La Puglia riutilizza le acque reflue in agricoltura

carciofi inglesi coltivati in Puglia con le acque reflue. Foto Franie Frou FrouLa Camera di commercio di Bari organizza un convegno sul riuso delle acque reflue in agricoltura. Gli agricoltori hanno preso nota dello stato di allerta lanciato dalla protezione civile sulle scorte di acqua disponibili e sanno che irrigare i campi passerà in secondo piano rispetto alla priorità del rifornimento per uso civile.

La Regione Puglia ha finanziato un progetto che prevede la possibilità per gli agricoltori di usare gratuitamente l'acqua in uscita del depuratore. Sui campi non finisce quindi l'acqua carica di liquami, ma acqua pulita. Coldiretti aveva chiesto di poter sfruttare questa acqua per affiancare alle coltivazioni tradizionali (ciliegi, mandorli e ulivi) che sfruttavano la piovosità in autunno e inverno, altre piante che richiedono acqua anche in primavera ed estate (mais, sorgo, girasole e una varietà di carciofo inglese-danese).

A parte i carciofi, queste nuove coltivazioni non sono destinate all'alimentazione umana, ma a diventare mangimi per animali. Su l'informatore leggo che "si tratta di colture ad altissima produzione di sostanza secca (il sorgo e il mais possono produrre da 600 a 800 q. di massa verde per ettaro), ma a basso valore commerciale e a grosso volume e peso (il che rende sconveniente l’importazione, perché il trasporto costa più della materia prima)."

Ora, trovo più che giusto evitare gli sprechi d'acqua e cercare di riutilizzarla nel miglior modo possibile, ma mi chiedo: perché in una regione con poca acqua si vuole puntare a coltivazioni che ne richiedono in periodi di scarsità e stimolare il settore zootecnico, anch'esso bisognoso di acqua durante tutto l'anno?

Via | ANSA e Regione Puglia
Foto | Franie Frou Frou

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