EcoCinema - Exporting Harm, l'Asia pattumiera dell'hightech

la città pattumiera

Piuttosto che affrontare il problema dell'e-waste in modo deciso, gli USA hanno trovato un escamotage conveniente e, finora, nascosto per esportare la crisi dei rifiuti elettronici nei paesi in via di sviluppo dell'Asia - Ban report

Exporting harm, the high tech trashing of Asia di Jim Puckett USA 2002
L'aggettivo globalizzato lo si può applicare pure alla scomoda parola "rifiuto". In particolar modo per quegli scarti del mondo occidentale conosciuti come e-waste, i rifiuti elettronici.

La spazzatura elettronica viaggia per migliaia di chilometri: parte dalle nostre case (soprattutto da quelle del mondo occidentale) viene stivata in container ed imbarcata.

Ma dove va a finire? ma è ovvio in qualche cestino, o meglio, in qualche "città cestino" che si trova (come al solito) nel mondo in via di sviluppo e nel terzo mondo.
Le telecamere di questo report ci portano a Guiyu, in Cina. Qui arrivano ogni anno 1 milione di tonnellate di e-waste da tutto il mondo: benvenuti nella più grande pattumiera elettronica del pianeta.

tubo catodico rotto a mano

I principali esportatori sono, tanto per cambiare, gli USA dove "guarda caso" si registra una lacunosa politica di trattamento dei rifiuti elettronici (se si esclude ovviamente l'azione di imbarcarli su navi dirette nel terzo mondo).

Più in generale l'occidente oggi non ha politiche ed infrastrutture sufficienti per un trattamento sostenibile (anche tappandosi il naso e considerando gli inceneritori in questa categoria) dei rifiuti elettronici che produce.
Se non le abbiamo noi, figurarsi a Guyui. La città è una ecatombe ecologica, trasformata in una immane discarica/fabbrica dove quasi l'intera popolazione lavora per due lire per riprocessare "alla cinese" sostanze tossiche e velenose.
Orrore brivido e raccapriccio: bambini che fracassano tubi catodici a mani nude, acidi e solventi gettati nei torrenti oramai ridotti a delle melasse mortifere, strade, campi e canali invase da scarti inutili....

montagna di rifiuti

Proprio per questo motivo in le Nazioni Unite stanno cercando di introdurre delle politiche più severe per frenare questo scellerato traffico di rifiuti.
La BAN, Basel Action Network, che ha prodotto questo mediometraggio nel 2002, è l'associazione che si occupa di implicazioni ambientali economiche e sociali del mercato dei rifiuti tossici. Chi si domanda ancora perché associazioni di Greenpeace se la prendano tanto con le major dell'elettronica può farsene una idea facendo una giratina sulle pagine del sito del BAN, dove tra l'altro si possono trovare molte altre info su questo report

Il documentario è stato girato nel 2002 (quindi sono passati ben 5 anni). Si potrebbe perciò bollare come non aggiornato. Uno potrebbe dire, "diamine in 5 anni le cose saranno cambiate".... Anche se così fosse, questo non è certo una buona ragione per snobbare la visione didattica sugli effetti che decenni di folle ed incontrollata deregulation nei flussi di rifiuti hanno causato in luoghi troppo distanti dalle nostre case e pertanto invisibili ai nostri occhi.
Purtroppo per noi (e soprattutto per gli abitanti della disgraziata città cinese) questo documentario risulta ancora drammaticamente attuale visto che la rete ci propone numerose testimonianze (prossimamente su questo blog) di come la realtà sia tragicamente troppo simile alle immagini girate 5 anni fa dai membri del BAN.

Se siete magnanimi e desiderosi di vederlo potete ordinarlo dal sito della BAN (l'acquisto è ovviamente simbolico). Francamente comunque non si capisce ancora perché molte di queste associazioni non sfruttino la potenza della rete per far conoscere questioni così drammaticamente attuali mettendo i loro video più interessanti (come questo) in versione integrale su servizi come YouTube...Speriamo si ravvedano prima o poi.

buona EcoAttesa

» Foto|Ban.org

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