Agroalimentare, l'industria fa da sè

Prodotti made in Italy che formano il tricolore

L’industria alimentare italiana affila i coltelli. E non solo per il taglio di prosciutti e salami, ma per ricollocarsi, partendo da questo momento di impasse economico, sui mercati mondiali. E punta sulla ricerca: sviluppare nuovi cibi capaci di migliorare la salute, produrre alimenti salutari, aumentare la sostenibilità dell'industria alimentare italiana, sono alcuni degli obiettivi del documento strategico approvato dai principali stakeholder dell'agroalimentare italiano (Barilla, Granarolo, Ferrero, Illycaffè, Inalca/Cremonini, Saplo/Peroni, Progetto Europa), riuniti nel Board della Piattaforma tecnologica nazionale "Italian Food for Life".

Era il 2006 quando un nutrito gruppo di industriali (Federalimentare) e cervelloni (Crui – Conferenza dei rettori delle università italiane) si riunirono alla LUISS per discutere del futuro dell’ agroalimentare nostrano: l’oro italiano. E conti alla mano, come emerse dalla relazione del Presidente di Federalimentare Luigi Rossi di Montelera questi proprio non tornavano.

L’analisi fu impietosa: accanto a delle materie prime di eccellenza, a prodotti unici per lavorazione, alla sapienza e competenza degli artigiani, c’era una politica disinteressata, o forse troppo interessata, strozzata dall’Europa, sul lancio definitivo nel mercato globale dei prodotti italiani. Perché, si disse, non produciamo quanto dovremmo, né esportiamo come potremmo. Detto fatto, per sopperire alle carenze strutturali della classe politica italiana, si decise di mettere in piedi “Italian Food for Life”, cioè il meglio del meglio della ricerca e dell’industria nostrana.


Il documento (Implementation Action Plan) si struttura in 7 pilastri (Alimenti e salute; Qualità e produzione dei prodotti alimentari; Scienza del consumatore; Sicurezza alimentare; Sostenibilità della produzione; Gestione della catena alimentare; Comunicazione, formazione e trasferimento tecnologico) che coprono tutte le aree scientifiche e tecnologiche inerenti la nutrizione, la produzione/trasformazione di alimenti e la distribuzione, con particolare riferimento agli studi diretti ad assicurare e a mantenere viva la fiducia del consumatore nell'Industria alimentare.

Le priorità indicate nell'ambito della Ricerca Alimentare sono di studiare il comportamento dei consumatori in modo da far sì che "la scelta più semplice sia anche la più salutare"; di sviluppare nuovi cibi capaci di migliorare la salute attraverso la prevenzione dei rischi di alcune malattie legate all'età; di produrre alimenti gustosi e al contempo salutari e compatibili con lo stile di vita del consumatore moderno; di produrre innovazioni in grado di ridisegnare e ottimizzare i processi di trasformazione e imballaggio degli alimenti, accrescendo la sostenibilità e la competitività dell'Industria alimentare; di adottare un approccio integrato alla sicurezza alimentare che consideri l'intera filiera del prodotto; di determinare la sostenibilita' dei diversi sistemi produttivi nel tempo; di realizzare modelli innovativi di ricambio generazionale, competenze imprenditoriali e pari opportunità.

Secondo le industrie agroalimentari italiane, presupposto indispensabile nel perseguimento della modernizzazione del nostro sistema produttivo è un crescente stimolo al dialogo e alla collaborazione tra industria e ricerca per elaborare progetti a livello territoriale, nazionale ed europeo, che garantiscano lo sviluppo della nostra industria alimentare senza tradire la fiducia riposta dal consumatore, non piu' solo italiano, ma cittadino del mondo.

Nel 2007 l'industria alimentare italiana si è confermata, con 113 miliardi di euro di fatturato, 6.500 aziende sopra i 9 addetti e 400.000 occupati la seconda industria manifatturiera nazionale, subito dopo il settore metalmeccanico. Esporta quasi 18 miliardi di euro e i mercati del mondo sono il futuro, e insieme ad agricoltura, indotto e distribuzione è al centro della prima filiera economica del Paese. Inoltre acquista e trasforma il 70% delle materie prime agricole ed è universalmente riconosciuta come ambasciatrice del Made in Italy nel mondo, dal momento che quasi l'80% dell'export agroalimentare italiano è rappresentato da prodotti industriali di marca.
L'industria alimentare italiana - riferisce Federalimentare - investe ogni anno in sicurezza, qualità e ricerca il 2,4% del proprio fatturato (oltre 2,7 miliardi di euro).

Via| Agi

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