Chi coltiva i fiori?

Fiori coltivati in America Latina Avete acquistato un mazzo di rose rosse (o comunque fiori recisi) per la vostra dolce metà nel giorno di San Valentino? Se la risposta è SI sappiate che oltre al danno alle piante, avete contribuito al problema ambientale molto più di quanto potete immaginare.

La maggior parte dei fiori "fuori stagione" immessi sul mercato non sono prodotti localmente: l'America Latina, dove i coltivatori possono utilizzare pesticidi da tempo vietati altrove, produce circa il 70% del consumo Usa di rose rosse mentre il restante proviene dall'Europa, in particolare da Paesi Bassi.

Uno studio condotto nel 2002 ha rivelato che circa ottomila lavoratori nei roseti della Colombia sono stati esposti per lunghi periodi a 25 sostanze cancerogene derivanti da pesticidi altamente tossici. Secondo l’International Labor Rights Fund (Ilrf), due terzi dei coltivatori di fiori in Colombia ed Ecuador hanno problemi di salute dovuti alle condizioni di lavoro. Da ricordare che il 20% di essi è rappresentato da bambini.

L'Italia è forte importatrice (stime attorno alle 415 tonnellate solo di rose recise ogni anno) di fiori che arrivano a contenere il più del quadruplo della quantità di pesticidi consentita nei cibi: in teoria la richiesta ai paesi importatori è limitata ai soli fiori senza residui chimici, ma in pratica, non è possibile operare controlli come per quanto avviene sui cibi.

Se si considera anche l'impatto ambientale per lo spostamento di camion, navi ed aerei del settore dovrebbe passare la voglia di comprarli quando si entra in un negozio di fiori. Negli Usa infatti sono esplose le vendite di piante e fiori "USDA Organic", ovvero coltivate secondo la certificazione governativa con uso minimo di pesticidi atossici e prodotte localmente. La diffusione in Italia ancora non ha preso piede. La speranza è che si passi dal regalo di un fiore reciso ad una piccola pianta.

Via | Enn

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