Il nucleare nei paesi in via di sviluppo?

Il Nucleare nei pvs?

L'uscente amministrazione Bush lascerà il segno non solo per la guerra in Iraq: nel budget per il 2009 saranno stanziati 20 milioni di dollari per i piani d'investimento del Dipartimento Usa dell'Energia destinati al GNEP (acronimo di Global Nuclear Energy Plan), un consorzio per lo sviluppo energetico cui collaborano ben 21 paesi, tra cui figura anche l'Italia, entrata nell'accordo volontario il 13 novembre 2007.

Come al solito, l'obiettivo è degno dei migliori sforzi - lo sviluppo del sistema energetico nei paesi in via di sviluppo dove nel 2015 ancora non sarà presente un sistema solido per costituire l'infrastruttura adeguata per lo sviluppo. Allo stesso tempo i mezzi sono alquanto discutibili, visto che si usano le centrali nucleari. Tutto questo perchè i capi del dipartimento americano prevedono che nel 2030 la domanda mondiale di energia dovrebbe raddoppiare: i pvs costituiranno il 70% del totale. Quindi via col nucleare anche lì!

Il nucleare pulito garantirebbe i migliori risultati? Nei pvs non dovrebbe entrare il nucleare perchè i rischi sono altissimi. L'instabilità politica, la mancanza di personale tecnicamente all'avanguardia, i sistemi di sicurezza (e l'esperienza nel gestirli) contro attacchi terroristici sono solo alcuni dei possibili problemi. Se mettiamo in mezzo anche il problema delle armi di distruzioni di massa che potrebbero nascere dall'utilizzo alternativo delle centrali la frittata è completa.

I partecipanti al GNEP non spingeranno sulle fonti alternative per due ragioni: le fonti alternative hanno un tasso di rendimento per i fondi investiti ben al di sotto del nucleare e perché, come avviene già per le automobili, molti paesi che fanno ricerca sul nucleare esporteranno le loro tecnologie "obsolete" nei pvs per rimettere a posto i bilanci.

Via | NewScientist.com

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