Approvato il 23 gennaio dalla Comunità europea, il piano per combattere il cambiamento climatico. Il Presidente Barroso ha tenuto a precisare che è stato adottato dal collegio nella sua totalità. Insomma, in Comunità europea, tutti d’accordo sul porre riparo ai danni ambientali e soprattutto tutti d’accordo nello innestare in ogni governo le strategie adatte.
Appunto, e non sono uno scherzo: ogni Stato membro entro il 2020 dovrà ridurre del 20% le emissioni di gas serra e dovrà aumentare del 20% la quota di energia tratta da fonti rinnovabili inclusa la quota del 10% di biocarburanti per il settore dei trasporti. In Italia entro il 2020 dovranno essere tagliate del 13% le emissioni di anidride carbonica.
Il progetto prevede che, entro il 2020, l’Italia tagli del 13% le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori non coperti dal sistema commercio di permessi di emissioni (Ets), come industria alimentare, l’agricoltura, i trasporti, il commercio e i servizi. Sono escluse, invece le 14mila aziende Ets, cioè quelle che producono energia, ferro e acciaio, vetro, cemento, terracotta e mattoni. L’ Italia dovrà aumentare del 17% consumi da fonti rinnovabili rispetto a quelli fissati nel 2005 entro il 2020.
Ma già fioccano le polemiche. Eh si. Le quote fissate da Bruxelles, per le associazioni ambientaliste non sono affatto sufficienti: secondo il WWF “come leader globale sul cambiamento climatico l’Ue dovrebbe pianificare il successo, non il fallimento, dei negoziati internazionali sulla limitazione dell’inquinamento- e prosegue nel comunicato - l’obiettivo del 20 % non è neanche in linea con l’accordo di Bali, il quale prevede che i paesi sviluppati dovrebbero tagliare le emissioni del 25-40 % entro il 2020″.
Via | Ansa.it
I sogni di Harlock
24 gen 2008 - 14:27 - #1Non credo sia sufficiente per arrestare il processo distruttivo dell’essere umano verso la Terra.
mmanf87
24 gen 2008 - 14:40 - #2l’importante è che questi obiettivi non slittino come spesso accade.e che realmente nel 2020 si avrà una riduzione del 20% di CO2.. nel campo delle automobili credo che questo obiettivo si possa raggiungere anche molto prima..
harlock
24 gen 2008 - 14:58 - #3perlomeno ne discutono. non serve a nulla se poi non seguono i fatti ma almeno in europa sembra non ci sia più l’onere della prova a carico di chi sostiene che è giunta l’ora di cambiare.
Ora aspetto attivamente il realizzarsi di queste proposte.
ps: buon lavoro marina
Alsoinmybackyard
24 gen 2008 - 15:15 - #4Il vero problema è la politica del NO!
Ah… scusate ho sbagliato post.
Ma è una frase che di solito funziona sempre: rifiuti, energia, infrastrutture.
E poi è così breve e funzionale, come uno slogan, semplice e non richiede spiegazioni.
Appena sarà possibile utilizzarla fatemi sapere che intervengo!
montezumo
24 gen 2008 - 19:46 - #5mina cantava parole,parole,parole,soltanto parole…
una citta’ da 50.000 abitanti libera dalle auto e con emissioni zero.i re del petrolio credono al sole…
verra’ costruita in 4 anni.
http://www.masdaruae.com/
alemari1986
25 gen 2008 - 01:57 - #6Rispondo a I sogni di Harlock.
Questo “processo distruttivo dell’essere umano verso la Terra” è proprio un sogno! Comunque, se ti può consolare, la terra non subirebbe alcun danno irreparabile neanche se immettessimo in atmosfera il 20% di CO2 IN PIU’! Questa riduzione di gas serra è praticamente nulla per essa. Nell’ atmosfera si calcola vi siano 3000 miliardi di tonnellate di CO2; l’ uomo ne immette ogni anno 6 miliardi di tonnellate, delle quali tre provengono dai paesi industrializzati. Pertanto, se anche tutti i paesi industrializzati del mondo riducessero del 20% le proprie emissioni di gas serra, in atmosfera ci finirebbero 5,40 miliardi di tonnellate di CO2 anziché 6 miliardi. Complimenti! “Un primo passo”, dicono gli ambientalisti; ma anche montare su uno sgabello è un primo passo verso la Luna! Né d’ altra parte ci informano su quali sarebbero gli altri passi! Invece, sarà interessante vedere quanto costerà questa follia all’ Italia, che naturalmente NON riuscirà forse neanche ad avvicinarsi all’ obiettivo. Riguardo alle polemiche del WWF, spero davvero che Barroso & co si ricordino che non ha voce in capitolo.
harlock
25 gen 2008 - 09:53 - #7alemari1986, se cerchi un po troverai anche quanto ci costerà la follia di andare avanti così.
ed è una cifra maggiore di quella spesa per ridurre il nostro saccheggio.
questo non è un primo passo. il mondo in questo campo cammina ancora a gattoni.
Ma se non impara a camminare…..
era meglio morire da piccoli….
alemari1986
25 gen 2008 - 14:17 - #8Rispondo a harlock.
Andare avanti così come? Quale saccheggio? E’ da un bel pò che L’ Europa (e tutto il mondo industrializzato e progredito) non operano qualcosa che possa legittimamente essere chiamato “saccheggio” (all’ ambiente, almeno). Il peggior “saccheggio”, i peggiori abusi nei confornti dell’ ambiente ci sono nei paesi poveri e sottosviluppati, non qui da noi.
questo non è un primo passo. il mondo in questo campo cammina ancora a gattoni.
Hai perfettamente ragione, ma se deve camminare prima di pensare allora è meglio che sta fermo, perché farà soltanto danni.
I sogni di Harlock
26 gen 2008 - 00:17 - #9@alemari1986 Probabilmente tu non hai figli.
Quello che abbiamo trovato dovremmo lasciarlo intatto alle future generazioni.
Per star bene e per la felicità non è necessario “SACCHEGGIARE” ancora la Terra.
Quali sarebbero gli abusi ambientali che farebbero i paesi poveri?
Forse disboscare le foreste per i paesi ricchi!
Oppure fare guerre organizzate da chi gli vende le armi?
No, forse perché bruciano plastica, gomma e viaggiano con vecchie auto che gli abbiamo venduto.
alemari1986
26 gen 2008 - 16:06 - #10Rispondo a I sogni di Harlock.
Non ancora non ho figli, ma non significa che io non riesca a capire ciò che provano i bravi genitori nei confronti dei figli. “Quello che abbiamo trovato dovremmo lasciarlo intatto alle future generazioni”, nonostante l’ encomiabile sentimento sotteso, è un’ affermazione che non ha senso. “Quello che abbiamo trovato” i nostri figli lo troveranno in una certa misura diverso a prescindere dalle nostre azioni, visto che cambia da sé. La natura non è statica, non lo è mai stata e non lo sarà mai. D’ altra parte, attualmente l’ effettivo agire dell’ uomo sull’ ambiente non sta facendo nulla che lo possa cambiare (e quindi anche peggiorare) in misura lontanamente preoccupante. Questo perché l’ ambiente naturale ha i suoi cicli, i suoi meccanismi e i suoi tempi, e ci vuole ben altro che l’ attuale presenza umana per metterlo in crisi.
Per star bene e per la felicità non è necessario “SACCHEGGIARE” ancora la Terra.
Pienamente d’ accordo, ma in passato non era così; è proprio questa la differenza fondamentale tra il nostro tempo e il passato (anche remoto): oggi moltissime persone hanno capito che a vivere in un ambiente sano e pulito ci guadagnano tutti.
Quali sarebbero gli abusi ambientali che farebbero i paesi poveri?
Forse disboscare le foreste per i paesi ricchi!
Oppure fare guerre organizzate da chi gli vende le armi?
Sì, ad esempio in molti paesi poveri tutt’oggi si registra una certa attività di disboscamento, esattamente come nel passato si registrava anche nei paesi oggi ricchi. Che poi questo disboscamento vada SOLO a pro dei paesi ricchi, è tutto da dimostrare. La realtà invece è che i paesi poveri (o almeno quelli che possono farlo) cercano di sviluppare una propria economia e di entrare in certi mercati; ma questo sviluppo comporta necessariamente dei sacrifici da parte dell’ ambiente, che verranno ripagati nonappena il paese avrà raggiunto un certo livello di ricchezza per poter impiegare capitali per farlo. Storicamente, da noi è avvenuta la stessa cosa. Riguardo alle “guerre organizzate da chi gli vende le armi”, è una triste realtà ovviamente, ma il primo colpevole è e resta il sottosviluppo. Ci sono guerre (in Africa, per esempio) motivate da contrasti ben più vecchi dei business delle armi (chissà perché, guerre di cui si parla troppo poco). Chi guadagna in questo modo, meriterebbe di provare su se stesso il buon funzionamento della merce che vende, ma non è vero che i responsabili del malessere dei paesi poveri sono sempre e comunque i paesi ricchi. E quando lo sono, non è ASSOLUTAMENTE vero che si tratta sempre di sfruttamento economico.