Alcuni scienziati dell’Università dell’Arizona hanno documentato l’attacco dei vermi del cotone (Helicoverpa Zea) in piante OGM in alcuni dei paesi che più fanno uso di questa biotecnologia (come Australia, USA, Cina). Gli attacchi hanno riguardato, in particolare, le piante che integrano il gene per la produzione della tossina del Bacillus thuringiensis.
I ricercatori non sembrano essere preoccupati, in quanto evidenziano come la maggior parte degli insetti che infestano le coltivazioni di cotone e di mais sono rimaste suscettibili alla tossina Bt. Questo grazie alla coltivazione di aree con cotone tradizionale accanto ai terreni coltivati che, consentendo il proliferare del ceppo non resistente, limitano la diffusione della resistenza al principio attivo.
Inoltre, aggiunge Roberto Defez (ricercatore del CNR di Napoli), nelle coltivazioni di cotone si impiegano comunque degli antiparassitari verso i quali il nuovo ceppo non ha sviluppato resistenza; infine sostiene che non ci sono problemi in quanto sono già pronte altre varietà con nuovi principi attivi. Lascio a voi la possibilità di commentare quest’ultima affermazione.
Via | ANSA
Foto | monettenriquez
planetx
10 feb 2008 - 12:57 - #1Questo articolo mi fa ridere…
1) Si sa benissimo che l’Helicoverpa sviluppa proteasi resistenti agli inibitori con cui trasformiamo le piante. E’ un normalissimo meccanismo di selezione naturale e adattamento del parassita alle condizioni sfavorevoli. Ergo non mi sembra sia una sconfitta, perchè quando si lotta con i parassiti è così, lo sa anche la natura stessa… si sviluppano sempre meccanismi di coevoluzione
2) La tossina Bt la usano anche quelli che si dicono ambientalisti e fanno agricoltura biologica. Niente in contrario per carità. Solo che spargere la tossina (che è anche foto e termolabile) o il batterio sui campi diciamo che uccide il 97% degli insetti/altri parassiti che passano dai campi. Mentre le tecniche di trasformazione delle piante fanno esprimere la tossina solo dove necessario, cioè nei frutti, e non dov’è futile, come sul fusto, sulla foglia, sulla terra etc etc… (naturalmente poi questo sta alla serietà, al senso di responsabilità e alla competenza dei ricercatori che se ne occupano…)
3) Che senso ha usare OGM e pesticidi se gli OGM nascono per limitarne l’uso? (rivolto al direttore del CNR) Anche perchè si fanno doppi danni in questo caso…
PS: so benissimo che siete totalmente contro gli OGM. Ma preferirei faceste un’informazione un poco più corretta e meno di parte… Peraltro, quel che ho appena detto è dimostrato in uno studio della mia università che vi linko, qualora non vi fidaste delle mie parole…
http://www.blackwell-synergy.com/doi/pdf/10.1046/j.1432-1033.2003.03368.x
Luca M
10 feb 2008 - 15:11 - #2@planetx
Non mi sembra che l’informazione sia poco corretta in quanto un sistema che impone numerosi studi e tante ricerche (come può essere quello relativo la ricerca genetica) sia “sconfitta” in breve tempo e così facilmente. Mi sembra uno spreco spropositato di risorse e mezzi tutto qui, specie se si utilizzano poi altri antiparassitari, ecco dunque il fallimento degli OGM.
Il punto era questo, forse non l’ho specificato bene io, o forse ho semplicemente sbagliato titolo, che forse doveva essere un po’ meno d’effetto e un po’ più “ragionato” (sorry)
Saluti
PS: il pdf lo leggo stasera, è domenica per tutti!! =)
planetx
10 feb 2008 - 15:33 - #3Dillo a me che ho dovuto portarlo all’esame quel PDF :-D
Comunque, il mais BT è degli anni 80… dopo 15 anni si è cominciato a vedere i primi ceppi resistenti, non mi sembra così “breve tempo” ;)
E poi, quando si sviluppano ceppi resistenti di batteri, per esempio verso le penicilline, mica si parla di fallimento della medicina, su! :-D
caiofabricius
10 feb 2008 - 17:48 - #4Nè si contrabbanda un parziale e specifico brevetto per PANACEA: fatico a mantenermi calmo quando in tutti gli ambiti scientifici, divulgativi o nel dilagante “intrattenimento” si vuol appioppare il Bt come risolutore del rischio micotossine, mentre si denigra con sottile ma falso terrorismo pseudoscientifico il biologico come incapace di fornire prodotti salubri: E’ DIMOSTRATO ESATTAMENTE IL CONTRARIO.
Ma con leggende metropolitane e beceri luoghi comuni si costruiscono inattaccabili dogmi populistici.
planetx
10 feb 2008 - 19:57 - #5hemm…. a dire il vero il luogo comune qui in Italia è OGM=sempre dannoso
Biologico=sempre sano
E nella natura, così come nella ricerca, assurgere a “sempre” o “mai” è quantomai stupido… bisogna valutare caso per caso perchè le interazioni e le variabili sono infinite…
Nessuno parla di Panacee… magari esistessero, noi biotech saremmo tutti in pensione! :-D
Il Bt non agisce sulle micotossine, ma sulle proteasi degli insetti e/o parassiti vermiformi…
PS: dici che il biologico è sempre sano? Informati sulle fumonisine…
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/11/figli-folina-fumonisina-e-ogm.html
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/10/ogm-gli-scienziati-divisi-o-addizionati.html
http://www.cesil.com/0798/itland07.htm
ciquta
11 feb 2008 - 02:04 - #6Eccerto, c’è anche gente che deve rimediare il lesso in qualche modo, se si interrompesse il flusso di denaro pubblico che finisce nelle tasche di qdopo questi organismi parassitari come sopravvivono?!? :-D
chube
11 feb 2008 - 02:39 - #7La natura ha i suoi ritmi ed in circa 4 miliardi di anni ha trasformato un desolato pianeta in un florido paradiso ricco di biodiversità. Il suo procedere è sempre stato quello di evolvere per colonizzare, occupando ogni più piccola nicchia nell’ecosistema. Quest’ultimo è assimilabile ad una comunità in equilibrio dinamico, la quale per mantenersi non può permettersi di sprecare nulla ed anzi deve arricchire il suo ambiente per poter crescere armoniosamente. Credo che nessuno possa negare l’efficacia di questo modello. A parte l’essere umano…
L’impressionante sviluppo tecnologico della nostra specie comporta molte problematiche, quella che ci riguarda è quale impatto può avere nell’ecosistema ed in particolare gli OGM. A prescindere da argomenti salutisti per i quali non sono certamente competente, la tendenza attuale è quella di soppiantare le colture originali con prodotti geneticamente modificati e brevettati. Se da un lato questo processo ha giustificazioni economiche e commerciali, quali sono le effettive conseguenze? Scrivendo di getto mi vengono in mente alcuni punti.
1) Diminuzione della biodiversità. Dovuta sia all’introduzione forzata di monocolture sia alle tecniche agricole associate comporta un’indebolimento del sistema. Se vogliamo fare un paragone umano si può pensare ad una immunodeficienza.
2) Competizione evolutiva. Quando si crea una nicchia ecologica artificiale è solo questione di tempo affinchè la natura riesca a ricolonizzarla. Ricollegandosi al caso del cotone trovo 15 anni di resistena un successo scientifico ma a lungo termine uno scarso risultato se consideriamo tutti i costi associati. Continuando a termine di paragone è come sfidare il migliore atleta sulla lunga distanza.
3) Imprevedibilità dei risultati. Il processo evolutivo naturale procede per selezione, solo un’infinitesima parte delle variazioni ha successo. Le altre sono destinate al fallimento. Non sono un tecnico ma leggendo qualcosa la capisco, e le nostre conoscenze attuali non sono in grado di prevedere l’evoluzione e tutti gli effetti delle modifiche introdotte nei biorganismi. Come si può leggere nel penultimo numero delle scienze, solo adesso si inizia a sondare l’importanza dell’RNA. Si paragona come importanza all’introduzione del modello quantistico e relativistico in una scienza basata sulla meccanica classica. Si sta giocando un gioco molto azzardato ma il piatto è troppo ricco per farsi fermare da scrupoli. Il rischio è di introdurre una devoluzione, molto probabilmente letale.
4) Depauperazione delle risorse. Anche se non strettamente limitato a gli OGM lo scopo dell’agricoltura moderna è massimizzare il prodotto, molto spesso senza riflettere che la resa sostenibile di un terreno è limitata e la presenza dei cosiddetti parassiti serve anche ad equilibrare il bilancio dei nutrienti.
Mi fermo qua, è troppo tardi.
dz
11 feb 2008 - 08:57 - #8@planetx,
15 anni non sono “breve tempo”, sono un batter di ciglia
planetx
11 feb 2008 - 10:14 - #9@ciquta FONDI PUBBLICI???? I fondi pubblici non sono MAI finiti alla ricerca OGM, ma siamo sempre sotto le decisioni di un certo signor Capanna che con la sua ignoranza fa finire tutti i fondi all’agricoltura biologica (non alla ricerca biologica, ma alle aziende che la fanno)… tirare il lesso a sè…. ma che ne sai….
@chube Il tuo discorso è giustissimo. Ma sei sicuro che i punti 1, 2 e 4 non abbiano gli stessi riscontri per l’uso di pesticidi? o per la tanto conclamata agricoltura biologica? Fino a che si cercherà di aumentare le rese dei vegetali a favore dell’economia di chi le coltiva e a discapito dell’ecologia sarà SEMPRE così… abbiamo creato in un centinaio di anni abomini come il pomodoro rosso e il granturco (che in natura non esistevano). Quando Colombo li portò dalle Americhe il pomodoro era giallo e il mais era una pianta che sputava semi a 120mt di distanza. Che dite è colpa degli OGM anche questa? Eppure sappiamo dove sono arrivate le monocolture di mais in America ancor prima che esistesse la modifica OGM (dato che abbiamo scoperto la struttura del DNA poco più di 50 anni fa…)
Per il punto 3 è vero, ed è quello che dico anche io. Ma se si parte dal presupposto “è troppo complesso” e si bloccano le ricerche come facciamo con la nostra ignoranza italiana, non si migliorerà mai, vi pare???
@dz simpaaaaaticooooo! Ma cosa credi che i ceppi di colera resistenti agli attuali antibiotici non si sviluppino ogni 2 anni? Così come i ceppi influenzali nuovi che escono ogni anno? O l’HIV che varia ogni persona che infetta (o quasi)? Sei davvero un intenditore di coevoluzione e lotta patologica, mi inchino! >_>
chube
11 feb 2008 - 12:56 - #10@planetx: Il problema è che gli OGM sono il cavallo di battaglia dell’industria agroalimentare. Come ho sottolineato nel post precedente il problema è il brevetto, quindi la possibilità di sfruttamento esclusivo ne incrementa esponenzialmente la pressione di soppianto su colture originarie.
Per quanto riguarda l’applicabilità dei punti da te sottolineati è vero che si applicano a tutte le tipologia di coltura ma in maniera diversa. La mia opinione è che quella OGM estremizza questi punti causando maggiori problematiche.
A proposito dei pomodori e del granturco non mi pare un esempio così azzeccato, ci son stati ben 500 anni di selezione su messi fertili. Dilazionato nel tempo l’impatto è conseguentemente diluito.
chube
11 feb 2008 - 13:00 - #11@planetx: Il problema è che gli OGM sono il cavallo di battaglia dell’industria agroalimentare. Come ho sottolineato nel post precedente il problema è il brevetto, quindi la possibilità di sfruttamento esclusivo ne incrementa esponenzialmente la pressione di soppianto su colture originarie.
Per quanto riguarda l’applicabilità dei punti da te sottolineati è vero che si applicano a tutte le tipologia di coltura ma in maniera diversa. La mia opinione è che quella OGM estremizza questi punti causando maggiori problematiche.
A proposito dei pomodori e del granturco non mi pare un esempio così azzeccato, ci son stati ben 500 anni di selezione su messi fertili. Dilazionato nel tempo l’impatto è conseguentemente diluito.
planetx
11 feb 2008 - 13:30 - #12Approvo il tuo punto di vista. Ma forse non son stato chiaro nell’esporre il mio :-P
Io mi occupo principalmente di recupero ambientale, quindi conosco queste problematiche… Quello che intendo è che in alcuni casi (NON in tutti) la tecnica OGM è preferibile rispetto alle tecniche di monocoltura, pesticidi, talvolta anche del biologico (caso fumonisine per esempio). A dire il vero il meglio sarebbe evitare di fare colture di stampo industriale (di cui il più va a finire nella spazzatura perchè viene prodotta in sovrabbondanza)… parlo di un’agricoltura più “ragionata” e meno consumistica… però la situazione attuale è questa e al momento non me la sento di dire un no completo agli OGM in toto per i motivi detti prima… in ogni caso non appoggerò mai chi definisce sconfitta un ogm solo perchè si è sviluppata una popolazione resistente così come non vado ad appoggiare chi dice che gli OGM poi causano mutazioni nel DNA dell’uomo (!) o l’azienda che costruisce un carciofo OGM luccicante per venderlo di più a Natale… (!)
planetx
11 feb 2008 - 13:32 - #13PS, non 500 ma 200 anni… comunque sì di sicuro un impatto più diluito rispetto a quello di 15 anni in un OGM (in media),… ma tieni conto che non c’era nemmeno un’economia dell’agricoltura nè una industrializzazione della stessa come quella che c’è adesso…
(cosa di cui non c’è molto da andarne fieri onestamente… dato che si pensa sempre al profitto e poco al futuro :-)
caiofabricius
11 feb 2008 - 20:14 - #14Sono un ricercatore agronomo: 6 anni di prove sperimentali replicate in 20 diversi areali italiani a grano duro hanno evidenziato INEQUIVOCABILMENTE che le colture biologiche avevano un significativo minor livello di micotossina Deossivalenolo rispetto al convenzionale. Si ipotizza il benefico effetto delle rotazioni colturali con leguminose che impediscono la chiusura del ciclo biologico dei Fusarium.
Aree vocatee buone pratiche agronomiche sono ancora fondamentali per la salubrità dei prodotto. Senza brevetti, senza S.p.A, senza leggende metropolitane aizza folle Vespo-Berlusconiane
planetx
11 feb 2008 - 21:13 - #15Non per dire, ma quando l’ho studiato io mi hanno detto che il Fusarium attacca tutte le piante senza distinzione… mi disserco che l’Oxysporum è considerato un’arma biologica e che bisognerebbe bruciare il campo per toglierlo… Smentisci?
Caiofabricius ROMA
12 feb 2008 - 12:08 - #16Nè armi, nè brevetti, nè pillole miracolose e risolutive per “cambiare” il mondo.
Gli anni ‘60 sono finiti in tutti i sensi e non ce ne vogliamo fare una ragione.
I Fusarium, come le zanzare, come i virus e come i batteri esistono ed esisteranno sempre, bisogna imparare a conviverci ed adottare sistemi di coltivazione e stili di vita che NON ALTERINO EQUILIBRI millenari, per evitare pericolose proliferazioni.
Ma senza stragi definitive, senza soluzioni miracolistiche legate a brevetti e pseudoscienziati paraculi.
L’abbandono delle rotazioni colturali predicate per millenni dai migliori uomini di cultura in ogni parte del mondo come apportatrici di grandi equilibri biologici e fertili, in nome di logiche anni ‘60 (azoto e diserbi a poco prezzo…almeno teorico) ha lasciato scoperto questo aspetto che non si conosceva abbastanza. I Fusarium proliferano nei residui vegetali di colture della stessa specie o famiglia, ma con la rotazione se ne abbassa drasticamente l’innesco inoculante.
E adesso per sopperire a questo nuovo gravissimo rischio (micotossine micidiali) si strombazzano prezzolatamente nuove soluzioni brevettate, nuove “pillole” = Bt, nate per tutt’altri motivi (la Piralide è solo un aggravante, non certo la causa della diffusione dei Fusarium, e poi nel mais, qui parliamo del nostro cereale nazionale, il grano duro) e anzi si infanga chi QUESTI PROBLEMI NON NE HA perchè usa tecniche ecocompatibili e quindi mantenitrici di equilibri biologici complessivamente sani.
AVe caiofabricius VALE
Biotecnologie: Basta Bugie!
12 feb 2008 - 19:23 - #17La situazione è molto complessa, di sicuro su questo post ci sarebbero da dire almeno 2 cose:
1) la co-evoluzione non è un fallimento, ma è un dato costante di realtà… e avviene per tutte le colture (e cure) come planetx sottolineava. Il fatto che noi si disponga sempre di nuovi strumenti e risorse per fronteggiare ciò è solo un dato positivo.
2) un “altro” fallimento per gli OGM?… verrebbe da chiedersi quali sono gli altri! Visto che “gli OGM” non esistono - Esistono piuttosto tante piante (diverse) modificate (con geni diversi) per risolvere diversi problemi - e, in ogni caso, io di questi gran danni e fallimenti da parte delle varietà commerciali sviluppate finora non ne ho visti.
@Caiofabricius - citi uno studio, mi pare corretto dare anche dare i riferimenti bibliografici, o no?… peraltro in larga parte sono concorde con te sulla necessità di trovare approcci di lungo respiro e non unicamente estemporanei ai problemi agricoli. Ciò che non capisco è cosa in questo abbiano a che vedere Vespa o Berlusconi o gli anni ‘60, ma soprattutto perchè “a priori” tra gli strumenti utilizzabili non si possano annoverare anche le biotecnologie, e anzi chi è possibilista, dati alla mano, sull’uso anche di queste tecnologie venga - automaticamente - additato come prezzolato da chissà chi poi!! E quelli che nascondono i dati perchè favorevoli agli OGM come li dobbiamo considerare e quelli che mentono sapendo di mentire?
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/11/questi-dati-non-dovevamo-vederli-quali.html
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/10/il-capannello.html
@no-multinazionali/brevetti. Scusate, ma basta! tutta la campagna anti-OGM creata e fomentata (vale la pena ricordarlo) su bufale e panzanate assolute (fragole pesce - contadini suicidi - farfalle monarca - api stordite - etc) ha avuto come unico esito la pressochè totale distruzione della ricerca pubblica in questo settore… se ora grazie a tutto ciò stiamo regalando alle multinazionali il monopolio di questa preziosa tecnologia invece di arrabbiarvi con loro (che fanno il loro lavoro) arrabbiatevi con chi ha permesso che si arrivasse a questo!
Il brevetto è solo una forma di tutela della proprietà intellettuale, se fosse in mano pubblica, il pubblico potrebbe dettare regole di utilizzo delle tecnologie sviluppate in modo sotenibile ed equo, oltre che ad esempio no-profit per i PVS. Il brevetto è come l’elettricità, il fuoco, i coltelli, le scarpe: puoi camminarci comodo o usarle per tirarle dietro a qualcuno. Aver distrutto la ricerca pubblica del settore ci impedisce un suo efficente uso sociale… senza nulla togliere al fatto che se quanto sviluppato dalle multinazionali non funzionasse nessuno lo userebbe ed invece non pare stiano così le cose.
PS fare un OGM costa pochissimo (con 2.000 € me lo posso quasi fare in casa) ciò che costa 12 e + milioni di euro per fare gli studi che dimostrino che è sicuro per l’uomo o per l’ambiente)… vi invito a leggere questo pezzo, magari chiarisce un po’ le idee:
http://www.tempi.it/archivio_dett.aspx?idarchivio=13559
Ciao,
BBB!
Luca M
13 feb 2008 - 19:51 - #18@BBB
Da quello che sapevo io di piante OGM ce ne sono diverse, magari non commercializzate proprio a seguito delle caratteristiche negative riscontrate: ricordo ad esempio il pomodoro modificato per mantenere la consistenza ma che non ha sapore alcuno.
La stessa volontà della gente comune (che potrà essere ignorante e non avere basi per decidere coscientemente…su questo concordiamo) di non volere OGM sulla tavola è un fallimento. Ognuno ha le sue idee e le sue visioni, su questo non ci piove! =)
Mi spiace tuttavia che ci sia fraintendimento tra quello che succede nella ricerca e quello che accade poi nel mercato e nella vita di tutti, mi spiego: la ricerca sugli OGM in Italia non è ferma perchè la gente non vuole OGM, è ferma in toto (o quasi). Sarebbe il primo caso in cui il consumatore conta qualcosa o in cui “gli ambientalisti” hanno potere in qualche parte (non ne hanno e lo sai bene, quello che conta è il business e il ritorno economico…adesso conviene spennellarsi di verde). Definiamo poi OGM: se intendiamo le piante è un conto, diverso è l’utilizzo dell’ingegneria genetica per ottenere ad esempio farmaci a basso costo. Su questi nessuno ha mai criticato niente.
Quello che non và (aldilà del giusto e sbagliato dell’OGM stesso) è il business dietro che non guarda in faccia a nessuno, solo che a differenza della scarpa qui rischiamo il futuro: fosse la nostra una scienza esatta ci starebbe, ma da quel che noto non abbiamo capito molto, in genetica in particolar modo, magari però sbaglio.
Interessante il blog, adesso mi abbono ai feed! =)
Saluti
Luca M
13 feb 2008 - 19:56 - #19Per quello che riguardava gli OGM ed i farmaci aggiungo che nessuno ha niente da dire perchè rimangono in laboratorio! Così pure per le piante, nessuno dice niente se rimangono in laboratorio, ci mancherebbe che la ricerca si blocchi (da quello che ho scritto sopra sembrava non fossi favorevole alla ricerca), ma non intaccate l’ambiente esterno come invece sta succedendo.
Spero di aver chiarito dei punti che potevano essere fraintesi.
caiofabricius
13 feb 2008 - 21:56 - #20Sulla scarsità di contaminazione da micotossina DON in grano biologico esiste ancora poco perchè da poco ci si è cominciato a lavorare, cmq
risultati chiari, tacita leggende metropolitane sibilate ad arte da mi cuggino in camice bianco a Porta a Porta, ci sono, spero bastino (vado a memoria da casa) :
Atti Convegno Società Italiana di Agronomia, Catania settembre 2007,
Atti Convegno Micotossine c/o Ist.Superiore Sanità, Roma ottobre 2006,
Atti Convegno FAO Roma, febbraio (?) 2007
Bioagricoltura, 2008, XVII-108.
Gli anni ‘60 sono finiti, rassegniamoci, non basta una pillola per aggiustare il nostro (piccolo) mondo.
Biotecnologie: Basta Bugie!
15 feb 2008 - 13:27 - #21@Luca M
non è un fallimento degli OGM il fatto che i consumatori non li vogliano (anche se però, dato che nessuno li vende… è unpo’ difficile dimostrare questa cosa), semmai è un fallimento della comunicazione. Se uno (o più) continua a dirti che una cosa è il Male (indipendentemente dal fatto che sia vero) tu alla fine penserai che lo sia… un dato di fatto però è che chi ha potuto scegliere di usarli, l’ha fatto e non si è pentito della sua scelta. A me pare un grande successo per gli OGM… significa che hanno soddisfatto le aspettative di chi aveva deciso di acquistarli, o no?
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2008/02/il-lato-oscuro-della-forza.html
Sull’impatto ambientale certamente scriveremo ancora post, ma intanto leggiti questi… forse aiutano a chiarire che gli OGM non hanno poi “effetti” così diversi da tutto ciò che sta già nei nostri campi.
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/10/italia-e-europa-liberi-s-ma-dalle-bugie.html
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/10/quando-una-mezza-verit-diventa-una_27.html
Per la ricerca, ahimè, serve (o dovrebbe servire - e servire è un verbo molto bello in questo caso) a 2 cose: 1) capire come va il mondo 2) trovare soluzioni ai problemi. Oggi in tema di biotech agrarie è impossibile ottemperare al punto 2), ma l’obiettivo è uccidere anche il punto 1), cioè impedire che queste tecnologie (altro non sono) possano aiutarci a comprendere come funzionano i sistemi biologici che usiamo per campare. Perchè poi, se io so che una certa “cosa” (gene) mi permetterebbe di risolvere un problema (e.g. conferisce resistenza ad una malattia, riduce l’inquinamento ambientale, etc…) non usarla sarebbe sciocco! Ecco perchè si sta attaccando anche il punto 1)! Se non sai possono dirti di tutto di più senza fare la figura dei cretini!
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/11/quando-il-prof-somaro.html
Mai poi dimenticare che c’è un prezzo (anche ambientale) anche per il non agire!
@caiofabricius
Grazie per le ref, ma non c’è una pubblicazione scientifica? Quegli atti sono un po’ difficili da trovare…
Ciao
BBB!
Luca M
16 feb 2008 - 13:38 - #22Hai ragione quando parli di impatto delle altre “modificazioni”, anche se oramai si sono affermate e, proprio per questo più correnti di pensiero affermano che lo stesso grano duro ed altre varietà abbiamo portato numerose forme di allergie, da qui ecco il fiorire di nuove scelte alimentari e stili di vita (i GAS ad esempio, ma anche la riscoperta di vecchie specie). Detto questo, mi sembra doveroso che si debbano dare tutte le garanzie possibili per fare luce sugli OGM verso il quale il consumatore nutre giustamente dubbi; dubbi che sorgono ancora di più se consideriamo patologie venute alla ribalta in questi anni e di cui la scienza non è in grado di dare spiegazioni (mucca pazza, alzheimer in espansione, leucemie ecc) e che spesso vengono additate da una parte all’inquinamento in toto, dall’altra appunto all’alimentazione ed all’impiego di questo o di quel prodotto chimico (ultimo caso le api morte, come si diceva all’inizio). Insomma non si sa.
E’ ovvio che in questo scenario il consumatore ha paura. La comunicazione c’entra per carità, ma il fallimento comunicativo ritengo essere solo secondario, lo paragono ai termovalorizzatori o al nucleare che in TV “tutti” sponsorizzano, ma che sono in pochi a volere (non è il caso degli OGM, ma è analogo). Il motivo è diverso, si sta tornando a scegliere le alternative più naturali e meno artificiose possibili per la scarsa fiducia nella scienza (motivata a mio dire) e degli interessi che vengono ad instaurarsi nel settore alimentare (nello specifico) che non danno chiarezza e fiducia al consumatore. E’ in definitiva una sorta di medio evo o se preferisci un ritorno dei figli dei fiori! =D
Gli effetti degli OGM sull’ambiente non si conoscono come detto nel tuo post. Quindi prima di fare qualche altro danno, direi di studiare e imparare. Se rimane in laboratorio va bene, nessuno criticherà, ma la ricerca in campo no! Non sappiamo, non siamo pronti, ammettiamo i nostri limiti e soprattutto i limiti della scienza!
Peace and Love! =)
Biotecnologie: Basta Bugie!
18 feb 2008 - 19:28 - #23? no, a dire il vero il post diceva che non puoi prevedere l’impatto ambientale di nulla… però nel caso degli OGM si fa il possibile (anzi di più) per capirci ugualmente qualcosa.
Tu mangi kiwi che sono coltivati in Italia e che nè il tuo organismo, nè il nostro agro-ambiente conoscevano fino a 30 anni fa. Eppure oggi siamo il secondo produttore mondiale. Conosci qualche studio (preventivo) sul loro impatto ambientale?
La pianura padana è lastricata di mais, ma il mais viene dall’america e anche il pomodoro e la patata… che impatto ambientale hanno avuto??? Sai rispondere a questa domanda??? era meglio il miglio??? Per non parlare poi del riso!!!
Se questo non bastasse ogni anno vengono messe in ambiente alcune 100naia di nuove varietà (con un assetto genetico “nuovo”) senza alcuna verifica preventiva perchè “naturali”… che impatto avranno sull’ambiente??? Lo sai???
Sì è vero non sappiamo (tutto), ma quando tutti i dati ci dicono che ciò che abbiamo in mano è meglio di ciò che abbiamo “in campo” forse è il caso di usarlo… oppure dovremmo tornare indietro alle varietà pre-rivoluzione verde e morire di fame… devastando l’ambiente?
Ciao
BBB!
PS l’ambiente è tanto più protetto quanto più i bisogni umani primari sono soddisfatti e quanto più tecnologie avanzate sono disponibili per ottimizzare le produzioni… cerchiamo di non metterlo a rischio creando condizioni di criticità sugli approvigionamenti alimentari impedendo l’uso di tecnologie efficienti… e, bada bene, non ho detto necessariamente “OGM”…
PS2 I dubbi del consumatore a mio avviso sono oggi largamente ingiustificati e basati sull’emotività come le campagne anti-OGM. I potenziali “rischi”(non pericoli!) sono stati affrontati da migliaia di pubblicazioni scientifiche che li hanno ridimensionati ed inoltre abbiamo un sistema regolatorio che ha come obiettivo specifico quello di contenerli. Tu invece vedi qualche preoccupazione “fondata” su basi scientifiche rispetto agli OGM in commercio?
PS3 ultima nota sulle api, è vero non si sa cosa le uccide, ciò che però è certo è che non sono gli OGM, ma allora perchè farlo supporre???
Luca M
18 feb 2008 - 20:29 - #24Forse non ci siamo capiti sui contenuti dell’ultimo commento (e mi sembra che ti sia scaldato..mi spiace): siccome si parlava di OGM ho detto che non si conosce l’impatto, cosa che è scritta pure sul tuo post. Ho anche detto che ci sono delle correnti di pensiero che tendono appunto a ridurre l’impiego di specie alloctone e selezionate proprio perchè le reputano responsabili di allergie e altro.
Non mi sembra di aver negato questo aspetto come invece sembrerebbe dalle tue parole.
Non ho detto inoltre che gli OGM son responsabili della moria di api, nè tanto meno mi sembra di avere insinuato il dubbio, anzi nel commento sopra parlo dei pesticidi (una delle prime ipotesi).
Questo lo dico solo per fare chiarezza perchè mi sento accusato di colpe che non ho commesso: capita nelle discussioni anche le più civili di mettere in bocca cose che non sono state dette…mi infastidisce molto.
Spero si possa tornare ad una discussione pacata (oppure ho frainteso io? può essere!).
PS: ultima cosa, mi sapresti indicare l’articolo in cui si afferma che non sono gli OGM la causa della moria di api? (non è ironia, voglio semplicemente il link all’articolo se ce l’hai…grazie)
Biotecnologie: Basta Bugie!
19 feb 2008 - 11:27 - #25No, io non ho detto che tu sostieni che le api muoiano a causa degli OGM, ho detto che c’è chi lo sostiene… l’articolo usato erroneamente allo scopo lo trovi qui:
http://www.biocommedia.it/view.php?ID=1509&Tipo=News&From=Ricerca
Tra l’altro mi è capitata per le mani anche la sua tesi di dottorato (Lora Morandin) dove si osserva che non sono state studiate le Honey bees, ma le wild bees che non sono certo le api che noi intendiamo ed in secondo luogo che la quantità di api in un campo è inversamente proporzionale alla quantità di infestanti presenti… in sostanza meno fiori, meno nettare, meno api. WOW che novità! Lora dunque sosteneva che per usare al meglio il maggior potenziale genetico della colza GM (che consente un più efficiente diserbo) sarebbe opportuno tenere aree incolte accanto ai campi per aumentare il numero di apidi. Insomma una agricoltura a patchwork dove hai aree ad alta intensità agricola affiancate ad aree ad alta biodiversità. La cosa mi pare molto interessante.
Sull’impatto ambientale volevo solo dire che tu, io e nessuno al mondo può prevedere l’impatto ambientale di nulla in toto, si possono solo fare delle stime, stime che però si fanno solo per gli OGM… e la domanda dunque diventa: che differenza c’è a livello di impatto ambientale nell’inserimento di una varietà di mais GM rispetto ad una varietà di mais? Questa diversità di impatto è maggiore o minore rispetto ad esempio alla decisione di coltivare invece del mais la colza? dal Farm Scale Evaluation inglese risulta ad esempio che nella colza ci sono 37 api per km2 mentre nel mais sono meno di 1, per non parlare di tutti gli altri taxa. (pag 1867, prima tabella)
http://journals.royalsociety.org/content/d03d96qrmn2t72yj/fulltext.pdf
Risulta inoltre che vi è una differenza significativa tra colza invernale e colza primaverile… coltiviamo dunque solo colza primaverile non OGM perchè ha più insetti e più erbacce? e se però cambiamo il diserbo e rimuoviamo più infestanti… come la mettiamo?
In sostanza qualunque azione ha un impatto ambientale e l’impatto ambientale di coltivare una specie rispetto ad un’altra è più grande di quello tra la scelta di coltivare una varietà OGM o una non OGM, ma a ben vedere l’impatto ambientale del decidere di COLTIVARE quel campo (in qualunque modo) è di gran lunga più grande di qualunque altro tipo di impatto. Questi sono dati, evidenze sperimentali.
Cosa vogliamo fare? Adottare una agricoltura a “basso” impatto (con + biodiversità, ma sempre molto meno di quella naturale e con minor produttività e che quindi richiede più terra per produrre la stessa quantità di cibo) o una ad alta produttività (che presenta aree molto intensive e a bassa biodiversità, ma che richiedono meno terra lasciando più spazio agli ecosistemi naturali)?
Questo è un grande dilemma, ma se usassimo ancora le varietà pre-rivoluzione verde dovremmo mettere a coltura metà delle nostre aree boschive e anche le nostre terre marginali (che hanno un altissimo livello di biodiversità) per produrre abbastanza cibo… a meno di non rinunciare alle pratiche di allevamento… e allora addio ai nostri beneamati prodotti tipici… che ironia della sorte oggi non possono vivere senza gli OGM.
http://biotecnologiebastabugie.blogspot.com/2007/12/questione-di-pelle-degli-altri.html
Come vedi ndp
Ciao.
Luca M
20 feb 2008 - 16:41 - #26Grazie per gli spunti e soprattutto per i link li leggerò per benino…il mio personale punto di vista è questo: l’agricoltura ha fatto un grande errore in passato e se lo sta trascinando dietro, ha voluto imitare il modello industriale. Se per l’industria fino ad ora non ci sono stati grossi problemi, per l’agricoltura è diverso. Diverso in realtà non lo è.. è solo un discorso di risorse esauribili e per quanto sia il tuo piccolo appezzamento ha minori risorse del resto del pianeta.
Questo è il punto cruciale che ha ucciso e sta uccidendo il settore primario. Non c’è stata una visione economica di mantenimento delle risorse, si è badati alla produzione fine a se stessa.
Dopo anche qui ci sono visioni diverse sulle possibili soluzioni da mettere in campo, io ad esempio sono per la riduzione della popolazione, altri temono di affossare l’economia, insomma i discorsi poi si intrecciano un po’ troppo.
Per rispondere al tuo quesito se utilizzare le piante poco produttive o avere un impatto maggiore, io opto decisamente per una popolazione sostenibile in tutti i termini; con i sacrifici del caso ma che reputo comunque minori degli effetti devastanti che stiamo subendo, soprattutto sul fronte climatico - anche lì ci sono più teorie e la teoria ciclica dell’attività solare se devo essere onesto mi pare plausibile -.
Detto questo direi che il nostro dibattito è in fase conclusiva…spero di vederti ancora su questo blog soprattutto per i link che arricchiscono dal punto di vista tecnico un post (anche se non va nella direzione del post medesimo..ma è giusto così, il confronto e il contraddittorio sono utili).
Ti saluto e, spero a presto