Il biofuel sfamerà i poveri?

Un contadino indiano a lavoro nelle risaieGli agricoltori finlandesi lo scorso anno si sono visti aumentare le entrate del 10% grazie allo sviluppo dei biocarburanti, tanto che il fenomeno è divenuto oggetto di studio al fine di rendere noti i risultati e proporre modelli a tutte le comunità agricole (Comunità europea permettendo).
Il fenomeno, tengo a sottolinearlo, riguarda, a quanto sembra, solo il Nord Europa, avendo noi in Italia il problema dell'inflazione che non solo ammazza i consumi, ma nel clima generale di speculazione sulle materie prime, non garantisce ai nostri agricoltori l'aumento delle entrate.

Secondo la ricerca MTT Agrifood - un organismo di esperti che operano sotto il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali finlandese- i redditi degli agricoltori hanno raggiunto 988 milioni di euro, mentre nel 2006 erano pari a circa 900 milioni di euro.

Il fattore centrale per l'aumento del reddito agricolo è derivato dall'aumento dei prezzi sia per la produzione sia per allevamento mentre una leggera diminuzione è stata registrata nel volume delle sovvenzioni agricole e orticole rispetto al precedente anno. Intanto, le vendite di grano sono quasi raddoppiate nel 2007, sia per l'abbondanza dei raccolti, sia per l’aumento del prezzo medio anche della carne di maiale (circa il 5%), carne bovina (4%), pollame (2%) e latte (8%).

Una relazione dettagliata da parte degli Stati Uniti sul reddito agricolo nel 2007, ha anche mostrato che per il nuovo mercato dei biocarburanti si è registrato il record di tutti i tempi, al netto dei redditi agricoli. L’idea, anche se è troppo presto per dirlo, è che questi effetti al rialzo del reddito possano aiutare la stragrande maggioranza dei poveri nel mondo che vivono di agricoltura. Molti analisti concordano sul fatto che nel lungo termine i biocarburanti possono contribuire ad annullare la fame nel mondo.

Al recente incontro tenutosi al Parlamento Europeo tra rappresentanti della Commissione europea, del Consiglio, scienziati e responsabili di ONG e federazioni di produttori di biofuel, Dorette Corbey eurodeputata olandese, ha affermato che “buoni biofuel possono contribuire a un ambiente migliore” a patto che riescano a garantire almeno il 50% di emissioni nocive in meno rispetto ai carburanti classici.

Una richiesta criticata da diversi partecipanti e definita “arbitraria”, nella convinzione che in tal modo si escluderebbero molti dei biofuel prodotti in Europa. Da parte del presidente della commissione parlamentare agricoltura, il deputato britannico Neil Parish, la convinzione è che nonostante i biocombustibili possano considerarsi una risorsa per gli agricoltori e siano in grado di assicurare una certa sicurezza in campo energetico, “se il solo modo per raggiungere l’indipendenza energetica è importare tutto il biofuel, allora si è punto e daccapo”.

La deputata olandese ha tenuto a sottolineare come, nonostante sia ancora prematuro tirare conclusioni sui benefici o meno del “petrolio verde”, i biocarburanti “possono influire negativamente sull’aumento dei prezzi degli alimentari e contribuire all’impoverimento delle risorse naturali”, determinando pertanto la necessità di “operare una differenza fra buono e cattivo biofuel, dal momento che, quello buono, può di certo contribuire ad un ambiente migliore”.

Via | Biopact
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