Politica agricola comune: Italia penalizzata

Un immagine sulla desolazione politica della PAC in ItaliaDiciamola tutta: l’agricoltura dei diversi Paesi dell’Unione Europea non è trattata allo stesso modo dalla Pac (Politica agricola comune): c’è chi ha più privilegi di altri. E l’Italia dei prezzi schizzati alle stelle, dati alla mano, è penalizzata da Germania e Francia. L’accusa nei confronti di un certo modo di disporre dei finanziamenti relativi alla P.A.C. è partita da “Vegetalia” – Salone nazionale del contoterzismo, che si è tenuto a Cremona.

I dati portati dall’analisi del Centro studi Cremona parlano chiaro: ogni ettaro di superficie agricola coltivata in Italia riceve un aiuto comunitario di 159 euro, contro 193 della Francia e addirittura 303 della Germania. Ciò significa che un ettaro di superficie coltivata in Italia beneficia di un contributo inferiore del 18% rispetto alla Francia e del 48% rispetto alla Germania.

Prendendo in considerazione come unità di misura le aziende agricole e non gli ettari coltivati, la situazione peggiora in maniera consistente. In media un’azienda agricola italiana incassa da Bruxelles un assegno di 1.265 euro all’anno sotto forma di aiuti disaccoppiati. In Francia il premio medio per azienda è di 13.900 euro, mentre in Germania si sale fino a 14.295 euro.

Secondo la prospettiva europea la differenza di trattamento consiste nel nanismo dell’agricoltura italiana fatto da circa 2,2 milioni di aziende, mentre in Germania sono meno di 400 mila e in Francia un po’ più di 400mila. Meno giustificabile è, invece, il divario che si riscontra in termini di aiuti disaccoppiati per ettaro di superficie agricola. Questo è il risultato di una politica agricola europea che, in passato, ha privilegiato settori produttivi e modelli di produzione come quelli presenti in Germania e in Francia, prestando più attenzione alla quantità che alla qualità, alla produttività che alla sostenibilità.

La riforma dello stato di salute della Pac, che ha iniziato il proprio corso a Bruxelles con la seconda formale discussione nell’ambito del Consiglio dei ministri Ue, riguarda in modo diretto circa un milione e mezzo di aziende agricole italiane, a favore delle quali l’Unione Europea eroga annualmente 4,5 miliardi di euro, senza considerare il secondo pilastro della Pac, ovvero la politica di sviluppo rurale.

Nell’analisi dal Centro Studi di Cremonafiere si evidenzia che la Health Check, come viene chiamata comunemente la riforma voluta dal commissario Fischer Boel, avrà un notevole impatto sull’agricoltura italiana. L’aumento della modulazione obbligatoria al 13% implica una riduzione degli aiuti diretti di 320 milioni di euro; mentre il cosiddetto plafonamento costa circa 70 milioni di euro alle più grandi aziende.

Con questa misura l’Ue impone la sostituzione degli aiuti storici individuali con un aiuto forfetario uguale per tutti gli agricoltori di uno stesso Stato membro, il cui importo si attesta sui 300 euro per ettaro. Il Centro Studi di Cremonafiere ha calcolato che le perdite per le aziende con il valore più elevato dei titoli Pac potrebbe superare il 95%.
Il documento di orientamento della Commissione prospetta inoltre l’abolizione degli aiuti accoppiati e del regime delle quote latte, che comporterà un forte incremento delle importazioni: oltre il 30%, secondo un recente studio Ismea – Unalat.

L’importanza della Health Check per l’agricoltura italiana

Numero di aziende interessate dai pagamenti diretti 1.500.000
Impatto dell’aumento della modulazione obbligatoria al 13% 320 milioni di euro
Impatto del taglio lineare e progressivo dei pagamenti diretti di taglia elevata (plafonamento) 70 milioni di euro
Impatto della regionalizzazione (flat rate) Perdite fino al 95% degli aiuti diretti per alcune tipologie di aziende agricole
Impatto abolizione degli aiuti accoppiati I rischi maggiori sono a carico di settori come il riso, i foraggi essiccati e le sementi
Impatto dell’abolizione del regime delle quote latte Aumento del 30% dell’import (studio Ismea – Unalat)

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