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Un anno di spazzatura in casa: l'esperimento di Ari Derfel

Pubblicato: 05 gen 2008 da Matteo Razzanelli

Commenti dei lettori

Photo by Ari Delfer - saveyourtrash.typepad.com

Ari Derfel, un trentacinquenne di Berkeley (California), non butta via più niente da un anno. Si tiene in casa tutta la spazzatura che crea.

Ha iniziato il 4 dicembre 2006 quasi per gioco, per vedere quanta spazzatura genera una persona in un anno. Oggi conosce la risposta: 2,72 metri cubi. E’ inclusa nella raccolta anche la spazzatura generata fuori casa e addirittura la monnezza vacanziera, che Ari si riporta a casa in valigia (persino dalle Hawaii!).

L’esperimento è iniziato in cucina, poi i rifiuti si sono lentamente impadroniti anche del salotto. Non c’è puzza in casa, perché “l’uomo spazzatura” - come Ari è stato soprannominato - composta tutto il materiale organico e lava il resto.

Da questa originale esperienza, Ari ha imparato diverse cose. Prima di tutto, vedendo in casa una pila di vasetti di gelato ha capito che ne mangiava troppo, che doveva fare più attività fisica e si è rimesso in forma. La seconda cosa - più importante - è che il “via” del “buttare via” non esiste: la pattumiera è solo una tappa nel ciclo di vita di un prodotto. Accumulando spazzatura in casa, Ari è diventato sempre più cosciente rispetto alla creazione di rifiuti e ha cercato di minimizzarli alla fonte. La terza cosa è che “il riciclaggio fa schifo”: è un primo passo, ma è comunque uno spreco di risorse che non può sostituire la riduzione dei rifiuti.

Il suo esperimento è rimasto privato fino al 30 dicembre scorso, quando Kelly Zito del San Francisco Chronicle ci ha scritto un articolo, rendendo la storia di dominio pubblico. Adesso l’uomo spazzatura tiene un blog dove dialoga con i naviganti e la sua più grande soddisfazione è quella di venire a sapere di persone che, pensando a lui, hanno iniziato a riciclare o a ridurre i rifiuti.
Per Ari infatti il comportamento individuale è la chiave di tutto: ha iniziato la collezione di spazzatura in privato proprio perché è convinto che l’ecologia sia una responsabilità dell’individuo, che si esprime attraverso lo stile di vita prescelto.

E tutta quella spazzatura che fine farà? Sarà affidata ad alcuni artisti che ne faranno delle opere d’arte. In più, verrà realizzato anche un documentario, per girare il quale l’esperimento verrà protratto di un altro anno!

Via | San Francisco Chronicle

» Save your trash, il blog di Ari Delfer (in inglese) di cui consiglio le sezioni “Cosa ho imparato“, “Le regole” e “La spazzatura più imbarazzante

La spazzatura di Ari Delfer
La spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari DelferLa spazzatura di Ari Delfer - Foto: Ari Delfer

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • gigino

    05 gen 2008 - 12:25 - #1
    3 punti
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    Bisognerebbe far leggere questo articolo gli abitanti di napoli e provincia….. scusate la frecciatina…..

  • Maurizio T.

    05 gen 2008 - 13:37 - #2
    1 punto
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    Dovremmo leggerlo tutti attentamente, visto che la spazzatura che la camorra gestisce colà è anche nostra. E poi riciclare la spazzatura a casa Jervolino, Bassolino, etc etc

  • Profilo di markk0

    markk0

    05 gen 2008 - 16:13 - #3
    2 punti
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    e chissà come mai la gestisce colà, invece che a Pordenone, oppure a Genova…

  • Profilo di Fabio A.

    Fabio A.

    06 gen 2008 - 04:04 - #4
    1 punto
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    @markk0

    Illuso…

    Da un commento al blog di Stefano Montanari:

    Su La Stampa del 28 dicembre 2007, il sig. Flavio Rossi lamenta i cattivi odori, che si sentono nella zona Mirafiori di Torino e riferisce di non aver ricevuto riscontri dall’Arpa, a cui ha inviato numerose segnalazioni.

    Il lettore contesta la rimozione della vecchia centralina di rilevamento dei fumi posizionata in piazza Caio Mario e dice inoltre che quella zona sarà interessata in futuro da un peggioramento dell’inquinamento a causa delle emissioni dell’inceneritore che sarà costruito al Gerbido.

    L’area a sud di Torino, che comprende il quartiere Mirafiori e si estende fino a Orbassano, interessando anche i comuni di Grugliasco, di Rivalta e di Beinasco è particolarmente inquinata sia per la presenza di una discarica, che per gli effetti di alcune attività industriali di smaltimento di rifiuti pericolosi.

    Nella discarica di Beinasco sono stati registrati smottamenti, sversamenti di percolato (i liquidi prodotti dai rifiuti, capaci di colare anche per centinaia di anni), emissioni incontrollate di biogas e contaminazione delle acque sotterranee con manganese, ferro, nichel, cloruri e ammoniaca.

    Tra Orbassano e Rivalta, alcune attività industriali hanno raccolto e sotterrato rifiuti pericolosi di ogni tipo, non è un mistero che circa venti anni fa anche i rifiuti tossici della nave Zanobia (nota come la nave dei veleni) sono stati smaltiti proprio in quella zona. C’è chi racconta che siano stati sotterrati in alcune cave di ghiaia presenti all’epoca.

    L’abitudine di sotterrare i bidoni con i rifiuti tossici era allora piuttosto frequente ed è noto, ad esempio, che intorno a Cirié è possibile ancora oggi trovare sostanze pericolose che provengono da una industria chimica di coloranti, tristemente nota per via del grande numero di tumori della vescica riscontrati tra i suoi lavoratori.

    A Rivalta, in particolare, era anche in funzione un impianto di incenerimento dei rifiuti industriali, che ha sicuramente determinato un inquinamento dell’area circostante.

    Questa è la situazione attuale.

    In futuro le cose si complicheranno con la realizzazione dell’impianto di incenerimento del Gerbido, che avrà dimensioni paragonabili a quello di Brescia, che è stato realizzato in un’area già fortemente inquinata a causa della presenza di un industria chimica.

    Si direbbe che si tenda a realizzare inceneritori in aree già degradate dal punto di vista ambientale.

    L’inceneritore di Brescia viene considerato il migliore del mondo e molti sono convinti che l’impianto non sia inquinante. In realtà tutti coloro che hanno studiato gli effetti sulla salute degli impianti di incenerimento dei rifiuti hanno rilevato un aumento dell’incidenza di tumori, di malattie cardiovascolari e di malformazioni nei bambini.

    Tra le centinaia di composti tossici emessi dai camini degli inceneritori merita particolare attenzione la diossina, la cui presenza viene in genere negata da coloro che vogliono realizzare questi impianti.

    Per farsi un’idea della grande quantità di diossina (e non solo) emessa da un impianto di incenerimento di quella taglia, basta leggere il recente libro di Mario Tozzi “GAIA - Un solo pianeta” dove il noto scienziato spiega con precisione per quali motivi anche quando i monitoraggi indicano valori entro i limiti di legge o addirittura zero, il rischio resta grave e reale per le persone che vivono nei dintorni dell’impianto.

    Una prova di quanto illustrato da Mario Tozzi si può rilevare nei recenti fatti di Brescia dove tre aziende agricole, si sono viste respingere il latte dalla Centrale per eccesso di diossina e dal 7 dicembre (visto che le incolpevoli 150 vacche coinvolte vanno comunque munte ogni giorno) portano il prezioso liquido alla distruzione.

    Altre sette aziende agricole dell’area sono sotto stretta osservazione, perché anche nel loro latte è stata trovata diossina.

    La vicenda delle diossine nel latte è oltremodo preoccupante perché si colloca in un contesto in cui, come è noto, i bresciani hanno già una concentrazione elevatissima di queste sostanze nel sangue (più che a Seveso). Il fatto che, dopo il disastro Caffaro, a Brescia circoli del latte con le diossine oltre i 6,5 picogrammi per grammo di grasso (ma sarebbe intollerabile anche se le diossine fossero di poco sotto i 6 pg) è scandaloso, se si tiene conto che mediamente le diossine nel latte italiano sono al di sotto di 1 pg/gr grasso (vedi ISS).

    Marino Ruzzenenti del Forum Ambientalista di Brescia, studioso del caso Caffaro e delle ricadute ambientali dell’inceneritore cittadino afferma: “Abbiamo richiesto più volte all’Arpa di svolgere un’indagine sulle ricadute al suolo di diossine e altri inquinanti nell’area circostante l’inceneritore dell’ASM e l’Alfa Acciai, ma, nonostante tanti solleciti ed un esposto in procura, l’indagine non è mai stata fatta”.

    Gli ambientalisti di Brescia, in un documento diffuso in rete, chiedono che Arpa e Istituzioni finalmente si liberino da ogni sudditanza nei confronti delle aziende responsabili di queste emissioni nell’ambiente, rimediando anche allo scandalo dell’immotivata soppressione della centralina di via Bettole, l’unica che rilevava la qualità dell’aria nella zona di maggior impatto di questi impianti industriali; la soppressione di questa centralina, a suo tempo appositamente posizionata dai tecnici della Provincia, non è mai stata motivata dalla nuova Direzione dell’Arpa di Brescia, autorizzando i cittadini a pensare che ciò sia avvenuto per non “disturbare” appunto l’attività di quegli stessi impianti a fortissimo impatto ambientale.

    Infine, i comitati ambientalisti di Brescia attendono da parte della Magistratura, finalmente, un’azione incisiva per garantire l’informazione alla popolazione, per la tutela della salute e dell’ambiente e perché vengano perseguiti i colpevoli dei danni di cui trattasi, nonché delle omissioni nei controlli.

    Una chiave di lettura potrebbe ricavarsi dalle dichiarazioni del professor Vincenzo Pepe, pubblicate su L’Espresso del 29 novembre 2007: “Quando ero presidente del Consorzio dei rifiuti a Caserta, ho chiesto la tracciabilità della diossina e degli altri inquinanti, ho subito minacce, mi hanno lasciato solo e mi sono dovuto dimettere. Le Arpa italiane lavorano malissimo, le analisi si contano con il contagocce. Il motivo? Sono carrozzoni politici, senza alcuna indipendenza scientifica. Pubblicare dati negativi turberebbe il consenso politico, e il direttore di turno perderebbe la poltrona”.

    Probabilmente anche le recenti morti bianche della ThyssenKrupp si sarebbero potute evitare se i controlli pubblici effettuati fossero stati più incisivi.

    Due frasi di Massimo Gramellini (La Stampa) dell’8-12-2007, a proposito della tragedia della ThyssenKrupp, potrebbero indurre ad una riflessione.

    “… si lavorava con turni e in condizioni da schiavi: nell’indifferenza, sconfinante nella connivenza, di coloro che avrebbero dovuto impedirlo”.

    “La solita miscela letale di inefficienza, pigrizia e cialtroneria che fa da piedistallo a ogni tragedia italiana”.