Il caro-libri universitari spinge la fotocopia

I libri troppo cari? E la fotocopia non rispetta la natura Ogni nuovo semestre, vado nella libreria universitaria a prendere i testi consigliati (obbligatoriamente) dai docenti; non è una novità che l'inflazione in questo settore sia galoppante e quindi noto da diversi anni che nelle copisteria si fa di tutto per risparmiare. Passare dai 30-40 euro (minimo) ai 3 o 4 è pratica ordinaria: la fotocopia su carta non riciclata regna incontrastata!

Per motivi di costo, le copisterie continueranno ad acquistare carta per fotocopie nuova: fin quando il rapporto di prezzo tra carta nuova e carta riciclata sarà 1 a 10, lo spreco sarà immane. Come arginare il fenomeno? L'uso della carta di fibre naturali, ovviamente non è nemmeno contemplato per lo stesso problema, anche se il "carico ambientale" di questa è 5 volte inferiore rispetto alla normale. Intervistando un proprietario della copisteria di 'fiducia' ho notato che lo Stato non li sussidia minimamente per l'acquisto di "materie prime" che rispettino l'ambiente, mentre la detrazione per il comparto impiantistico è aumentata.

Non condanno i gestori: per rimanere competitivi (intorno al 0.03 cent a fotocopia b/n) sono obbligati a mantenere al minimo i costi e a pagarne la differenza è sempre l'ambiente. Ecco perché sembra una presa per i fondelli il doppio cassonetto per la raccolta differenziata della carta posto sulla "via delle copisterie" della Sapienza. "Poco o quasi nullo" secondo il gestore di un'importante copisteria, "è l'apporto della raccolta dei toner o le cartucce da rigenerare". Anche se, a livello privato, conviene sicuramente una cartuccia rigenerata ad una nuova.

Quali attività sono state intraprese nella vostra sede di lavoro per diminuire il numero di fotocopie? A livello universitario ho notato che la fotocopia è la pratica principe in cui sono specializzati tutti gli studenti: dai libri agli appunti, dai fogliettini alle slides, dagli annunci sulle bacheche e sui muri a finire con moduli burocratici di cui l'università italiana è stracolma.
Il mondo universitario sarà il fautore dell'innovazione, ma per ora è ancora un peso in termini ambientali.

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