I clienti di Banca Intesa Sanpaolo finanziano il nucleare in Slovacchia

Banca Intesa finanzia il nucleare sovietico

Sicuramente i correntisti di Banca Intesa Sanpaolo (e di tutte le altre banche territoriali e le piccolissime banche provinciali controllate del gruppo) non ne sono a conoscenza, ma la loro banca ha approvato l'apertura di credito per 100 milioni di euro per finanziare il completamento della centrale nucleare con tecnologia degli anni '70 a Mochovce, in Slovacchia. In pratica, in Italia niente nucleare, ma oltreconfine abbiamo una cintura di centrali più o meno all'avanguardia. Quindi con parte dei loro depositi stanno finanziando un ecomostro.

Molto probabilmente la banca avrà ricevuto buone garanzie a copertura della cifra esborsata - senza preoccuparsi di richiedere serie garanzie ambientali. A manovrare il tutto c'è l'Enel cui importa ben poco che i reattori sovietici di 40 anni fa siano senza un guscio di contenimento che possa proteggerli da eventi esterni (ad es. la caduta di un aereo o un attentato terroristico). Il gruppo energetico ha investito circa 1,8 miliardi di euro mentre il Governo Italiano, rifiutandosi di partecipare al progetto, non chiede nemmeno la VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale), negando ai cittadini la possibilità di decidere.

Quel che fa andare su tutte le furie gli attivisti di Greenpeace è che quei 1,9 miliardi di euro serviranno a generare solo 880 Mega Watt di energia mentre si potrebbe spendere un quinto se si costruisse ex-novo una centrale a gas per generare la stessa potenza. Enel non è nuova ad investimenti al limite del rispetto dell'ambiente per poi ripulire l'immagine con pochi milioni di euro investiti nelle energie alternative. Colpisce invece l'intervento di Banca Intesa che Greenpeace spera di far rientrare sulla retta via come già è accaduto in altri casi simili per la divisione tedesca di Unicredit e di Ing.

Via | Greenpeace

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