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Incidenti industriali e sicurezza marittima: Italia indisciplinata

Pubblicato: giovedì 03 aprile 2008 da silvia

commissione europea La Commissione europea continua a bacchettare l’Italia sul fronte ambientale. L’esecutivo Ue ha infatti deferito il nostro Paese alla Corte di Giustizia europea per non aver rispettato fino in fondo la direttiva Seveso II, che impone la predisposizione di piani di emergenza in caso di incidenti degli impianti industriali che trattano sostanze pericolose. Non solo. La Commissione ha anche trasmesso un parere all’Italia per non avere recepito la direttiva 21 del 1995 sulla sicurezza marittima.

Nel primo caso la Commissione lamenta il ritardo del nostro Paese nella presentazione dei piani di emergenza. “Le autorità italiane – ha detto il commissario per l’ambiente Stavros Dimas - devono predisporre piani di emergenza intesi a proteggere i cittadini e l’ambiente dalle conseguenze di gravi incidenti industriali. È assolutamente indispensabile che gli impianti in cui vengono trattati materiali pericolosi dispongano di piani di emergenza in caso di incidenti. Le conseguenze di incidenti di questo tipo vanno evitate con ogni mezzo possibile.”

Più burocratica la seconda inosservanza, quella riguardante la direttiva sulla sicurezza marittima delle navi e la prevenzione dell’inquinamento del mare. In particolare, l’Italia non avrebbe ancora applicato la norma che impone di addebitare i costi delle ispezioni all’armatore o all’operatore della nave.

Non mancano però le buone notizie. L’esecutivo europeo ha infatti deciso di chiudere il procedimento aperto nei confronti dell’Italia nel 2003 sulle zone di protezione speciale. Finalmente abbiamo designato i siti mancanti delle zone di protezione speciale per la tutela di specie di uccelli!

Via | Commissione Europea
Foto | me, paolo and the seven wonders foto

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