Ricollegandomi ai post di PiccoloSocrate relativi al compost ho intervistato al telefono Enzo Favoino, agronomo, docente della scuola Agraria di Monza e esperto del Ministero dell´Ambiente, già consulente del Comune di Trento e autore di un prestigioso studio pubblicato assieme a Dominic Hogg: “The potential role of compost in reducing greenhouse gases ” da cui emerge che il trattamento biologico dei rifiuti è considerato una delle risorse possibili per la loro gestione in ambito agricolo. Innanzitutto per il “sequestro” di anidride carbonica nel terreno.
Usare i concimi organici, come ad esempio quelli derivati dal compostaggio, potrebbe aumentare l’ammontare di carbonio immagazzinato in questi suoli e contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni di gas serra. Oltre che a migliorare la qualità del terreno a a prevenire l’inaridimento.
Professore Favoino, nello studio parla di “sequestro” dell’anidride carbonica nel suolo. Cosa significa esattamente?
Il “sequestro” del carbonio nel suolo è stato riconosciuto dal Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici e dalla Commissione europea come una delle possibili misure attraverso le quali le emissioni di gas serra possono essere ridotte. Una stima del valore potenziale presume che il 20% della superficie di terreno agricolo della UE potrebbe essere utilizzato come un pozzo di carbonio e potrebbe rappresentare circa il 8,6% di riduzione totale delle emissioni obiettivo.
Un aumento di appena dello 0,15% di carbonio organico nei terreni seminativi, per un anno, in un paese come l’Italia implicherebbe il “sequestro” della stessa quantità di carbonio nel suolo, attualmente rilasciato in atmosfera.
Inoltre, l’aumento della materia organica nel suolo può causare altri gas e migliorare la lavorabilità dei suoli, la ritenzione idrica, favorire meno di produzione e di uso di concimi minerali e di pesticidi, e ridurre il rilascio di ossido di azoto.
Come possono i rifiuti urbani diventare fertilizzanti in terreni agricoli ?
Attraverso la raccolta differenziata prima che priva i rifiuti di tutti quei materiali che non possono rientrare nel compost. Una volta che si ha solo materia organica con una sorta di pre-trattamento li si riduce e li si rende biologicamente inerti.
E anziché metterli in discarica, o peggio nell’inceneritore, potrebbero contribuire a fertilizzare i campi riducendo le emissioni di gas serra. Attualmente i nostri terreni agricoli, si pensi alla fertile Pianura Padana hanno perso la di capacità di deposito di carbonio. Che però non è uno stato permanente. Il compostaggio può contribuire in modo positivo per il duplice obiettivo di ripristinare la qualità del suolo e il “sequestro” di carbonio nel suolo.
Applicazioni di materia organica (in forma di fertilizzanti organici) possono portare sia ad un accumulo di carbonio organico nel suolo nel corso del tempo, o una riduzione del tasso di materia organica. In entrambi i casi, la quantità di materia organica nel suolo sarà superiore a quella introdotta dai fertilizzanti.
Insomma un compostaggio domestico ci starebbe?
Invertire il declino della materia organica del suolo che si è verificata in questi ultimi decenni, e contribuire alla creazione di una stabilizzazione organica nel suolo, attraverso la raccolta differenziata o alla produzione di compost casalingo come in Austria.
I risultati suggeriscono che i terreni dove il letame è stato aggiunto, il carbonio organico del suolo ha livelli superiori a 1,34% mentre è di 1,13% rispetto ai suoli trattati con concimi chimici, per un periodo di 50 anni. Questo dato è chiaramente significativo.
Raimondo
27 feb 2008 - 13:57 - #1Chiedo aiuto a valutare la seguente soluzione: nelle città dove non si fa la raccolta differenziata porta a porta (unico modo per evitare che la frazione umido dei rifiuti venga gettato con gli altri e finisca in discarica o negli incenritori)
ADOPERARE IN TUTTE LE CASE I TRITARIFIIUTI questo però porterebbe ad un aumento di carico di lavoro per gli impianti di depurazione delle acque di scarico. Di conseguenza sarebbe necessario aumentere le dimensione e il numero dei depuratori.
Esistono anche dei tritarifiuti per grandi mense che liofilizzano i residui riducendo a 1/10 i rifiuti prodotti (PENSATE AL RISPARMIO). Ci vorrebbe un tread di approfondimento su questi dispositivi.
Saus
27 feb 2008 - 17:35 - #2secondo me il tritarifiuti non è la soluzione. in questo modo si utilizzerebbero risorse (materiali per costruzione dei tritarifiuti) ed energia elettrica per farli andare, in modo poco utile. la soluzione è quella della raccolta separata della componente organica dei rifiuti.
anche perchè una delle condizioni per cui il compost risulti efficace per il miglioramento delle caratteristiche strutturali del suolo, il compost o humus deve aggregarsi secondo processi naturali, con pezzi più grandi legati a pezzi più piccoli, così da creare una porosità costituita sia da micropori (che trattengono fortemente l’acqua) sia da macropori (che permettono lo sgrondo dell’acqua in eccesso evitando che l’ambiente attorno alle radici sia privato della componente gassosa, diventando quindi carente di ossigeno, anch’esso necessario alla vita e salute delle radici). per questo aggiungere pezzetti estremamente piccoli (triturati) non penso sia un obiettivo da perseguire.
ripeto: secondo me bisogna semplicemente richiedere con convinzione una raccolta differenziata spinta, al meglio “porta a porta”, e dove questo non sia possibile almeno con la possibilità di conferire l’organico a parte.
davo
27 feb 2008 - 21:44 - #3Raimondo e secondo te i fanghi dei depuratori dove vanno a finire? Negli inceneritori.
Gino36
28 feb 2008 - 00:52 - #4Credo che il consumo di suolo per speculazioni edilizia & company sia un problema ben più grave della perdita di materia organica.
Del resto una volta che si è costruito un bel centro commerciale con strade di accesso, rotatorie annessi e connessi e lottizzazioni che sorgono tutte intorno a mo di metastasi, difficilmente si potrà ricreare suolo in quel luogo almeno per qualche migliaio di anni.