Vongole filippine dichiarate "indigene" a Venezia

Vongole italiane e filippine allevate nella laguna di Venezia. Foto traceyleighaUn nostro lettore (Chube) ci ha mandato una storia di mare, in risposta all'articolo di Silvia sulla gestione delle specie ittiche alloctone.

L'introduzione della vongola filippina Tapes philippinarum nel 1983 ha determinato l'inesorabile declino della specie autoctona Tapes decussatus (Caparozzolo) contribuendo alla distruzione dell'ecosistema lagunare. Il perché di questa scelta ed il segreto del suo successo si riassumono in pochi punti:


  • Maggiore resistenza alle variazioni climatiche (in questo caso principalmente dovuta alle attività industriali e commerciali)

  • Maggiore tolleranza agli inquinanti (la laguna di Venezia è divenuta nel secolo passato un'enorme discarica dove riversare migliaia di tonnellate di fanghi tossici di Porto Marghera)

  • Resistenza alla devastazione causata dalla “frullatura” dei fondali per la loro raccolta(1)

  • Sviluppo nettamente più rapido rispetto al Caparozzolo

Come si può leggere a pagina 51 del rapporto sullo sviluppo sostenibile nel comparto pesca (edito dalla fondazione Eni Enrico Mattei) l'introduzione della filippina ha coinciso con aumenti fino a 1000 volte (negli anni 85-86 e 89-90) del raccolto in un solo anno rispetto alla produzione preesistente, con conseguente giro d'affari. Per consentire un tale sfruttamento sono state introdotte nuove tecniche (illegali) di raccolta come le turbosoffianti e la rusca (studio icram) il cui impatto è devastante per l'ambiente lagunare causandone la morte biologica dove questa pratica viene effettuata.

Si riscontrano infatti i seguenti danni:


  • Distruzione della Nonazostera nolti, pianta che contribuisce ad ossigenare e depurare la laguna, oltre ad essere rifugio per molti pesci che nell'alto Adriatico vi trovano rifugio per la riproduzione

  • Perdita dei sedimenti con conseguente destabilizzazione del fondo, interramento dei canali e dissesto idrogeologico

  • Movimentazione di sostanze tossiche depositate che rientrano così nel ciclo trofico (alimentare)

  • Perdita della cultura tradizionale legata alle tecniche secolari dei pescatori

Con questo non voglio affermare che la raccolta della vongola in laguna è illegale ma la pratica diffusa della pesca di frodo nei ricchi bacini antistanti il petrolchimico (queste vongole sono altamente tossiche e non commestibili anche se vendute come genuine falsificando le certificazioni) e la "legalizzazione" della filippina come vongola di coltura(2) e l'estensione indiscriminata di nuove aree di allevamento nonostante i pareri contrari della comunità scientifica, sono indici di illegalità diffusa ed accettata sostanzialmente per i cospicui introiti finanziari. Come sempre a farne le spese è l'ambiente.

(1) Con il termine “frullatura” si identifica la pratica di rimozione mediante motori fuoribordo immersi dentro il fondale dello strato superficiale (ca. 15cm) per raccogliere le vongole con un cesto.
(2) Caso eclatante di "ridefinizione della lingua italiana". Con LR19/98 (articolo 20) la Regione del veneto scavalca le leggi di protezioni della biodiversità (PALAV e Dir. HABITAT) considerando come “indigena” la specie filippina anche se dichiaratamente proveniente dal pacifico per ragioni sostanzialmente economiche di allevamento.

Per approfondire gli argomenti trattati suggerisco la lettura del capitolo Il crepuscolo della Laguna de. La laguna di Venezia: ambiente, naturalità, uomo (Nuova Dimensione Ed. ISBN 978-88-89100-36-3)

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