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Il Senato approva la class action: quella innocua però!

Pubblicato: 17 nov 2007 da Matteo Razzanelli

Commenti dei lettori

Senato approva emendamento a Finanziaria 2008 che prevede la class action

Vittoria per l’ambiente? Tremino le eco-mafie? Non proprio. La battaglia continua e l’esito non è scontato.

Scavalcando le discussioni già in corso nelle commissioni parlamentari competenti, in Senato la maggioranza ha infatti centrato il blitz - grazie all’errore di voto di un senatore di Forza Italia - ed ha portato a casa la class action, inserendo nella Legge Finanziaria 2008 un emendamento dei senatori Manzione e Bordon.

Titoloni sui giornali, associazioni dei consumatori che esultano e Confindustria “arrabbiata”.
Ma la realtà è un pò più complessa.

Nel caso di nuovi disastri ambientali come quelli di Porto Marghera e del Vajont, cittadini e lavoratori, per come stanno le cose adesso, non potranno tutelarsi collettivamente.

Non lo dico io: lo dice il “Coordinamento delle Associazioni esponenziali di tutela di interessi collettivi specifici escluse dal DDL Bersani sulla Class Action” (di seguito, Coordinamento), di cui fanno parte, fra gli altri, Greenpeace Italia, WWF Italia, Legambiente, Comitato sopravvissuti del Vajont e Comitato di Cittadinanza Attiva Ambiente Legalità.

Nonostante le grida di gioia di molte associazioni dei consumatori e - sorpresa delle sorprese - della stessa Legambiente, che in un suo comunicato parla di “vittoria di una storica battaglia”, la partita non è per niente vinta.
Qui trovate un comunicato del Coordinamento con i commenti ai singoli articoli approvati in senato. Credo però che la situazione sia un po’ diversa anche da come appare in quel comunicato. Vediamo di capirci qualcosa.

Il problema è che al momento sono legittimati ad intraprendere un’azione legale solo i consumatori e gli utenti e solo quelli rappresentati dalle associazioni dei consumatori generaliste riconosciute per legge. Per gli illeciti extracontrattuali poi si può far causa solo alle “società fornitrici di beni e servizi nazionali e locali”. Non sono quindi soggetti passivi dell’azione collettiva né la Mafia, né la criminalità organizzata, né tutti gli altri soggetti non societari.

Nonostante quello che potete aver letto sui giornali, scordatevi quindi di replicare in Italia commoventi storie come quella di Erin Brockovich. L’avvocatessa - interpretata al cinema da Julia Roberts - con una class action vinse infatti un mega-risarcimento per 600 persone, che avevano bevuto acqua contaminata col cromo esavalente (altamente cancerogeno), gentilmente fornito dalla Pacific Gas & Electric. Una cosa del genere al momento non è prevista dalla “class action pizza-mandolino”.

Ma non sarà mai possibile?

Non è detto. Le disposizioni approvate infatti prevedono che altre categorie di persone (non solo i consumatori) ed altre associazioni, possano essere legittimate. Ma questo dovrà avvenire per decreto e ci vorrà l’approvazione del ministro della Giustizia, del Ministro dello Sviluppo economico e delle commissioni parlamentari competenti.

Si capisce quindi che un’associazione, per essere legittimata, debba risultare gradita a parecchie persone.

Non è chiaro poi perché le associazioni che nasceranno dopo il decreto in questione debbano essere svantaggiate. Negli Stati Uniti - dove la class action non è certo innocua - è il giudice stesso a decidere di volta in volta se nel caso in esame l’associazione di cittadini che propone la causa sia o meno una “class” (cioè se ha subito lo stesso danno in conseguenza degli stessi fatti e se è legittimata all’azione legale). Senza contare il fatto che, nella “class action pizza-mandolino”, non si sa nemmeno come comportarsi nel caso ci siano più soggetti contemporaneamente legittimati ad adire il tribunale.

E’ finita qui? Macché, il bello deve ancora arrivare. Mentre negli Stati Uniti, la sentenza del giudice è immediatamente esecutiva, da noi la sentenza di condanna non dà immediatamente luogo ai risarcimenti e non è esclusa l’azione individuale. I tribunali rischiano quindi di rimanere comunque ingolfati. Pare anche che l’azione collettiva non sarà – come negli USA – completamente a costo zero per chi la propone.

In pratica, tutti i vantaggi che hanno fatto il successo della class action americana, in Italia, sono stati per il momento cancellati o non sono ancora previsti: non diminuisce il numero delle cause al vaglio dei tribunali, non esiste class action a costo zero per il danneggiato e non c’è tutela per i cittadini non consumatori.

Ma, come dicevo all’inizio, non tutto è perduto: per tre motivi. Il primo è che la Camera dei deputati potrebbe – se lo volesse – porre qualche toppa. Il secondo è che il decreto che amplierà la platea dei legittimati all’uso della class action potrebbe anche rivelarsi “illuminato”. Il terzo è che il prossimo anno arriverà una proposta europea di class action che potrebbe migliorare la legge italiana.

Mi chiedo solo se le associazioni - ambientaliste e non - che hanno esultato per l’emendamento Manzione-Bordon, l’abbiano fatto per disinformazione, oppure perché sono contente che alcune associazioni “privilegiate” detengano le chiavi dei cancelli, a scapito dei danneggiati che vorrebbero andare direttamente dal giudice. Domanda che mi incuriosisce alquanto, visto che una delle associazioni “riconosciute” - il Codacons - ha invece condannato la class action all’italiana.
Forse la risposta è che sono tutti ottimisti per quanto riguarda il “secondo round”?

» Come funziona la class action su Consumatori oggi
» Il testo approvato al Senato - documento word su sindacatositi.it

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9 commenti

Commenti dei lettori

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    […] […]

  • Xanderob

    17 nov 2007 - 13:15 - #2
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    O forse han esultato anche grazie al “sottile” nervosismo ostruzionista di Confindutria, che parla di caccia alle streghe e di attacchi all’imprenditoria, come se fossimo, con la class-action, pionieri mondiali in questo campo..

    Se non ci fosse da piangere, sarebbe una commedia di successo, questa italietta..

  • Profilo di capracotta

    capracotta

    17 nov 2007 - 13:19 - #3
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    Intanto mi sembra un passo avanti e, personalmente, trovo anche positivo che le associazioni dei consumatori debbano essere in qualche modo accreditate. Certo che non è rincuorante pensare che tempi e modi siano sempre quelli IGNOBILI della giustizia “ordinaria”… :(

  • Proust...

    17 nov 2007 - 14:15 - #4
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    quoto capracotta!

    l’idea della class action italiana è quella di tutelare i consumatori, ad esempio nei casi di illeciti delle compagnie telefoniche.

    qualche mese fa la Wind cambiò unilateralmente le tariffe di alcuni tipi di contratti (io da “wind 10″ son passato a “wind 12″) ovviamente in tantissimi si sono imbestialiti ma non essendoci la class action o facevi una causa individuale o non c’era modo di avere giustizia. ora basterà che Aduc o qualche altre associazione faccia il procedimento che si potrà avere giustizia.

    trovo giusto che chi intraprende una class action debba essere coinvolto: nell’esempio posso farla io che avevo wind10 ma non il primo che passa che si impietosisce per la mia causa… dopo 3 giorni sarebbe tutto intasato da “paladini” del bene che farebbero causa a tutto ciò che gli sta intorno sperando in una percentuale del risarcimento (un po’ come fanno gli avvocati in america).

    dal punto di vista ambientale capisco che possa essere più complesso, non c’è un “consumatore” per l’ambiente, ma un modo lo troveranno.

    il concetto fondamentale è la possibilità di poter riunire moltissime persone danneggiate allo stesso modo in una causa comune, con la conseguenza di abbassare le spese e i tempi.

    tutti quelli che avevano wind 10 avrebbero dovuto fare una causa indipendente dalle altre, quanto tempo, quanti soldi e quanti problemi ci sarebbero stati? l’hanno fatto in pochissimi (chi fa una causa per 2 cent/min?) ed è anche perchè la wind lo sapeva che si è permessa di fare una cosa del genere…

  • Profilo di gianlkr

    gianlkr

    18 nov 2007 - 03:19 - #5
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    Imho Matteo ha chiarito molti aspetti oscuri della vicenda, bravo. La citazione completa cmq è “class action pizza-spaghetti-mandolino-mamma”… ;)
    Il lato negativo che tengo a sottolineare è che in Italia c’è sempre qualcuno che deve “vigilare” dall’alto… In questo caso le santissime Associazioni dei consumatori, in altri casi i sindacati, in altre lo Stato, e mi riferisco alla fantomatica (per noi che non la vedremo mai) pensione INPS piuttosto che alla voragine di soldi per le case popolari (se tutti i soldi spesi in tutta Italia da tutti gli enti per la casa dal 45 ad oggi fossero stati utilizzati per pagare i mutui ora saremmo TUTTI proprietati felici e contenti). Il discorso sarebbe lunghissimo, ma IMHO la libertà dell’individuo è fondamentale, quindi sarebbe giusto che i privati cittadini potessero decidere liberamente di intraprendere class action insieme o meno alle associazioni. Perchè devo iscrivermi ad una associazione per fare una class action? E se per ipotesi scoprissi che i loro avvocati non lavorano bene, se scoprissi che sotto sotto sono in combutta con l’azienda contro cui mi rivolgo? O se semplicemente mi sono tutte antipatiche, perchè non posso fare una class action? MAH! :(

  • Profilo di Matteo Razzanelli

    Matteo Razzanelli

    18 nov 2007 - 19:21 - #6
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    Quoto Gianluca… e non solo perché mi fa i complimenti! :D

    In particolare non capisco:

    a) perché i disastri ambientali e altre amenità debbano essere dapprima esclusi, per rientrare poi, forse, chissà…

    b) perché dare un potere monopolistico ad associazioni che - guarda caso - sono sovvenzionate pubblicamente e quindi sono politicamente influenzabili. Inoltre le associazioni, essendo interlocutori istituzionali e trattando moltissimi casi diversi contemporaneamente sono portate a negoziare, cioè a dare per avere. Sono quindi soggette a dinamiche che esulano dagli interessi dei ricorrenti in una singola class action.

  • stefano mannacio

    19 nov 2007 - 22:51 - #7
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    Quer pasticciaccio brutto della Class Action all’Italiana
    Data: 19 Novembre 2007

    In un recente scambio epistolare con il Presidente di MDC, Antonio Longo, avevo stigmatizzato il formulato, poi approvato per errore al Senato, sull’istituzione della class action che pone una riserva quasi esclusiva alle associazioni appartenenti al CNCU. In poche parole si tradisce lo spirito originario della class action americana che dovrebbe, per i successi che ha ottenuto, essere il modello di riferimento, un modello diffuso sul territorio. Con la class action all’italiana si rischia di creare un sistema ”controllato e diretto” dal Ministro dello Sviluppo Economico, che, per legge (art. 136 del Codice del Consumo), presiede il CNCU.

    Le imprese non dovrebbero essere preoccupate più di tanto, salvo che il ministro di turno, magari alzandosi male una mattina, non decida di convocare le associazioni per invitarle, magari con la promessa di qualche finanziamento, a ”colpire una azienda per educarne cento”. E’ evidente che i contributi potrebbero essere erogati anche per la ragione opposta! A fronte di tale scenario, le difese “corporative” del provvedimento da parte di Federconsumatori, sembrano surreali come il sostegno, a spada tratta, di Adiconsum e Adusbef, Essendo tutte associazioni appartenenti al CNCU e, guarda caso, strenue paladine dell’indennizzo diretto, comprendiamo benissimo la volontà di sostenere quello che è per loro una specie di ”asso piglia tutto”, come peraltro espresso da alcuni comunicati (qui, qui e qui) dell’ADUC, una associazione fuori dal coro.

  • studentallmi

    05 giu 2008 - 02:35 - #8
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    23 dic 2008 - 20:40 - #9
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