L’introduzione del pesce persico del Nilo durante gli anni ‘50 nel lago Vittoria, in Uganda, ha causato non pochi problemi all’ecosistema del lago. Si tratta infatti di un grande predatore che ha dato del filo da torcere agli altri pesci che popolavano l’area. Oggi quel pesce si chiama “Pesce persico africano”, viene venduto in tutto il mondo e pare sia addirittura protetto. Il lago Vittoria è infatti divenuto da poco riserva naturale proprio al fine di proteggere questa specie. La domanda sorge spontanea… il persico africano è o non è in estinzione nel lago Vittoria? Lo abbiamo chiesto ad una esperta, la dottoressa Valentina Tepedino direttore di Eurofishmarket (consulenza per il settore ittico).
C’è stata una diminuzione dello stock di questa specie dovuta a due cause. La prima riguarda i mutamenti di tipo ambientale nell’ecosistema del lago. E’ infatti sceso il livello dell’acqua, fenomeno che ha determinato l’impossibilità di sfruttare, a livello di pesca, il lago in tutte le sue aree. La seconda causa riguarda invece il sovrasfruttamento di pesca del persico africano, essendo una specie molto richiesta sul mercato. Solo negli ultimi tempi questo tipo di pesce sta trovando un “po’ di pace” per la concorrenza forte di nuovi prodotti ittici tra i consumatori come la Filapia e il Pangasio. Il commercio di persico africano è infatti diminuito proprio per la diffusione di questi competitori. Questa specie inoltre non viene più venduta in varie pezzature soprattutto nella versione “piccola”, quella che va dai 400 ai 600 gr.
Quali sono i principali mercati di esportazione del pesce persico africano?
Viene esportato ma anche allevato in tutto il mondo, in particolare in Europa, negli Stati Uniti, in Medio Oriente e in Giappone. In Italia è molto apprezzato, fenomeno strano considerando che gli italiani prediligono soprattutto il pesce di mare. Successo probabilmente dovuto al fatto che si tratta di un prodotto che si presta molto alle esigenze di una famiglia ad esempio con bambini: viene infatti venduto in filettoni spessi, senza spine e con un sapore neutro. In Europa il mercato principale è la Spagna seguita da Francia e Italia.
Una delle frodi più diffuse nel settore ittico è quella del cambio di specie. Un esempio è quello di spacciare il persico nostrano per quello africano. Quale la differenza?
Il persico nostrano ha un filetto molto simile per grandezza a quello di un branzino o di una orata: si tratta di un filetto molto sottile e dal colore “rosa candido o bianco rosato” e molto sottile. Il persico africano viene invece offerto in filetti più grandi, molto spessi e dal colore “rosa carico”. La frode riguarda soprattutto lo sfruttamento del nome: in Italia per persico si intende il nostrano soprattutto per coloro che vivono nelle vicinanze di laghi. Il nostrano, inoltre, è una specie molto pregiata la cui sfilettatura è costosissima a differenza di quella dell’africano soprattutto perché effettuata in Africa dove la manodopera è molto economica. Quest’ultimo viene spesso commercializzato come “persico” e raramente “pesce persico”. A volte viene aggiunta la parola (in piccolo) “africano” o “del Nilo”. Per legge dovrebbe essere indicata la denominazione per intero (“pesce persico africano” o “pesce persico del Nilo”), l’origine (Lago Vittoria) e il metodo di cattura (pescato).
E’ quindi notevole differenza di prezzo tra le due specie?
Sì, la differenza è notevole anche se ultimamente il prezzo del persico africano è aumentato. Quest’ultimo ha un valore tra i 10 ei 14 euro contro i 25-30 euro del nostrano.
Quali altri esempi, in Italia, delle conseguenze ecologiche derivanti dall’introduzione in un ecosistema di una specie ittica non autoctona?
In Italia un caso è quello del pesce siluro introdotto in molti laghi. Si tratta di una specie molto ricercata dai pescatori sportivi perché molto “furba” e anche una grande predatrice che ha causato non pochi problemi alla fauna ittica dei nostri laghi. Interventi del genere in un ecosistema portano sicuramente cambiamenti o accelerano dei cambiamenti. C’è da dire però che dietro esiste sempre uno stato di debolezza di alcune specie locali . Non ci sono attualmente dati certi sull’effetto dell’introduzione del pesce siluro nei laghi nostrani. Ma nel caso della vongola filippina, accusata di aver fatto scomparire le riserve della nostra vongola verace, quest’ultima era destinata comunque a sparire perché meno resistente a nuove situazioni ambientali. Basti pensare a come i cambiamenti climatici e il conseguente innalzamento della temperatura del Mar Mediterraneo abbiano portato alla comparsa di specie mai viste nei nostri mari, come alcuni pesci tipici del Mar Rosso.
chube
28 dic 2007 - 12:32 - #1Nel lago Vittoria si è compiuto un genocidio ambientale. L’introduzione palesemente intenzionale a fini di itticoltura di una specie alloctona ha determinato il collasso dell’ecosistema con danni conseguentemente incalcolabili. Chi illudeva gli abitanti indigeni (si, ho comprato all’epoca il dvd) prospettando che lo sfruttamento di questa inaspettata risorsa avrebbe migliorato le condizioni economiche non ha a quanto pare citato il beneficiario… Le grandi multinazionali della distribuzione alimentare e delle armi hanno fatto ottimi affari sulla pelle colorata di gente innocente che oltre al danno di essere derubata è stata fatta affondare nel caos della guerra.
Voglio appellarmi a chi acquista inconsapevolmente ed alimenta un mercato basato sulla negazione di ogni principio morale: NON COMPRATE QUESTI PRODOTTI. Informarsi sull’origine, il trattamento ed i costi sociali ed ambientali di quanto acquistiamo è l’unico mezzo “democratico” per opporsi allo strapotere di chi per arricchirsi è disposto ad usare ogni mezzo legale ed illegale.
Vorrei come ultima osservazione criticare, pur condividendo in parte l’intenzione nel caso del pesce siluro, la frase: “C’è da dire però che dietro esiste sempre uno stato di debolezza di alcune specie locali”. Nel caso dei pesci siluro si può parlare di stress ambientale dovuto sia a cause antropiche che di variazioni climatiche comuni a tutte le specie ma nel caso del pesce persico all’epoca la situazione era stazionaria. L’introduzione di specie alloctone in questi casi portano allo squilibrio temporaneo (se non definitivo) dell’ecosistema e crisi per alcune o tutte le specie autoctone. Non è quindi necessario che vi sia una situazione di stress preesistente per portare all’insediamento di una specie più aggressiva in alcune nicchie ecologiche poiché è la sua stessa introduzione a causarne questi effetti.
Concludo citando il caso a me più vicino. L’introduzione della vongola filippina Tapes philippinarum nel 1983 ha determinato l’inesorabile declino della specie autoctona Tapes decussatus. Il perché di questa scelta ed il segreto del suo successo si riassumono in pochi punti:
- Sviluppo nettamente pi rapido
- Maggiore resistenza alle variazioni climatiche (in questo caso dovute principalmente di causa antropica con alterazioni consistenti dell’ambiente lagunare)
- Maggiore resistenza agli inquinanti (La laguna di Venezia è divenuta nel secolo passato un’enorme discarica dove riversare migliaia di tonnellate di fanghi tossici)
Come si può leggere qui a pagina 51 si vede come l’introduzione della filippina ha coinciso con aumenti di 1000 volte in un solo anno!! (85-86 e 89-90) la produzione preesistente con conseguente giro d’affari. Per consentire un tale sfruttamento sono state introdotte nuove tecniche (illegali) di raccolta come le turbosoffianti e la rusca il cui impatto è devastante per l’ambiente lagunare causandone la morte biologica dove questa raccolta viene effettuata.
Con questo non voglio affermare che la raccolta della vongola in laguna è illegale ma la pratica della pesca di frodo nei ricchi bacini antistanti il petrolchimico (queste vongole sono altamente tossiche e non commestibili anche se vendute come genuine falsificando le certificazioni) e la “legalizzazione” della filippina come vongola di coltura(1) sono indici di illegalità diffusa ed accettata principalmente per i cospicui introiti finanziari. Come sempre a farne le spese è l’ambiente.
(1) Caso eclatante di “ridefinizione della lingua italiana”. Con legge regionale LR19/98 la Regione del veneto scavalca le leggi di protezioni della biodiversità (PALAV e Dir. HABITAT) considerando come INDIGENA la specie filippina anche se dichiaratamente proveniente dal pacifico per ragioni sostanzialmente economiche di allevamento. Rif. “La laguna di Venezia: ambiente, naturalità, uomo” ed. Nuova Dimensione aut: Vari (naturalisti veneti) spons. Provincia di Venezia Ass. Pol. Amb.
ClaB
01 gen 2008 - 19:23 - #2a me il pesce persico piace cotto con l’alloro, la menta e il limone
Olive
22 gen 2008 - 21:29 - #3Attenzione! non è il persico africano a correre il rischio di estinzione ma la popolazione africana. Non si tratta più solo di un problema ecologico ma di una tragedia umana che sta già avendo riflessi sulla società e sulla politica internazionale.
E’ stato girato un documentario sull’argomento, ‘L’incubo di Darwin’ (qualche spezzone è disponibile anche su U Tube ma consiglio di vedere tutto il filmato che dura un paio di ore). Il persico introdotto nel Lago Vittoria ha sterminato le specie ittiche locali e causato altri problemi ecologici. Inizialmente la pesca del pesce persico ha significato sviluppo e benessere per alcune industrie ittiche (prevalentemente gestite da indiani). Ma queste producono esclusivamente per l’esportazione e creano un indotto che beneficia quasi esclusivamente le società straniere presenti in Africa. Gli africani non si possono permettere di pagare questo pesce lavorato secondo standard europei. La faccio breve per dire che le conseguenze di questa ricca produzione stanno paradossalmente uccidendo gli stessi paesi produttori che si trovano a fare i conti con una popolazione poverissima (oltre il 50% non ha di che sfamarsi e vive con un dollaro al giorno), AIDs dilagante e, incredibilmente, una carestia talmente grave da richiedere continui aiuti alimentari alla FAO e alle organizzazioni internazionali. Tralascio di affrontare la questione del commercio delle armi, come fa il documentario dimostrando che il traffico degli aerei da cargo che trasportano il pesce in Europa arrivano carichi di armi per guerre locali. Le guerre sono considerate dalla gente una benedizione, l’unica via d’uscita dalla fame.
Non sono una no-global ma consiglio in questo caso di documentarsi meglio prima di comprare persico africano. Sostenere questo commercio ‘drogato’ induce conseguenze molto gravi.
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28 gen 2008 - 17:00 - #46 un gatto