Tutte le potenzialità del Combustibile Derivato dai Rifiuti di Qualità

rifiuti di alta qualità. Foto Michael (mx5tx)Nomisma ha oggi presentato, presso la sede del GSE, una ricerca sulle potenzialità e i vantaggi del CDR-Q, ovvero del Combustibile Derivato dai Rifiuti di Qualità. Si tratta di un prodotto che a differenza delle normali “ecoballe” garantisce migliori performance qualitativi per quanto riguarda il potere calorifico e l’inquinamento. La presentazione si è aperta con alcuni dati drammatici sulla produzione dei rifiuti in Italia: “Il tasso di crescita della produzione di rifiuti urbani (tra il 1995 e il 2005) – ha detto Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia – è stato del 2,1%, superiore al Pil pari all’1,3%”. Per quanto riguarda la quantità di rifiuti pro capite destinata a discarica il nostro Paese ha un valore di 300 kg per abitante contro i 233 dell’Europa". Quelli sulla differenziata li lascio a dopo…

Tabarelli ha individuato il CDR-Q come “una delle soluzioni del complesso problema dei rifiuti”. Ed ecco alcuni numeri e dati indicati dalla ricerca sulle sue potenzialità:


  • Consente la riduzione di emissioni di CO2 “in quanto vengono sostituiti combustibili fossili, carbone nelle centrali e coke da petrolio e nei cementifici, con la biomassa contenuta nel CDR-Q. Nelle centrali la riduzione è di 4,7 milioni di tonnellate di CO2 e nei cementifici di 2,4 per una riduzione totale di 7 milioni tonnellate di CO2”.

  • Consente la produzione di energia da fonti rinnovabili. Il CDR-Q è infatti costituito mediamente da un 50% di biomassa non derivante dal legno delle foreste. Questo consente all’Italia di raggiungere più facilmente gli obiettivi di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili che l’Italia si è imposta (75 TWh nel 2010).

  • Consente di avere dei benefici in termini di risparmio energetico in quanto “nei cementifici per la parte di biomassa di CDR-Q è possibile ottenere certificati bianchi del terzo tipo relativi al risparmio energetico di fonti fossili”.

  • Deriva da biomassa “non vergine” e quindi non dalle foreste.

Alla presentazione della ricerca hanno partecipato politici ed esperti del settore. Corrado Clini, Direttore generale per la ricerca ambientale al Ministero dell’Ambiente, ha sottolineato i benefici derivanti dall’impiego del CDR-Q, come “la riduzione di CO2 e della domanda di combustibili fossili”. Clini ha però invitato a mettere in campo nuovi strumenti per incentivare questa risorsa: “mi chiedo come mai in Italia, un paese con problemi energetici e con obiettivi di riduzione delle emissioni, non ci sia uno sviluppo di questo prodotto. Mancano adatte misure incentivanti sia a livello normativo che tariffario”.

Francesco Ferrante, membro della Commissione ambiente al Senato, da una parte ha insistito sulla necessità di “sfruttare tutte le possibilità che la tecnologia fornisce” ma dall’altra ha sottolineato l’importanza di risolvere una delle questioni a monte del problema rifiuti: l’aumento di produzione degli stessi. In effetti gli italiani producono tanta immondizia e differenziano poco. Il CDR-Q è infatti una soluzione “a valle”. E in Italia c’è molto da lavorare “a monte”. Basti pensare che nel 2005 l’Italia ha prodotto 31,2 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e di queste solo 7,7 sono state destinate alla differenziata. Le restanti 23,5 avranno, probabilmente in larga parte, seguito la via della discarica.

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