La Solastalgia, nostalgia dell'ambiente perduto

Solastalgia: nostalgia dell'ambiente perduto Solastalgia. Ecco un'altra parola nuova su cui meditare. Definita come "una forma di nostalgia di casa che uno prova quando si trova ancora a casa", secondo il filosofo australiano Glenn Albrecht.
Ma perché uno dovrebbe provare nostalgia di casa in casa propria? Forse perché qualcuno o qualcosa gli ha modificato la casa a tal punto da non riconoscerla più, così da rimpiangere com'era prima e soffrirne.

Allarghiamo la visione da un edificio all'ambiente circostante. Uno si sente un po' depresso se, abituato a vivere in campagna, o in montagna, vede il suo ambiente colonizzato, ad esempio, da case, alberghi, fabbriche eccetera. O comunque se vede il proprio ambiente deteriorato e peggiorato da inquinamento e cambiamenti climatici. Insomma, pur restando a casa propria, si sente spaesato come se si fosse dovuto trasferire o qualcuno gli avesse portato via tutto e lasciato in mezzo a una strada.

Immagino che questo tipo di sentimento ci sarà sempre più familiare, visto i cambiamenti in atto e previsti per gli effetti del riscaldamento globale. Deserti che avanzano, città costiere e piccole isole sommerse dall'innalzamento dei mari, eventi climatici catastrofici devastanti. Ma senza i cambiamenti climatici, in Italia non ci sentiremmo tanto meno solastalgici. Parliamo di costruzioni illegali, grandi opere o espansione urbana incontrollata, e chi più ne ha più ne metta. Si, forse siamo già un popolo che sente la mancanza di casa in casa propria.

Via | Treehugger

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