La partita del petrolio: Stato - Multinazionali: 2 a 0

Petrolio, prezzo, quantità prodotte e consumate. Elaborazioni su dati EIA
Le compagnie nazionali di Russia e Brasile stanno vincendo la battaglia con le multinazionali dell'energia per il controllo dei giacimenti di gas e petrolio sul loro territorio. La Gazprom, che non ha mai veramente abbandonato una logica "sovietica", ha costretto BP e Shell a cedere i diritti sulle riserve di gas naturale che riforniscono i paesi asiatici per i prossimi cinque anni, mentre la Petrobras si è aggiudicata ben 41 diritti di sfruttamento sul giacimento Tupi, scoperto a novembre.

Il fenomeno è dovuto agli alti prezzi raggiunti dal petrolio greggio, triplicato negli ultimi anni, ed è causa di crescente preoccupazione per le aziende ed i governi dei paesi consumatori poiché oltre alla perdita del controllo delle riserve di Russia, Brasile, cui vanno aggiunti il Venezuela di Chavez ed il Kazakistan (vedi trattativa Eni per Kashagan) si assiste ad una diminuzione delle riserve "facili" del Mare del Nord, del Golfo del Messico e dell'Alaska.

E le borse confermano: negli ultimi sei mesi Gazprom ha guadagnato il 12%, Petrobras il 46%, al contrario, Exxon Mobil ha perso il 5%, Shell l'8,6 e la BP il 6,5 percento. Attualmente, secondo le stime della BP, le riserve dei paesi dell'OPEC, unite a quelle di Russia, Kazakistan, Azerbaijan, Turkmenistan e Brasile rappresentano l'88% delle riserve globali (1 trilione di barili =10^18). Questi accordi incoraggiano l'OPEC a mantenere alti i prezzi mediante un controllo del petrolio prodotto: la scorsa settimana i ministri del Qatar, degli Emirati Arabi e dell'Iraq hanno dichiarato che alla prossima riunione OPEC del 1 febbraio voteranno per il mantenimento dalla produzione attuale.

Fonte | Bloomberg
Grafico | EIA

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