9 punti critici: la scala dei pericoli climatici

camobiamenti climatici e punti di non ritorno. Foto mckaysavageIl PIK (Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung) ha studiato la pericolosità di alcuni eventi che potrebbero avere ripercussioni a scala mondiale e ha presentato su PNAS una classifica dei 9 che segnerebbero momenti di non ritorno, ovvero cambierebbero in modo non reversibile le condizioni generali della vita sulla Terra.

Al primo posto, con la minima incertezza e la massima sensibilità a minimi cambiamenti, vi e' lo scioglimento dei ghiacci artici e della calotta groenlandese. Il fenomeno del rapido scioglimento dei ghiacci ha parecchi meccanismi di rinforzo, il più famoso dei quali e' il cambiamento di albedo. Una superficie ghiacciata (bianca) riflette la luce senza scaldarsi, mentre la superficie del mare (scura) assorbe la luce e si riscalda, aumentando la disponibilità di calore in loco e quindi accelerando lo scioglimento del ghiaccio residuo.

Al secondo posto vi sono fenomeni con sensibilità meno spiccate e maggiore incertezza nel comportamento come la calotta antartica occidentale o la foresta boreale. La foresta boreale e' in uno stato di equilibrio dinamico i cui fattori principali sono la fisiologia degli alberi, il permafrost e gli incendi. 3 o 5 gradi in più di temperatura media potrebbero danneggiarla in modo veramente profondo nel giro di soli 50 anni.

Nello stesso intervallo temporale e con lo stesso aumento di temperatura media, insieme allo sfruttamento del suolo, si potrebbe assistere ad un declino e ad una riduzione costante della foresta amazzonica. Con un aumento di temperatura di 3 gradi potrebbe fermarsi la ENSO (El Niño Southern Oscillation). Tanto per dare un'idea delle ricadute della circolazione termoalina oceanica, quando arriva El Niño al largo delle coste del Perù, spariscono i pesci.

L'influsso dei cambiamenti climatici sui monsoni africani e' incerto: un piccolo aumento di temperatura potrebbe portare più piogge sul Sahel, mentre un aumento più consistente potrebbe ostacolare la formazione dei monsoni, portando grande siccità. I monsoni indiani potrebbero divenire più intensi, ma vi e' anche una forza smorzante dovuta all'uso del suolo, per cui il risultato potrebbe essere di monsoni meno regolari.

L'ultima classe di fenomeni sono quelli con una relativamente bassa sensibilità e una media incertezza: si tratta della circolazione termoalina atlantica. Grandi masse d'acqua si muovono dall'equatore verso i poli, dove si raffreddano e si inabissano formando correnti di profondità. Lo scioglimento dei ghiacci renderebbe disponibili acque dolci che andrebbero ad interferire con la stratificazione termica e fermerebbero le correnti profonde, impedendo la distribuzione di nutrienti e del calore.

Foto | mckaysavage

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