Secondo il direttore della FAO Jacques Diouf “dobbiamo utilizzare l’agricoltura biologica ed incoraggiarla. Essa produce alimenti salutari e nutrienti, e rappresenta una crescente fonte di reddito sia per i paesi sviluppati che per quelli in via di sviluppo. Ma non è possibile dar da mangiare a sei miliardi di persone oggi e nove miliardi nel 2050 facendo a meno di un impiego prudente di input chimici”.
Spiacente, signor direttore, ma si sbaglia.
E’ proprio un rapporto FAO (Food and Agriculture Organization) che dice che al mondo si produce già cibo sufficiente a sfamare 12 miliardi di persone. Cibo che non basta ad evitare i morti di fame solo perché i morti di fame non hanno soldi per comprarlo! Quindi, per cortesia, non dica che abbiamo bisogno di chimica per salvare dalla fame i poveracci, quando dovrebbe sapere che abbiamo solo bisogno di giustizia e di una distribuzione equa del cibo che già abbiamo.
Oggi l’agricoltura biologica riguarda circa il 2% del settore, 31 milioni di ettari e la resa per ettaro, mediamente, e’ del 10-20% inferiore a quella dell’agricoltura chimica. Se si cambiasse di botto il sistema di produzione e si distribuisse equamente il cibo, ne avremmo ancora da buttare.
Una delle obiezioni che avrei accettato, semmai, potrebbe essere che i prodotti bio costano più di quelli chimici e che, quindi, sarebbero fuori portata per molti acquirenti. Questo e’ vero quando le esternalità della produzione vengono scaricate sulle spalle della società invece di essere incluse nei prezzi del cibo. Per esternalità intendo inquinamento delle acque, esposizione ad agenti chimici, perdita della fertilità del suolo, ecc… I prodotti bio sono sostenibili nel lungo periodo, cosa che dovrebbe essere tenuta in considerazione quando si pensa di sfamare in modo stabile e duraturo gli affamati. (Ne avevamo parlato anche quando era uscito l’articolo sull’Economist che accusava il bio di affamare il mondo).
Tornando a Diouf, ha ricordato che le tecniche di Conservation Agriculture (agricoltura senza aratura) può ridurre la “necessità” di fertilizzanti del 30% e di pesticidi del 20%. Adottare l’IPM (Integrated Pest Management) potrebbe, ad esempio, ridurre del 50% l’uso dei pesticidi nei campi di cotone.
Via | FAO
Berto85
12 dic 2007 - 09:46 - #1@Lumachina: ti sei risposta da sola oggi produciamo già cibo sufficiente a sfamare 12 mld di persone e solo il 2% di esso è prodotto in maniera biologica; ergo l’input chimico c’è eccome..
Quindi la cosa importante è riuscire a ridurre l’uso di fertilizzanti mantenendo un livello di produzione adeguato per soddisfare la richiesta mondiale..
AXE
12 dic 2007 - 10:38 - #2grande lumachina !
sara virgili
22 dic 2007 - 22:55 - #3Salve, studio scienze ambientali e sono interessata all’argomento pesticidi, anche se di essi si sente veramente tutto e il contrario di tutto! Per esempio, leggo da una parte che un certo diserbante non inquina l’acqua, da un’altra che invece la inquina; da una parte che un funghicida è innocuo, dall’altra che è cancerogeno; un insetticida viene prima considerato selettivo, poi si scopre che rincretininisce le api. Insomma, c’è da diventar matti! Sembra che sia impossibile prevedere gli effetti di tutte le sostanze chimiche che immettiamo nell’ambiente. Quindi, giustamente, molti propongono di non usarle affatto. Però, come facevate notare voi prima, l’agricoltura è per la stragrande maggioranza basata su pesticidi e fertilizzanti. Non avrebbe molto senso coltivare una piccola parte di terra in modo biologico e lasciare che l’agricoltura convenzionale continui ad inquinare e sfruttare intensivamente il resto. Bisogna ridurre drasticamente l’impiego dei pesticidi,e cercare, per quanto possibile, le sostanze meno dannose. Anche se non possiamo prevederne tutti gli effetti, dovremmo rispettare il principio di precauzione. Evitando, per es., di usare sostanze molto tossiche per l’uomo e per la fauna, che danneggiano gli insetti predatori dei parassiti, che danno inquinamento persistente, o che inquinano facilmente le matrici ambientali come l’acqua.
Bisognerebbe sviluppare di più anche il controllo biologico, considerando i campi coltivati come degli ecosistemi, piuttosto che ambienti totalmente artificiali e fortemente semplificati.
Mi sembra che anche nell’agricoltura biologica si possano usare pesticidi, di origine naturale. Ho saputo che anche questi non sono esenti da rischi. E’ quindi solo una questione di origine, naturale o sintetica?
Vorrei cmq approfondire l’argomento; vi ringrazio se potete darmi informazioni utili.
carmeloiaria
06 gen 2008 - 19:13 - #4le cose stanno proprio cosi in definitiva è solo questione di soldi e di fame il resto non si sà
sara v.
14 gen 2008 - 00:01 - #5Dimenticavo,i danni alla nostra salute causati dai pesticidi nei cibi; anche questi sono spesso poco conosciuti. Dal rapporto “Pesticidi nel piatto 2007″ di Legambiente si legge che certi tipi di frutta come le mele per il 70% hanno residui di pesticidi, altra frutta è contaminata per il 50%. Comunque c’è sempre quell’altro 50 o 30% di frutta senza residui, e non penso sia tutta frutta biologica. C’è quindi la possibilità di non avvelenare i cibi, usando comunque i pesticidi sulle piante.