Maggio senza grano?

Campi di granoPasso indietro sui biocarburanti. E anche un sentore di allarme. A maggio l'Italia potrebbe avere “qualche difficoltà di approvvigionamento di grano duro”. La notizia-choc esce direttamente dalla bocca di Ivano Vacondio, presidente di Italmopa (Associazione industriali mugnai d’Italia) , che però mette le mani avanti e precisa: “Non possiamo affermare che di qui a tre mesi saremo senza grano duro, assolutamente, ma qualche difficoltà di approvvigionamento è prevedibile, almeno fino ai nuovi raccolti”.

Ma subito dopo rilancia: "Sei Paesi, Canada, Australia, Stati Uniti, Francia, Russia e Ucraina, controllano il 70 per cento dell’export mondiale di grano, ed è ben più di una sensazione che facilmente queste realtà facciano cartello sui prezzi".

Da risolvere al più presto, secondo Italmopa, anche il nodo legato alle bioenergie. Ivano Vacondio chiede di frenare gli entusiasmi sulla produzione agroenergetica e di rivedere il comparto. “E’ corretto produrre energie da fonti rinnovabili – spiega – ma attraverso l’utilizzo di biomasse. I cereali devono avere una priorità a scopo alimentare, piuttosto che energetico”.

Per questi motivi Vacondio rinnova la richiesta di una moratoria di cinque anni sugli aiuti concessi all’agricoltura e all’industria per la produzione di biocarburanti e di bioenergia dai cereali. “Per come è la situazione italiana – dice – fra qualche anno importeremo biocarburanti, perché non abbiamo terreni sufficienti per essere autonomi. In ogni caso Italmopa ritiene che la destinazione della cerealicoltura sia obbligatoriamente quella dell’alimentazione umana e zootecnica, senza alcuna altra sfaccettatura di impiego”.

Secondo i dati diffusi da Confagricoltura dopo la riforma della Pac del 2003 e l’avvio del disaccoppiamento (sostegno economico ai produttori indipendentemente dalle produzioni effettuale) , la capacità produttiva italiana di frumento duro ha subito un netto ridimensionamento. Le superfici sono calate di circa mezzo milione di ettari e la produzione si è attestata, in base alle ultime stime, sui 3,5 milioni di tonnellate.

Dopo la fine dell’estate 2006, il prezzo di mercato del frumento duro in Italia ha subito un incremento di oltre il 30 per cento. L’Italia è il principale Paese importatore al mondo di frumento duro. Gli acquisti sono aumentati negli ultimi due anni in risposta alla situazione di carenza dell’offerta nazionale. Il nostro Paese mantiene la posizione di leader mondiale nelle esportazioni di pasta. Anche nel 2006 si è registrata una tendenza favorevole, seppur lieve,
mentre potrebbero essere più problematiche le importazioni di grano dall’estero .

Anche per la comparsa di nuovi consumatori come India e Cina, oppure «concorrenti» sul versante commerciale. L’Arabia Saudita fino ad ora ha sempre acquistato quantitativi modesti di grano. Nei prossimi anni, invece, importerà circa 3 milioni di tonnellate/anno, tenuto conto della volontà di non aumentare le superfici a frumento fino al 2016, con la motivazione di una diminuita disponibilità delle risorse irrigue.

A questo punto una revisione della PAC che succhia il 45 per cento del reddito totale Ue, si rende necessaria. La data per il suo smantellamento è stata fissata al 2013. Ma credo, sinceramente, che vada fatta almeno il prossimo anno. Perché non può essere sempre l’Italia a pagare con il suo ruolo di cuscinetto agroalimentare tra Francia e Germania.

Via |VeronaFiere

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