
“Delle 50 specie di pesci che vivono nelle nostre acque dolci l’unica fuori pericolo è il Cavedano, un pesce molto resistente agli inquinamenti e capace di nuotare persino in acque cosiddette eutrofiche a causa di scarichi industriali. ” Questo si legge nel rapporto del WWF “2008. Acque in Italia. L’emergenza continua: a rischio molte specie di pesci”.
Lampreda padana, lampreda di ruscello, storione cobice, trota macrostigma, carpione del Fibreno, trota marmorata, carpione del Garda, panzarolo, ghiozzo di ruscello e anguilla sono le specie più a rischio. I problemi dei pesci derivano in massima parte dalla scarsità di acque pulite in cui nuotare. Ci sono un sacco di interessi di parte che cercano di erodere le portate minime vitali, ovvero che cercano di prendere acqua per l’agricoltura, per l’industria e per la produzione di energia elettrica lasciando a secco i fiumi.
La cosa peggiore e’ che se il flusso di acqua dalle montagne cala, a non calare sono gli apporti delle fogne. Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque del WWF Italia, arriva al punto di ricordare il giro d’affari della pesca sportiva, pur di farsi ascoltare da chi non si farebbe impietosire dalla vista di un pesce nella m. fino al collo.
Nelle conclusioni il WWF auspica un maggior coordinamento tra le varie autorità che usano le acque dolci, per evitare il frazionamento delle competenze, e d’altra parte vedrebbe con favore “la creazione di un organo tecnico-scientifico simile all’INFS, che potrebbe chiamarsi Istituto Nazionale per la Fauna Ittica d’acqua dolce.” Se questo non fosse possibile, si augurano almeno di poter estendere le competenze dell’Istituto Nazionale di Fauna Selvatica ai pesci d’acqua dolce.
Via | WWF
uomodipalude
21 mar 2008 - 11:58 - #1Sarebbe un ottima cosa una creazione di un organo del genere, ma difficilmente realizzabile; alcuni mesi fa volevano interrompere i finanziamenti all’INFS…
Luca Ba
21 mar 2008 - 12:20 - #2L’articolo secondo me non è esauriente.
Ciascuna specie ha rischi derivanti da problematiche specifiche.
Lo storione è sicuramente il pesce che più ha patito per l’inquinamento e gli interventi sugli alvei fluviali, essendo un pesce che risale i fiumi l’imperversare delle pescaie e della cementificazione nonostante fosse un pesce molto diffuso in particolare nella pianura padana.
Per l’anguilla valgono le stesse problematiche e lo stessoper un pesce non citato nell’articolo che è la cheppia.
La trota macrostigma invece ha subito la concorrenza nello stesso ambiente da parte della trota fario che viene seminata anche in torrenti dei quali non è originaria.
Stesso discorso per la trota marmorata che oltretutto è un endemismo della zona padana con qualche eccezione per la Slovenia.
Il carpione del Garda e del Fibreno sono due endemismi che vivono solo nei rispettivi laghi e subiscono la concorrenza di pesci alloctoni.
Lo stesso per il panzarolo ed il ghiozzo, due pesci che sono facilmente predati da altri.
Non metto assolutamente in dubbio la necessità di monitorare i fiumi per quanto riguarda l’inquinamento e le captazioni idriche, ma per molte specie di pesci autoctoni italiani i problemi non sono dovuti al peggioramento dell’ambiente quanto all’invasione di specie esotiche che spesso estinguono le specie autoctone più delicate.
Lumachina
21 mar 2008 - 13:07 - #3Luca Bra, grazie per l’approfondimento! Ho dato spazio agli scarichi per spiegare la situazione del cavedano. Nei prossimi post torneremo sull’argomento, partendo dagli spunti che ci hai lasciato sugli altri pesci.
spirito
21 mar 2008 - 17:41 - #4e del coregone nessuno ne parla?
capodacqua
17 mag 2008 - 12:50 - #5Sono d’accordo con l’impostazione seguita da Luca Bra. Personalmente sto sollecitando da molti anni il rispetto del deflusso minimo vitale (concetto espresso dalla normativa vigente) per un piccolo ma significativo corso d’acqua nella provincia di Latina. Anche in queste acque anticamente era presente la trota macrostigma, ma già negli anni cinquanta in seguito a semine (forse dello stabilimento ittiogenico) sono iniziate le ibridizazzioni. Infatti gli anziani ricordano le trote con i “puntini rossi”. Probabilmente gli individui attualmente presenti sono degli ibridi. Se qualcuno è interessato a questo caso può visitare il mio sito www.riocapodacqua.it.