Nomisma ha oggi presentato, presso la sede del GSE, una ricerca sulle potenzialità e i vantaggi del CDR-Q, ovvero del Combustibile Derivato dai Rifiuti di Qualità. Si tratta di un prodotto che a differenza delle normali “ecoballe” garantisce migliori performance qualitativi per quanto riguarda il potere calorifico e l’inquinamento. La presentazione si è aperta con alcuni dati drammatici sulla produzione dei rifiuti in Italia: “Il tasso di crescita della produzione di rifiuti urbani (tra il 1995 e il 2005) – ha detto Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia – è stato del 2,1%, superiore al Pil pari all’1,3%”. Per quanto riguarda la quantità di rifiuti pro capite destinata a discarica il nostro Paese ha un valore di 300 kg per abitante contro i 233 dell’Europa”. Quelli sulla differenziata li lascio a dopo…
Tabarelli ha individuato il CDR-Q come “una delle soluzioni del complesso problema dei rifiuti”. Ed ecco alcuni numeri e dati indicati dalla ricerca sulle sue potenzialità:
Alla presentazione della ricerca hanno partecipato politici ed esperti del settore. Corrado Clini, Direttore generale per la ricerca ambientale al Ministero dell’Ambiente, ha sottolineato i benefici derivanti dall’impiego del CDR-Q, come “la riduzione di CO2 e della domanda di combustibili fossili”. Clini ha però invitato a mettere in campo nuovi strumenti per incentivare questa risorsa: “mi chiedo come mai in Italia, un paese con problemi energetici e con obiettivi di riduzione delle emissioni, non ci sia uno sviluppo di questo prodotto. Mancano adatte misure incentivanti sia a livello normativo che tariffario”.
Francesco Ferrante, membro della Commissione ambiente al Senato, da una parte ha insistito sulla necessità di “sfruttare tutte le possibilità che la tecnologia fornisce” ma dall’altra ha sottolineato l’importanza di risolvere una delle questioni a monte del problema rifiuti: l’aumento di produzione degli stessi. In effetti gli italiani producono tanta immondizia e differenziano poco. Il CDR-Q è infatti una soluzione “a valle”. E in Italia c’è molto da lavorare “a monte”. Basti pensare che nel 2005 l’Italia ha prodotto 31,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e di queste solo 7,7 sono state destinate alla differenziata. Le restanti 23,5 avranno, probabilmente in larga parte, seguito la via della discarica.
Lincoln
10 gen 2008 - 17:51 - #1Il problema è la percezione che la gente ha della parola “termovalorizzatore” (che oggi giorno tende ad associare indistintamente a “inceneritore”).
Cmq qui ho trovato cose interessanti sull’ambiente, interviste al presidente del wwf, legambiente ecc http://www.themagazinepost.tv
Ciao!
Vitol
10 gen 2008 - 18:02 - #2Non mi sono chiare molte cose. Che significa “di qualità” se i rifiuti non sono selezionati? Perché la biomassa contenuta nei rifiuti urbani dovrebbe essere un ottimo combustibile (umido!) anziché un fertilizzante? Perché se è così conveniente si invocano incentivi di Stato e detrazioni fiscali? Come può essere rinnovabile se deriva da un sistema di produzione che depreda l’ambiente? Perché dovrebbe ridurre l’emissione di anidride carbonica se contiene al suo interno sostanze derivate dalla lavorazione del petrolio? Perché non sono citate le innumerevoli sostanze che sarebbero emesse nella sua combustione, dalla diossina ai metalli pesanti, oltre alle nanopolveri? Che fine faranno le ceneri di qualità prodotte?
Ma soprattutto, perché se ne parla proprio adesso che il governo ha pianificato tre inceneritori (chi non sa come funzionano li chiama “termovalorizzatori”) da edificare in Campania in regime emergenziale?
Steid
10 gen 2008 - 18:27 - #3il punto è che non abbiamo ancora capito che non c’è differenza tra inceneritore e termovalorizzatore. L’energia che si “guadagna” bruciando la spazzatura è mediamente un quinto di quella che si recupererebbe riciclandola! In più si dice che non inquinano solo perché rispettano i parametri prefissati per legge che, essendo obsoleta, non tiene conto delle nanopolveri come il PM2,5.
(E noi che ci preoccupiamo del pm10…)
Vitol
10 gen 2008 - 18:58 - #4Forse è meglio lasciar perdere le ecoballe mediatiche approntate dagli speculatori e dare ascolto a testimoni consapevoli:
http://blogeko.libero.it/index.php/2008/01/10/p5204
Paolo Marani
10 gen 2008 - 21:19 - #5Quando ho letto questo articolo quasi non ci credevo. E’ pieno di palesi inesattezze.
Lascia intendere che il CDR di qualità è quello che mantiene una frazione di biomassa al 50% (non derivante da foreste). Ma vi rendete conto della assurdità che viene detta ?? Il CDR di qualità è quello SENZA biomasse e frazioni umide (che infatti vanno al compostaggio tramite raccolta differenziata, altrimenti abbasserebbero troppo il potere calorifero), se biomassa rimane, non può che essere di origine vegetale, perchè i residui di cibo sono generalmente considerati umido.
Inoltre, l’efficienza energetica della termovalorizzazione è NEGATIVA, pertanto è impossibile che sia positivo il bilancio della CO2, è una semplice legge di bilancio di massa. Se brucio biomassa che contiene carbonio, libero CO2 in atmosfera se ne eseguo il compostaggio ed il trattamento biologico a freddo la fisso nel terreno, pertanto non va in atmosfera.
Ritengo abbastanza scandaloso che un blog che si occupa di ecologia compia delle sviste del genere.
Lupoegiziano
10 gen 2008 - 23:40 - #6Ciao ragazzi!
Le automobili a gas sono un po’ più pericolose di quelle a benzina ma ogni giorno in Cina 2000 persone muoiono per l’inquinamento e ogni anno in Italia 8000 persone muoiono per l’inquinamento: http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo364920.shtml
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E95052,00.html
Non so se si parla solo dell’inquinamento delle auto o anche delle industrie ma spero che le persone comprino le auto a gas anche se sono un po’ più pericolose di quelle a benzina.
Steid
11 gen 2008 - 09:38 - #7@ Lupoegiziano.
Con i sistemi attuali non sono poi così convinto che le auto a gas siano più pericolose di quelle a benzina. Poi bisognerebbe distinguere tra metano (gas naturale, ma con rete di distribuzione poco estesa) e gpl (derivato del petrolio, ma con una rete di distribuzione sicuramente migliore).
ergo
11 gen 2008 - 09:41 - #8riduciamo i rifiuti prima di aumentarne la combustione!!!!!!!!!
davo
11 gen 2008 - 11:08 - #9Lupoegiziano guarda che le auto a gpl e metano non sono affatto più pericolose di auto con serbatoi a benzina o gasolio, informati meglio.
“Dal 1 gennaio 2002 è obbligatorio installare impianti gpl dotati di sistemi di sicurezza conformi alla normativa ECE/ONU 67.01, regolarmente registrati sul libretto di circolazione, che deve contenere la suddetta dicitura.
Tali sistemi, dotati di valvole termofusibili, consentono di scaricare la pressione in eccesso che si produce, a elevate temperature, in caso di incendio nel parcheggio: ciò impedisce l’esplosione della bombola, e riconduce i livelli di rischio di un auto a gpl a quelli delle auto a benzina.”
Quindi l’auto a metano la parcheggi dove vuoi, quella a gpl nei parcheggi al massimo un piano sottoterra.
Proust
11 gen 2008 - 11:51 - #10domanda stupida stupida:
per ridurre alla fonte la produzione di rifiuti bisogna convincere la gente a farlo, come mai allora la tassa sui rifiuti la paghiamo in base ai metri quadrati di casa e non alla reale produzione?
ci sarà un sistema per pesare la rumenta e pagarla? nel resto del mondo fanno tutti come noi? non credo…
chube
11 gen 2008 - 12:20 - #11Queste non sono soluzioni ma speculazioni, tipico comportamento nell’Italia delle emergenze. Invece di investire nella tanto sbandierata prevenzione si punta decisi sempre nella medesima direzione, l’incenerimento dei rifiuti. Concetto assurdo ed ora rilanciato dal solito studio di parte.
Mi chiedo se nella loro opera i ricercatori hanno considerato tutti i costi che tale pratica comporta? Quanta co2 viene liberata perché non si fa la differenziata, quanta ne viene immessa per produrre l’energia impiegata nella filiera delle selezione (suppongo che per essere di “Alta qualità” il composto deve essere più selezionato), quali costi di manutenzione e consumi operativi sono previsti per gli inceneritori, quali oneri sociali, ambientali ed economici hanno questi gioielli tecnologici?
Tempo addietro ho assistito ad una conferenza del prof. Montanari riguardo l’impatto di un inceneritore sul territorio. Si può riassumere nella contaminazione definitiva, solo considerando le nanoparticelle, queste resteranno per un tempo indefinito nel ciclo alimentare. Peggio delle radiazioni che prima o poi decadono questa rappresenterà la peggiore condanna per le generazioni a venire.
A mio avviso i primi interventi per rimediare a questa situazione in breve termine sono:
- Agevolazioni per la vendita “sfusa” e riutilizzo dei contenitori.
- Tassazione su gli imballi inutili ed obbligo di smaltimento differenziato dei rifiuti pericolosi.
- Incentivi per la raccolta differenziata porta a porta.
- Obbligo di raccolta differenziata negli esercizi commerciali
- Bando della plastica dalle mense
- Istruzione a scuola
silviab
11 gen 2008 - 16:21 - #12@ Paolo Marani: il post non riporta la mia opionione o dati che io ho raccolto sul cdr-q, ma i risultati della ricerca di Nomisma Energia. Alcune parti sono infatti volutamente virgolettate… nei post ci sono punti di vista e fonti diverse e nei commenti possiamo supportarle o contestarle …
Lupoegiziano
12 gen 2008 - 20:15 - #13Ciao ragazzi! Speriamo che le persone comprino le auto a GPL e a metano. Non sono solo le auto che producono le polveri sottili, ma sono comunque la causa della morte di molte persone, quindi all’attacco!
Alessandro
gaferi
16 ott 2008 - 19:33 - #14chi è il proprietario di nomisma?