Il progetto del governatore indonesiano Irwandi Yusuf per salvare le foreste del Paese prevede la loro “monetizzazione” al fine di inserirle nel commercio internazionale delle emissioni.
La manovra dovrebbe valorizzare la funzione di pozzo di CO2 delle foreste della provincia di Aceh, a scapito di chi vorrebbe tagliarle per far spazio a coltivazioni, costruirvi alberghi o per vendere il legname pregiato.
Uno studio della Banca Mondiale supporta la strategia di Irwandi Yusuf calcolando che ad un proprietario terriero indonesiano converrebbe mantenere la foresta per vendere le quote di emissione che tagliarla per coltivare palma da olio.
Tra i possibili acquirenti a cui Irwandi Yusuf si e’ rivolto figurano Starbucks and Goldman Sachs, altri spera di trovarne alla conferenza sul clima di Bali.
Il problema e’ che, attualmente, la mancata deforestazione non e’ considerata una misura salvaclima, come lo sono i progetti di riforestazione. Si stima che il 20% delle emissioni mondiali siano causate da deforestazione e conseguente degrado del suolo in aree tropicali. A Bali, dove si sta provando a concordare le politiche climatiche mondiali post-Kyoto, c’è chi si dice ottimista sull’inclusione della mancata deforestazione tra le azioni da includere nel prossimo protocollo.
chube
05 dic 2007 - 17:33 - #1Purtroppo la logica di monetizzare i beni naturali ne implica il loro sfruttamento come risorsa. Come per l’acqua l’ambiente è indispensabile per la sopravvivenza della vita sul nostro pianeta. Ne deriva che la sua gestione è responsabilità dell’umanità intera e non può essere legata ad interessi particolari.
Anche se porre queste condizioni come ricatto è moralmente discutibile, rimborsare coloro che tutelano l’ambiente è un primo passo per una responsabilità collettiva. Indispensabile per sopravvivere.
Se ne era già parlato qui.
Fily
05 dic 2007 - 19:06 - #2Mo basta tagliare ste cavolo di piante! cos’è il primo sintomo di impotenza dell’uomo volere abbattere ogni albero che gli si para davanti per costruire grattacieli?
clayco
05 dic 2007 - 22:23 - #3Sono assolutamente contrario alla deforestazione ma ritengo il commercio delle emissioni e il protocollo di Kyoto una pratica vergognosa che non ha nessun significato scientifico perchè la CO2 non influenza il clima. Ecco le prove calde di stampa
Da “Processo alla CO2: assolta per non aver commesso il fatto “.
Questo grafico lo trovate qui:
http://www.1ststepfinancial.com/Vostok42k.jpg
Figura 1
In questo grafico Fig. 11 sempre tratto dai dati sui ghiacci antartici, oltre alla linea della CO2, quella più in alto, e la linea della radiazione solare, quella più in basso, ci sono altre 3 linee. Partendo dal basso ci sono gli andamenti della radiazione solare, dell’isotopo dell’ossigeno O180, del metano CH4, della temperatura, ed infine della CO2. La linea del metano è simile a quella della CO2. E’ molto interessante la linea dell’ O180 perché è strettamente correlata a quella della radiazione solare, infatti gli autori ne hanno unito i vertici. Dai dati sul rapporto tra O180 e O160 si ricava la linea delle medie della temperatura, che sta più in alto.
Questo grafico è molto importante, perché evidenzia come l’aumento del O180, avvenga prima dell’aumento della CO2. E’ la dimostrazione che la CO2 ed il metano, aumentano in seguito all’aumento della temperatura, e mai viceversa.(F.Amman)
Il glaciologo K.M.Cuffey nel 1994 studiando i ghiacci della Groenlandia ha dimostrato che il termometro isotopico può sbagliare anche di 10° C, quindi i valori delle temperature dell’emisfero nord erano sottostimate. Questi errori sembrano meno evidenti nelle carote dell’Antartico.
Questo grafico lo travate qui:
http://biocab.org/Pseudoscience2.html
Figura 2
Nel grafico della fig. 15 si vede che nel Paleocene, circa 60 milioni di anni fa, la concentrazione della CO2 schizzò fino a 2050 ppm. Probabilmente la concentrazione raggiunse anche valori superiori, tenendo presente che questo valore è dedotto dalle carote di ghiaccio, quindi sottostimato, e che è una media, quindi mancano i valori massimi assoluti. Questa improvvisa impennata di CO2, durata circa 10 milioni di anni, sembra essere dovuta ad una serie di innumerevoli eruzioni vulcaniche.
Quale fu il meccanismo che riportò la concentrazione a valori intorno ai 450 ppm?
Sicuramente non il protocollo di Kyoto! Si è ipotizzato un sequestro massiccio da parte di miliardi di conchiglie marine. Il sequestro avvenne fissando il carbonio nei carbonati dei gusci delle conchiglie, che morendo portarono il carbonio sul fondo degli oceani.
Inoltre nel grafico, sempre nel periodo del paleocene e dell’eocene, è molto interessante analizzare l’andamento della temperatura, che rimane costante per più di 50 milioni di anni. La temperatura non risente né dell’altissima concentrazione di CO2, né degli sbalzi enormi di concentrazione, si passa da 300 ppm, a 2050 ppm, con un innalzamento di 1650 ppm per poi tornare a 400 ppm. Sembrerebbe quindi che la CO2 non abbia nessuna influenza sulla temperatura, non aumenti l’effetto serra e nemmeno lo diminuisca. In modo particolare non sembra credibile l’ipotesi dell’IPCC, che l’aumento della CO2 fino a 500 ppm, comporti un innalzamento di temperatura di 2° C. Gli scienziati dell’IPCC sostengono che la completa indipendenza della temperatura dalla CO2, nel paleocene, è dovuta all’azione schermante delle ceneri vulcaniche. Miliardi di GT di ceneri in aerosol, molto probabilmente hanno impedito alle radiazioni solari ad onda corta, di giungere sulla terra. Ma le polveri e le ceneri vulcaniche, hanno anche un azione di rifrazione molto importante sulle radiazioni calore, ad onda lunga, in salita dalla terra. Questa capacità delle ceneri di trattenere il calore, sommata a 2050 ppm di CO2 avrebbe dovuto determinare un rialzo termico molto consistente. Se fossero vere le teorie sui gas serra, non sarebbe giustificabile una linea della temperatura perfettamente orizzontale, cioè costante, per 50 milioni di anni, come dal paleocene al pliocene.
Inoltre nell’eocene la CO2 cala drasticamente, di circa 1500 ppm mentre la temperatura rimane invariata, per milioni di anni. Questa è un’altra prova che la riduzione del 8% delle emissioni voluta dal protocollo di Kyoto, non ha alcun fondamento scientifico, è solo un accordo politico commerciale.
La paleontologa G. Keller al congresso 2007 della società geologica americana, ha ipotizzato che l’estinzione dei dinosauri sia da imputare alle polveri vulcaniche, della fine cretaceo inizio olocene.
La concentrazione della CO2 dipende da equilibri fisici, chimici, astronomici, e biologici, che ancora non si conoscono. Di fatto nella storia del pianeta la concentrazione di CO2 è salita e scesa, senza l’intervento dell’uomo, e senza influenzare la temperatura.
Questo grafico lo trovate qui:
http://biocab.org/GWMA-002_op_987×740.jpg
Figura 3
Nel grafico in fig. 8 fatto da M.L. Khandekar la linea più in alto è quella delle variazioni di temperatura, parte a circa 0 e finisce a 0,18, si vedono i picchi medioevali: i più alti, e il picco del 1998. E’ un errore scientifico sostenere che il pianeta abbia in questo periodo le temperature più alte degli ultimi secoli.
Sempre sul riscaldamento, non tutti gli scienziati concordano sull’impennata anomala delle temperature degli ultimi anni. La crescita delle temperature per molti studiosi è graduale e sovrapponibile ai periodi di riscaldamento globale, che caratterizzano le ere interglaciali. Per molti scienziati la situazione climatica, se pur in cambiamento, non è preoccupante, perché rientra nelle medie del passato.
Per chi ha voglia di approfondire fatevi un giro qui
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_joomlaboard&Itemid=30&func=view&id=357678&catid=3
alemari1986
06 dic 2007 - 00:40 - #4Rispondo a Fily.
il tuo discorso mi sembra un pò troppo generico. In passato l’ uomo ha disboscato intere aree, è vero, ma oggi come oggi la cosa è molto migliorata. Contrariamente a quanto si vorrebbe far credere, non esiste una mancanza d’ alberi al mondo, anzi l’ area terrestre coperta da foreste è cresciuta negli ultimi 50 anni. Secondo i dati raccolti dagli annuari della Fao le foreste coprivano 3,5 milioni di ettari nel 1949 e 4 milioni di ettari nel 1988. Una superficie che è rimasta costante negli ultimi 16 anni. Si può controllare su “Production Yearbook” numeri 1950-1994. U.N. Food and Agricoltural Organization, Roma 1995. Si può vedere anche World Resources 1998-1999, tavola 11.2 in “The World Resource Institute”.
Che dire poi di paesi come il Canada, gli USA o la Svezia che guadagnano cifre da capogiro con il commercio del legname (risorsa rinnovabile) basato su precisi piani di rimboschimento?
Uno studio della Banca Mondiale supporta la strategia di Irwandi Yusuf calcolando che ad un proprietario terriero indonesiano converrebbe mantenere la foresta per vendere le quote di emissione che tagliarla per coltivare palma da olio.
Secondo me, infatti, è meglio vendere le quote di emissione, sel l’ alternativa è quella.
Lumachina
06 dic 2007 - 10:36 - #5Alemari, quando dici “non esiste una mancanza d’ alberi al mondo, anzi l’ area terrestre coperta da foreste è cresciuta negli ultimi 50 anni.” dovresti tenere conto della vegetazione potenziale, non solo degli ultimi anni. La pianura padana, lasciata alla natura, sarebbe una foresta.
Si, e’ vero che le foreste in Italia sono in aumento, specie per l’abbandono della montagna, ma questo non vuol dire che il mondo sia in equilibrio. L’uomo lo mantiene in uno stato “innaturale”.
alemari1986
07 dic 2007 - 00:06 - #6Rispondo a Lumachina,
sì, effettivamente molte aree del globo sarebbero foreste e paludi se non ci fosse stato l’ uomo. Quello che vorrei sottolineare è che c’ è comunque un trading positivo, e credo sia una buona notizia. Speriamo che continui; io penso di sì.
Non capisco: in che senso l’ uomo lo mantiene in uno stato “innaturale”?