Ci sono varie idee sul fatto che una soluzione al surplus in atmosfera di CO2 possa venire dagli oceani. Abbiamo parlato di fertilizzazione degli oceani, o di mandare siluri in profondità, oggi parliamo di un sistema simile, ovvero di “salsicciotti” pieni di CO2 liquida depositati sul fondo del mare.
Secondo il Dr. David Keith, esperto canadese di sequesto di CO2, il gas incriminato potrebbe essere preso direttamente alla fonte, dalle industrie e centrali che la producono. Poi convertita allo stato liquido, e trasportata attraverso tubi in fondo all’oceano. Dove troverà riposo sicuro in enormi “sacchetti” fatti di polimeri. Una borsa di dimensioni di 100 metri x qualche chilometro potrebbe ospitare fino a 160 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, circa quello che viene prodotto in 2 giorni e mezzo di emissioni globali.
La CO2 in fase liquida messa ad almeno 3 km di profondità resterà inattiva, a causa delle alte pressioni e delle basse temperature. E lì rimarrà senza mescolarsi alle acque ed alterare l’ecosistema marino. Inoltre, garantisce Keith, a sua volta non verrà disturbata perchè una volta che ci si allontana dalle pendenze continentali, l’oceano profondo risulta essere un ambiente piuttosto tranquilloe non ci sarebbero rischi per i “salsicciotti”. Tutto bene.
Quindi in questo modo la CO2 rimarrebbe inerte, il mare salvo, le borse sarebbero economiche, e il problema risolto. Anche se io preferirei, come per i rifiuti ad esempio, una riduzione a monte piuttosto che l’apertura di “discariche” in fondo al mare.
Via | Science Daily
Foto | Flickr
DrSlump
20 feb 2008 - 03:17 - #1Bella soluzione, riempiamo di co2 il fondo dell’oceano. E quando sarà pieno? E se per una catastrofe imprevedibile fuoriuscisse la co2 prodotta in tanti anni.. cosa succederebbe?
Pazzi scellerati.
debborahh
20 feb 2008 - 08:20 - #2cosa succede se si rompono
sti sacchetti in polimero????
chissa perche’ non ci dicono che si avrebbe un aumento cosi’ elevato di co2 da modificare pure il ph dell’acqua,forse
dovrebbero dire che porterebbe morte e distruzione.
i problemi si devono risolvere a monte e non a valle.
vedi per gli imballaggi la colpa e’ delle multinazionali,perche’
ad esempio una volta le sigarette le vendevano sfuse,adesso nel pacchetto,che a sua volta e ‘contenuto nella stecca,a sua volta confezionata in uno scatolone!!!
le uova le compravi dal contadino e il loro packaging era carta di giornale ormai vecchio,arrivavi a casa e aprendo questo packaging, ti mettevi a leggere le notizie,scoprivi fatti curiosi e interessanti, alla fine lo utilizzavi per accendere la stufa o il camino.
ora lo stesso prodotto salvo rari casi e’ imballato nella plastica,non ci leggi nessuna notizia e non accendi nemmeno la stufa…
stever
20 feb 2008 - 10:17 - #3e se succede un terremoto/crollo marino non previsto ? che succede se la Co2 fuoriesce ? se una nave passasse nei paraggi potrebbe affondare di colpo (le bolle di Co2 farebbero mancare il sostegno dell’acqua sotto la nave) oppure asfissiare tutto l’equipaggio (come successo in maniera naturale ad alcuni villaggi intorno ad un lago africano) ! :-(
planetx
20 feb 2008 - 14:49 - #4@stever
L’effetto sarebbe molto più semplice, ma ancor più catastrofico: l’acqua diventerebbe acida per almeno 15 volte il volume del gas liquido intorno… magari dopo un poco si riequilibrerebbe e le variazioni sarebbero di pochi decimi di pH… MA SU SCALA MONDIALE! Localmente sarebbe un disastro fino a che la natura non rimette a posto le cose… sigh…
Lerajies
20 feb 2008 - 16:27 - #5Lasciamo che la natura faccia il suo corso, se per qualche decennio i mari saranno deserti, pazienza, alla fine un giorno ci ritornerà e si creerà un nuovo ecosistema
Almaro
20 feb 2008 - 16:44 - #6Lerajies sei un genio!!ahahahahah..ma come si fa a ragionare così!!