Le piante invasive potrebbero distruggere la foresta pluviale

Le specie invasive mettono in pericolo le foreste pluviali. Foto di Reba BearSecondo uno studio condotto da Gregory Asner del Dipartimento di Ecologia Globale del Carnegie Institution, le specie alloctone che sono state introdotte più o meno volutamente nelle foreste pluviali sono in grado di modificare l'ambiente rendendolo meno ospitale alle piante locali con la possibilità di minare seriamente la sopravvivenza di alcune specie.

Grazie all'utilizzo di sensori installati su aerei che hanno sorvolato più di 220 mila ettari, sono riusciti ad ottenere una "scansione" dell'area; hanno cioè identificato le piante chiave ed hanno mappato la struttura tridimensionale della foresta. Sfruttando le peculiarità di ogni specie, sono riusciti a riconoscere le struttura della vegetazione autoctona ed alloctona all'interno dell'area esaminata.

E' stato così notato che il Metrosideros polymorpha, una specie generalmente dominante nelle foreste pluviali hawaiane e caratterizzato da un lento accrescimento, viene sostituito da altre specie quali il Fraxinus uhdei e la Morella faya. Le conseguenze sono riconducibili ad una minore irradiazione che raggiunge le specie sottostanti e ciò ne comporta la scomparsa.

Altri meccanismi attraverso i quali si instaurano processi ecologici negativi per la flora locale (e la fauna di conseguenza), riguardano la modificazione della fertilità del suolo: ad esempio la Falcataria moluccana fissa l'azoto atmosferico e questo accelera lo sviluppo di un piccolo alberello invasivo, il Psidium cattleianum.

Visto il successo ottenuto dalla ricerca e le importanti ripercussioni che se ne desumono, il progetto prevede di ampliare gli studi sugli impatti ecologici in altre foreste hawaiane e delle isole Kauai.

Via | Carnegie Institution’s Department of Global Ecology
Foto | Reba Bear

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