Lavoratori stagionali agricoli: un viaggio all'inferno

banchetto di pomodori“Una stagione all’Inferno”. E’ questo l’inquietante titolo del rapporto di Medici senza frontiere presentato prima a Roma in conferenza stampa e a Padova poi, l’8 febbraio.

Il rapporto è il risultato di un viaggio fatto da luglio a novembre del 2007 da un’equipe mobile di Medici Senza Frontiere (MSF) che ha visitato e intervistato centinaia di stranieri impiegati come lavoratori stagionali in agricoltura nelle regioni del Sud Italia. I dati raccolti nel corso dell’indagine evidenziano le inaccettabili condizioni di vita, salute e lavoro cui gli stranieri sono costretti.

Già nel 2004 MSF aveva visitato le campagne del Sud Italia per portare assistenza sanitaria agli stranieri impiegati come stagionali e per indagare questa scomoda realtà, denunciando le vergognose condizioni di vita e il preoccupante stato di salute in cui gli stranieri versavano. A distanza di tre anni MSF ha potuto constatare che nulla è cambiato.
L’allarme arriva qualche giorno prima dell’apertura delle quote disponibili agli extracomunitari che lavoreranno in agricoltura.

In testa, tra le regioni che avranno bisogno della nuova forza lavoro proveniente dai paesi extra Ue saranno la Campania, con oltre 6.500 ingressi previsti; il Lazio, con circa 4.000 lavoratori, l’Emilia Romagna, con 3.500, e infine la Puglia e il Veneto con 3.000 stagionali. La quota concessa è di 80mila ingressi, mentre secondo le prime stime il comparto agricolo regolare dovrebbe registrare una richiesta di manodopera stagionale extracomunitaria intorno alle 40mila unità.

Gli stranieri impiegati come stagionali sono in maggioranza uomini giovani provenienti da paesi dell’Africa sub-sahariana, del Maghreb o dell’Est Europa. Il 90% degli intervistati non aveva alcun contratto di lavoro. Le condizioni di vita sono drammatiche: il 65% degli immigrati intervistati vive in strutture abbandonate, il 62% degli intervistati non dispone di servizi igienici nel luogo in cui vive, il 64% non ha accesso all'acqua corrente e deve percorrere distanze considerevoli per raggiungere il punto d'acqua più vicino. Nel 92% dei casi gli alloggi sono sprovvisti di riscaldamento.

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