanti.
    E’ incredibile che in italia ancora il 17% (??non ne sono totalmente sicuro) dell’energia sia ancora prodotta con il petrolio mentre ci sono paesi che sfruttano il carbone (con le nuove tecnologie rendendolo meno inquinante) sostituendo totalmente il petrolio. Neanche in america il petrolio viene usato per produrre energia elettrica…

    Quanto al commento di cuma, non posso che appoggiarlo in pieno.