Logo Blogo

Non è ancora tempo di fertilizzare gli oceani

Pubblicato: 14 gen 2008 da lumachina

Commenti dei lettori

Fioriture algali e assorbimento dei gas serra. Foto NASA

“Non dovreste vendere quote di emissione fino a quando non sarà chiaro quanto carbone viene sequestrato.” Anthony Michaels, direttore del Wrigley Institute for Environmental Studies, lancia questo chiaro monito dalla pagine di Science a chi sta pensando di guadagnare facendo assorbire CO2 dagli oceani fertilizzati con il ferro.

Il ferro è un elemento che limita la crescita delle alghe e si pensa che, fertilizzando gli oceani con grandi dosi di ferro, sarà possibile stimolare la crescita delle alghe e, quindi, aumentare la quantità di carbonio fissata in questa massa (e sottratta all’ambiente). Dopo essere stata assorbita e fissata in forma di alga, l’anidride carbonica deve anche essere sequestrata in un post sicuro, ovvero occorre che le alghe muoiano e precipitino sul fondo dell’oceano senza decomporsi e senza rimettere in circolo la CO2.

Il problema che sta a cuore a chi vorrebbe buttarsi nel mercato delle emissioni (per esempio la statunitense Planktos) è garantire che la CO2 resti sequestrata per un periodo di almeno 100 anni, cosa che per ora non è per nulla provata. I ricercatori vorrebbero estendere gli studi agli effetti della fertilizzazione sui componenti non algali degli ecosistemi come pesci, uccelli e mammiferi marini e allo sviluppo temporale dei processi.

» Ocean Iron Fertilization. Moving Forward in a Sea of Uncertainty on Science
» Sending Carbon Dioxide To Sea on Science Daily

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (1 Voti | Media: 4 su 5)
condividi condividi
11 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • dex85

    14 gen 2008 - 15:58 - #1
    -1 punto
    Up Down

    questa gente non ha capito niente…la mano dell’uomo sta continuando a danneggiare l’ambiente ma pur di non smettere con ciò che stiamo facendo attuiamo altre pratiche artificiali per equilibrare le nostre azioni finendo poi sempre per fare più danni di prima.
    se emettere co2 fa male alla terra occorre smettere di produrla, e piantare degli alberi che la assorbano.
    così come è avvenuto per i cfc…e la cosa ha funzionato.
    se invece continuiamo sulla nostra strada e poi riempiamo di ferro il mare magari la c02 diminuisce ma magari metà dei pesci muoiono o vanno tutti dove non buttiamo ferro. a quel punto occorrerà unìaltra azione correttiva e così via…

    non è più semplice piantare alberi? proibire disboscamenti in africa e brasile ecc ecc…
    come dite? così facendo i miliardi di persone che ci sono in più su questo pianeta non saprebbero che fare??
    ah ok allora avete ragione voi….assumete 1000 minatori che estraggano il ferro, 1000 camionisti che lo portino al mare e 1000 marinai con le navi che lo gettino in mare… co2 fissata 20, c02 prodotta 19….+ montagne bucate petrolio bruciato, ecc ecc….

    complimenti….

  • Saus

    14 gen 2008 - 17:21 - #2
    0 punti
    Up Down

    le alghe sequestrate vanno poi compostate ed usate come fertilizzante naturale (c’è l’impoverimento dei suoli?- risolto). e comunque a fare sti progetti faraonici secondo me bisogna stare molto attenti, meglio tante piccole soluzioni che coesistono, complessità, diversità!

  • gattten

    14 gen 2008 - 21:39 - #3
    1 punto
    Up Down

    Sono completamente fuori!

  • Profilo di alemari1986

    alemari1986

    15 gen 2008 - 13:36 - #4
    -2 punti
    Up Down

    Mah, per me si tratta di qualcosa di eccessivamente ambizioso, dal momento che i fenomeni naturali che riguardano ecosistemi e ambienti immensi come gli oceani difficilmente si comportano in maniera così “lineare” da dare a questo progetto anche solo una probabilità di successo, anche se riconoso di non essere molto competente in materia. Inoltre mi sembra anche abbastanza inutile, dal momento che il pianeta terra nel corso della sua storia ha visto concentrazioni di CO2 ben più alte di quelle attuali, senza che nei periodi successivi la vita ne risentisse negativamente. Quindi, anche ponendo che tutto funzionasse, porre un limite alla concentrazione di CO2 in atmosfera stipandola sott’ acqua potrebbe invece costituire un’ alterazione dei ritmi e dei fenomeni naturali di impatto non irrisorio, che potrebbe avere conseguenze inaspettate e negative per l’ ambiente stesso, proprio quel genere di azione sull’ ambiente che si vorrebbe evitare confinandola negli abissi del mare. Senza contare che poi, per rispondere a dex85, emettere co2 NON “fa male alla terra”, né potrebbe essere altrimenti. La CO2 è uno dei più potenti fertilizzanti naturali e una delle molecole alla base della vita su questo pianeta. “Che la CO2 resti sequestrata per un periodo di almeno 100 anni, cosa che per ora non è per nulla provata”, non mi sorprende affatto, ma così come non è provato assolutamente che aumenti di concentrazione della stessa anidride carbonica in atmosfera siano dannosi in qualche modo per l’ ambiente. Inoltre, ricordo a dex85 che “piantare alberi” è effettivamente più semplice, e che in Brasile, per esempio, il fenomeno della deforestazione è compensato dal rimboschimento, specie in questi ultimi anni. In Africa (o per lo meno in quelle aree dell Africa in cui è presente una superficie arborea apprezzabile), per quanto ne so, le cose procedono più a rilento, ma la colpa è anche del sottosviluppo e delle guerre che interessano alcune zone.

    Piuttosto, questa notizia come tante altre hanno come sfondo il famoso “mercato delle emissioni”; ebbene, io ho l’ impressione che pian piano stia emergendo il vero motivo per cui in questi anni alcuni stiano insistendo sul (presunto o meno) ruolo della CO2 in atmosfera, spesso al di là di qualunque rilevanza scientifica. Se qualcuno avrà da guadagnarci (e la risposta è “sì”) su tutti quei “capi d’ accusa” imputati alla CO2, allora non ci si dovrebbe stupire di fronte alla “pubblicità” negativa (perché tale è) che questa molecola subisce da anni, non ultime le sue presunte colpe riguardo alla temperatura terrestre.

  • Profilo di Lumachina

    Lumachina

    15 gen 2008 - 13:53 - #5
    0 punti
    Up Down

    Alemari, “non è provato assolutamente che aumenti di concentrazione della stessa anidride carbonica in atmosfera siano dannosi in qualche modo per l’ ambiente.” questo dipende dalla definizione di danno e di inquinamento che adottiamo.

    Definisco inquinamento antropico una alterazione della quantità di materia o energia nell’ambiente dovuta ad azioni dell’uomo. Il rumore di un clacson di notte inquina, mentre il rumore costante di una cascata, pur essendo altrettanto forte, no. La CO2 antropica e’ un inquinante perché senza le combustioni antropiche non ci sarebbe.

    Definisco danno il risultato negativo di una azione e, visto che non credi agli scienziati dell’IPCC, ti propongo il rapporto Stern come quantificazione economica del danno che i cambiamenti climatici provocano.

  • Profilo di alemari1986

    alemari1986

    15 gen 2008 - 16:47 - #6
    -2 punti
    Up Down

    Rispondo a lumachina.
    Innanzitutto in natura (quindi l’ uomo è compreso in questo discorso) non può verificarsi assolutamente “una alterazione della quantità di energia nell’ambiente”, dal momento che l’ energia si conserva. Dunque, se accettiamo la tua definizione di inquinamento e consideriamo inquinante il rumore di un clacson notturno, allora non possiamo considerare valida l’ implicazione secondo cui l’ inquinamento è deleterio per l’ ambiente, dal momento che l’ ambiente non risente in modo apprezzabile e misurabile del rumore provocato dal clacson (che abbiamo scelto di considerare inquinamento). Io credo che la tua definizione sia MALPOSTA; La “CO2 antropica” non può essere considerata inquinante (nel senso di “deleteria per l’ ambiente e/o per parte di esso”) solo per il fatto che ci sia. Allora anche chi cammina su un prato starebbe inquinando, visto che la sua presenza lì dipende da lui e non dalla sola natura, che non porta spontaneamente gli uomini sui prati come invece porta spontaneamente gli animali ad abbeverarsi. Una definizione corretta di inquinamento deve come minimo inglobare “ciò che è deleterio per l’ ambiente o per parte di esso”, come gli animali, o specifiche nicchie biologiche, anche se non necessariamente fermarsi qui. La CO2 potrà semmai essere ANCHE un inquinante, nonappena specificato dove e dimostrato il perché. Nelle serre, ad esempio, la CO2 viene pompata all’ interno e usata come fertilizzante, ma non si è riscontrato nessun fenomeno di impoverimento del terreno, avvelenamento di flora o fauna, né alcuna manifestazione che si sia verificato qualcosa che danneggiasse lo sviluppo della vita all’ interno della struttura in questione. Infine, quello che deve essere estremamente rilevante in una definizione coerente di “inquinamento”, è la MISURA, è l’ implicita scientificità della definizione. Perché? Perché nella realtà non esistono sostanze inquinanti e basta, ma dipende dalla loro QUANTITA’, e quindi dalla loro concentrazione, diffusione in una data era, ecc. Un esempio? Alcuni minerali emettono radiazioni dando vita a quel fenomeno noto come “radioattività naturale”; ebbene, tali fenomeni non sono pericolosi per l’ ambiente (e quindi neanche per noi) per il semplice fatto che il livello di attività radioattiva è di molto inferiore alle soglie che la scienza pone per la sicurezza. L’ uranio stesso, altamente instabile e sappiamo tutti quanto inquinante, è presente nel nostro corpo per almeno un milione di atomi, eppure la nostra salute e la salute dell’ ambiente con cui entriamo a contatto quotidianamente non ne è minimamente influenzata. Ma basta aumentare di parecchio la QUANTITA’ di uranio disseminato in un prato, ad esempio, e cosa accadrà? La natura stessa produce e secerne moltissime sostanze che sappiamo essere tossiche, ma è sempre la quantità che fa la differenza; laddove mi pare che la tua definizione prescinda dalla quantità.

  • Profilo di alemari1986

    alemari1986

    15 gen 2008 - 16:50 - #7
    -2 punti
    Up Down

    Sì, io non “credo” agli scienziati dell’ IPCC, ma non è proprio esatto usare il termine “credo”; la scienza stessa non mi permette di farlo, dal momento che mi vincola a considerare vero solo ciò che sia stato dimostrato tale, proprio il contrario di ciò che implica il verbo “credere”. Quanto afferma l’ IPCC sul ruolo della CO2 in atmosfera è stato contestato da altre ricerche, ma prima di tutto è stato smentito dai fatti. Ergo, non può essere considerato vero perché SCIENTIFICAMENTE NON LO E’.

    Infine, riguardo al rapporto Stern, esso non dimostra ovviamente che la CO2 sia la principale responsabile di eventuali cambiamenti climatici non naturali, ma parte da questo ASSUNTO (tanto più che auspica anche una attività economica umana a forte riduzione di emissioni) e analizza dal punto di vista economico cosa conviene fare in vista dei cambiamenti climatici futuri. La realtà è però che i suddetti cambiamenti potrebbero anche non avvenire e che (a prescindere dal fatto che avvengano o no) la CO2 in atmosfera (e quindi anche quella dovuta ai contributi antropici) potrebbe essere del tutto non rilevante. Tra l’ altro, a me sembra più che tale rapporto insista sulla “quantificazione economica del danno che i cambiamenti climatici” PROVOCHERANNO (se avverranno), non “che provocano”. Comunque sia, non ho ragione di credere che si tratti di sciocchezze, nonostante molti ritengano che un leggero riscaldamento globale sia invece benefico per la produttività; anche il buonsenso dice che un cambiamento climatico di una certa consistenza potrebbe incidere profondamente sull’ economia di alcuni paesi (in bene e/o in male) e quindi oggi su quella di tutto il mondo. Ritengo però opportuno ricordare che il governo Blair (estensore di quel rapporto) si distinse in ambito internazionale per il forte impegno politico di diffusione dei rapporti IPCC e dell’ urgenza di contrastare questo “eccezionale” cambiamento climatico causato dall’ uomo e ormai in via di peggioramento. Non solo, ma a tal fine giunse persino a sfiorare un incidente diplomatico con la Russia, in occasione di uno dei diversi tentativi da parte del governo di Londra a convincere in tal senso quello di Mosca (riguardo alla firma del protocollo di Kyoto). Ebbene il presidente dell’ Accademia Russa delle Scienze, Yuri Sergeyevich Osipov, denunciò in quell’ occasione (8 Luglio 2004) molte pressioni ricevute da parte di esponenti politici britannici per l’ espulsione dal seminario in corso di studiosi contrari alla firma del protocollo e per altre illegittime e gravissime intromissioni. Tutto ciò non contribuisce certo al buon nome dell’ attendibilità del governo Blair.

  • Lerajies

    15 gen 2008 - 18:26 - #8
    1 punto
    Up Down

    Si potrebbero studiare gli ecosistemi e cercare di capirli a fondi prima di agire..il problema è che la natura non aspetta certo noi, quando avremo una bibbia sull’ambiente, sarà già superata

  • Profilo di Lumachina

    Lumachina

    17 gen 2008 - 13:49 - #9
    0 punti
    Up Down

    1) in natura non può verificarsi assolutamente “una alterazione della quantità di energia nell’ambiente”, dal momento che l’ energia si conserva.
    ok, spiegami l’inquinamento termico nelle isole di calore urbane e l’inquinamento luminoso, stai forse spostando luce naturale?

    2) l’ ambiente non risente in modo apprezzabile e misurabile del rumore provocato dal clacson
    Io, che faccio parte dell’ambiente, mi sveglio e il mio metabolismo aumenta in maniera misurabile. il giorno dopo avrò più fame e sarò più stressata. idem gli altri animali dotati di orecchie.

    3) se la definizione inglobasse “ciò che è deleterio per l’ ambiente o per parte di esso” qualsiasi cosa sarebbe inquinante, visto che l’ossigeno e’ deleterio per i batteri anaerobi.

    4) concordiamo sulla necessità di una misura. Io dicevo che inquina la variazione, sia positiva che negativa, della quantità naturale.

  • Profilo di Lumachina

    Lumachina

    17 gen 2008 - 14:25 - #10
    0 punti
    Up Down

    Alemari, sul credere alla scienza si, hai ragione, credere non era il miglior verbo disponibile. Che ne dici di “fidarsi”?

    La scienza non ci da certezze granitiche su cui basare le nostre azioni.
    Mi sembra pero’ che gli ingegneri si fidino della meccanica, che i chimici si fidino della chimica e tutti costruiscano modelli, macchine e sostanze varie. Perché solo i climatologi dell ipcc non meritano la tua fiducia?
    Perché invece ti fidi di un laureato in sc. politiche e di un giornalista (Cascioli e Gaspari)?

  • Profilo di alemari1986

    alemari1986

    17 gen 2008 - 23:10 - #11
    -1 punto
    Up Down

    Rispondo a Lumachina.
    Infatti, non vedo perché ciò che avviene in un isola di calore urbano debba essere chiamato “inquinamento”. In certe aree cittadine molto trafficate è possibile registrare temperature un pò più alte di quelle registrate in altre aree, e ciò è dovuto agli scarichi, all’ asfalto delle piazze sotto il sole, ecc. Ma non vedo perché ciò (temperatura) debba costituire un fattore di “inquinamento”. Stessa cosa per l’ “inquinamento luminoso”; che cosa si intende per “inquinamento luminoso”, e perché sarebbe un inquinamento?

    2) l’ ambiente non risente in modo apprezzabile e misurabile del rumore provocato dal clacson
    Io, che faccio parte dell’ambiente, mi sveglio e il mio metabolismo aumenta in maniera misurabile. il giorno dopo avrò più fame e sarò più stressata. idem gli altri animali

    Non lo sapevo. Mi sembra evidente allora che anche la mia definizione è malposta.

    Io dicevo che inquina la variazione, sia positiva che negativa, della quantità naturale

    Il fatto è che la natura stessa varia le sue “quantità”, non è statica; uno potrebbe dire allora di chiamare “inquinante” ciò che varia in natura in “quantità”, se questo cambiamento non è indotto dalla natura stessa, ma torneremmo all’ inizio. Infatti cambiamenti non naturali non significa per forza inquinanti (nel senso “deleteri per l’ ambiente”). E comunque, se il rumore che ti ha svegliato di notte fosse stato causato dalla natura? Allora in quel caso sarebbe stata la natura stessa a “inquinare”.

    credere non era il miglior verbo disponibile. Che ne dici di “fidarsi”?

    Già, io non mi “fido” dei rapporti dell’ IPCC, e ho le mie ragioni.Ma va precisato che non si tratta di una ragione personale (non ho nulla contro l’ IPCC), ma di un vincolo che la scienza stessa pone a chi la segue: il non considerare vero ciò che non è stato dimostrato tale.

    La scienza non ci da certezze granitiche su cui basare le nostre azioni.

    Se per “granitiche” intendi “al 100%”, allora no, la scienza non le dà e non potrebbe essere altrimenti, né ci sono ragioni per ritenere che un giorno le potrà dare. Ma questo non significa nulla, dal momento che la PROBABILITA’ che la scienza si sbagli su qualcosa che ha stabilito essere in un certo modo è praticamente (sebbene non teoricamente) nulla. Questo è proprio il motivo per cui, per esempio, il Principio di Precauzione non è affatto un principio, ma una sciocchezza.

    Mi sembra pero’ che gli ingegneri si fidino della meccanica, che i chimici si fidino della chimica e tutti costruiscano modelli, macchine e sostanze varie. Perché solo i climatologi dell ipcc non meritano la tua fiducia?

    No, attenzione: gli ingegneri, i chimici e compagnia bella non si fidano della scienza, dal momento che la scienza fornisce loro DIMOSTRAZIONI (teoriche e/o sperimentali); se io ti dimostro una cosa, non è che dopo ti “fidi” di quella cosa; o per lo meno, il significato del verbo “fidarsi”, in questo contesto, deve essere diverso da quello dello stesso verbo nel contesto, per esempio, relativo alla fiducia tra persone. Tu ti “fidi” di una persona, vuol dire che conti su quella persona (consideri vero il suo sostegno e/o affidabilità su qualcosa), sapendo che però potresti anche sbagliarti. Gli scienziati sanno che non si possono sbagliare, una volta che una cosa è stata dimostrata, per cui la loro non è fiducia, è pura e semplice constatazione: “questa cosa è vera”. Nella scienza la fiducia non la merita nessuno, dal momento che la parola “fiducia” non esiste sul suo vocabolario. Nella scienza esistono i fatti. Semplicemente, ogni elaborato scientifico deve essere sottoposto a giudizio e verifica da parte della comunità scientifica; in particolare, molti scienziati (anche membri dell’ IPCC, curioso) hanno riscontrato errori, inesattezze e falsificazioni negli studi e nelle previsioni dell’ IPCC, anche sulla base dell’ intrinseca incertezza su cui poggia attualmente la climatologia. Per cui non ci è concesso (ancora) considerarli attendibili, perché non lo sono scientificamente.Va detto, però, che se è vero che non è una “colpa” sbagliare dei resoconti scientifici (a meno che gli sbagli non siano stati commessi volontariamente), lo è non voler sottoporli a correzione, revisione, riscrittura e vuova verifica; è qui che l’ IPCC sbaglia. Ma colpa ancora maggiore hanno quei politici e quei burocrati dell’ ONU che hanno dato per scontato l’ attendibilità di quei rapporti (chissà perché) e li hanno diffusi “urbi et orbi”. Infine, riguardo a R. Cascioli e A. Gaspari, dai libri dei quali ho talvolta riportato nei miei commenti alcuni passi, preciso che queste persone non parlano di scienza, ambiente, ecc. bensì DI PERSONE CHE PARLANO DI SCIENZA, AMBIENTE, ECC. E HANNO LA COMPETENZA PER FARLO! Almeno nell’ l’ 80% di quei libri, non parlano loro, bensì scienziati, economisti, comunque persone competenti nella materia in questione. Insomma, loro si limitano solo a riportare l’ opinione di chi ne sa di più. Inoltre, praticamente ogni informazione viene rimandata alla sua fonte, che può essere un libro, un articolo di rivista scientifica o di giornale, documenti e statistiche dell’ ONU, siti, ecc. I loro libri presentano dei contenuti che io già conoscevo, mentre altri mi erano ignoti, ma il motivo per cui li cito ogni tanto è che fanno una sintesi alla portata di tutti di certe tematiche a mio dire estremamente importanti. Infine, forse sarà un pò per “deformazione professionale”, ma non ho dato per scontato che quelle pagine contenessero la verità pura, ma ho controllato le loro fonti e ho approfondito da me certi contenuti, e ho avuto diverse conferme che non si tratta di sciocchezze, anzi.