La Camera di commercio di Bari organizza un convegno sul riuso delle acque reflue in agricoltura. Gli agricoltori hanno preso nota dello stato di allerta lanciato dalla protezione civile sulle scorte di acqua disponibili e sanno che irrigare i campi passerà in secondo piano rispetto alla priorità del rifornimento per uso civile.
La Regione Puglia ha finanziato un progetto che prevede la possibilità per gli agricoltori di usare gratuitamente l’acqua in uscita del depuratore. Sui campi non finisce quindi l’acqua carica di liquami, ma acqua pulita. Coldiretti aveva chiesto di poter sfruttare questa acqua per affiancare alle coltivazioni tradizionali (ciliegi, mandorli e ulivi) che sfruttavano la piovosità in autunno e inverno, altre piante che richiedono acqua anche in primavera ed estate (mais, sorgo, girasole e una varietà di carciofo inglese-danese).
A parte i carciofi, queste nuove coltivazioni non sono destinate all’alimentazione umana, ma a diventare mangimi per animali. Su l’informatore leggo che “si tratta di colture ad altissima produzione di sostanza secca (il sorgo e il mais possono produrre da 600 a 800 q. di massa verde per ettaro), ma a basso valore commerciale e a grosso volume e peso (il che rende sconveniente l’importazione, perché il trasporto costa più della materia prima).”
Ora, trovo più che giusto evitare gli sprechi d’acqua e cercare di riutilizzarla nel miglior modo possibile, ma mi chiedo: perché in una regione con poca acqua si vuole puntare a coltivazioni che ne richiedono in periodi di scarsità e stimolare il settore zootecnico, anch’esso bisognoso di acqua durante tutto l’anno?
Via | ANSA e Regione Puglia
Foto | Franie Frou Frou
InAmbienTe
12 mar 2008 - 16:45 - #1Utilizzare in agricoltura l’acqua depurata è cosa buona è giusta, soprattutto sapendo che i processi di depurazione (quelli seri e ben gestiti) posso portare il “liquame” a divertare “acqua potabile” (anche se la legge non lo permette). La mia preoccupazione, però, prende spunto dalla cattiva gestione degli impianti di depurazione (soprattutto a sud). Ovviamente confido in una serie di analisi a monte dei prelievi degli agricoltori, ma sarebbe opportuno prima migliorare i processi depurati e poi provvedere ad educare le amministrazioni alla pratica intelligente di non “buttare” via l’acqua.
Per quanto riguarda l’osservazione finale, credo sia più che corretta. Nel senso che sarebbe opportuno plasmare il ciclo agricolo-produttivo in funzione delle caratteristeche del territorio.
angeliolè
12 mar 2008 - 23:55 - #2sembrerebbero contraddizioni del nostro tempo in realtà , in ogni caso è bussines!
angela
Naima
14 mar 2008 - 12:15 - #3Concordo con InAmbiente; anche se per quello che ne so,anche se ci dovesse essere qualche falla nel sistema non ci dovrebbero essere gravi rischi per la salute,in quanto con brevi,ma giusti,tempi,la terra purifica ogni cosa ; )
ariete4
29 ago 2011 - 14:36 - #4Piacevolmente sorpreso da questo articolo..