Nei giorni in cui il Vinitaly consacra la bevanda nazionale vettore dell’export agroalimentare “Made in Italy” , louie ci segnala il reportage curato da l’Espresso in edicola questa settimana dove si denuncia la messa in vendita di 40 mila bottiglie di vino avvelenato.
Le aziende coinvolte sono già 20: otto si trovano al Nord, in provincia di Brescia, Cuneo, Alessandria, Bologna, Modena, Verona, Perugia. Il resto invece è sparso tra Puglia e Sicilia. Con i veleni sono state confezionati 70 milioni di litri e messi in vendita nei negozi e nei supermercati come vino a basso costo anche dai marchi più pubblicizzati del settore per un totale di 40 milioni di fiaschi e confezioni di tetrapack d’ogni volume, offerte a un prezzo modestissimo: da 70 centesimi a 2 euro al litro.
Tutto solo per soldi: con questo sistema criminale i produttori riuscivano a risparmiare anche il 90 per cento: una cisterna da 300 ettolitri costava 1.300 euro, un decimo del prezzo normalmente chiesto dai grossisti del vino di bassa qualità. L’istruttoria è nata partendo da uno dei soliti sospetti: una cantina di Veronella che 22 anni fa venne coinvolta dal dramma delle bottiglie al metanolo.
Le indagini scattano nello scorso settembre quando gli agenti del Corpo forestale di Asiago e dell’Ispettorato centrale per il controllo dei prodotti agroalimentari trovano subito una situazione anomala: accanto alle cisterne c’erano taniche piene di acido cloridrico, altre con acido solforico e 60 chili di zucchero. Gli ispettori mettono tutto sotto sequestro e fanno esaminare campioni di vino bianco e rosso per capire cosa contengano. I test condotti nell’Istituto agrario di San Michele all’Adige e nel laboratorio di Conegliano Veneto dell’Ispettorato centrale forniscono lo stesso verdetto choc: in quel liquido di uva ce n’è circa un quinto, il minimo indispensabile per dare un po’ di sapore.
I test sono concordi: tra il 20 e il 40 per cento, non di più. E il resto? Acqua, concimi, fertilizzanti, zucchero, acidi usati per mimetizzare lo zucchero vietato per legge. L’acido cloridrico e l’acido solforico vengono utilizzati per ‘rompere’ la molecola dello zucchero proibito (il saccarosio) e trasformarlo in glucosio e fruttosio, legali e normalmente presenti nell’uva. Un metodo che consente così di sfuggire ai controlli.
Risultato: da una normale analisi non emergerà la contraffazione. I due acidi, assieme alle altre sostanze cancerogene, non uccidono subito, ma lo fanno progressivamente, in modo subdolo. L’acido cloridrico, comunemente chiamato acido muriatico, può provocare profonde ustioni se finisce sulla pelle, se ingerito è devastante.
Non solo. P.A.N -Pesticide Action Network Europe - denuncia la presenza di pesticidi in un campione di 40 vini di cui: 10 vini francesi, 10 vini tedeschi, sette vini austriaci, tre vini italiani, un vino portoghese, un vino sudafricano, un vino australiano, e un vino dal Cile, tre vini biologici dalla Francia e tre dall’Austria.
Per l’Italia sono stati analizzati 3 diverse bottiglie di vino prodotte in Sicilia, Piemonte e Lazio. Il vino laziale è risultato contenere ben 4 residui chimici, mentre nel Doc delle Langhe piemontesi analizzato sono risultati esserci ben 7 diverse sostanze incluse nelle liste nere dei prodotti potenzialmente cancerogeni dell’Organizzazione mondiale della sanità, dell’Ue e negli Usa. A questo punto io spero che qualcuno pubblichi i nomi delle etichette coinvolte, a tutela di noi consumatori.
Foto | Flickr
simonemuscas
04 apr 2008 - 08:39 - #1Incredibile ciò che c’è scritto in questo post, veramente incredibile. Addirittura ci sono vini DOC coinvolti…mi chiedo, ma in che società viviamo? Ora capisco perchè alcuni vini mi provocano effetti strani…
stever
04 apr 2008 - 09:44 - #2Non è bastato molti anni fa accecare le persone con il vino all’etanolo ora si avvelena lentamente con veleni non rintranciabbili con le analisi standard ma solo con controlli straordinari e specifoci…il tutto venuto alla luce dopo la diossina nel latte di bufala (e credo non solo in quello)…speriamo che la tempistica con cui si sono trovate le frodi non sia un disegno per screditare appositamente il made in Italy.
cattivik
04 apr 2008 - 10:05 - #3Davvero incredibile!
… e pensare che con tutti questi veleni in giro la vita media si sta allungando …
louie
04 apr 2008 - 10:25 - #4le cose peggiori sono 2:
1) i media non ne hanno minimamente parlato, nonostante l’indagine sia partita a dicembre
2) la cantina è la stessa del giochetto del vino al metanolo!!!
chube
04 apr 2008 - 10:56 - #5@cattivik: purtroppo la vita media che si sta allungando è quella dei nostri genitori… gli effetti delle frodi alimentari attuali si vedranno tra qualche anno, decennio forse. Se fossi nei panni del ministro delle finanze non mi preoccuperei più di tanto delle future pensioni, se andiamo avanti così ce ne sarà per tutti (i sopravvissuti).
marco Beninati
04 apr 2008 - 10:58 - #6Io bevo ormai solo acqua e già ho qualke dubbio su di essa!
cattivik
04 apr 2008 - 11:23 - #7Per me stiamo solo diventando più paranoici.
L’idea che una volta si mangiava meglio non è così vera, oggi infatti ci sono molti più controlli.
I nostri genitori hanno mangiato e bevuto di tutto.
Quando poi la gente mi racconta che va a prendere i prodotti dal contadino mi vengono i brividi.
La mia famiglia è stata proprietaria di vigneti DOC e vi garantisco che i contadini nel vino e nei loro prodotti artigianali ci mettono di tutto, tanto chi li controlla?
gangsofny
04 apr 2008 - 11:43 - #8dichiarare tutto in etichetta e aumentare i controlli.
dopo lo scandalo metanolo le aziende furono chiuse,solo per un periodo di tempo,poi tutto ricomincio’ come prima.
togliere alle persone coinvolte qualunque autorizzazione futura nella produzione di alimenti.hai sbagliato cambi mestiere e ti controllo,finche’ scampi.
sono assassini,quindi ergastolo.
d’altra parte quando trovi in giro vini nel cartone a 0,49 euro,qualche trucco ci sara’ pure.
stever
04 apr 2008 - 12:24 - #9ribadisco come per la mozzarella: FUORI I NOMI ! o altrimenti si penalizzano tutti anche gli onesti, alcuni dei quali per non fallire potrebbero passare dalla parte dei disonesti.
chube
04 apr 2008 - 13:14 - #10@cattivik: la mia ragazza (suo malgrado) lavora in questo periodo presso un ingrosso agricolo. Si vendono tonnellate di prodotti fitosanitari (pesticidi, diserbanti, lumachicidi, tutto quanto finisce “cidi”) e la maggior parte dei clienti sono persone inconsapevoli delle conseguenze che il loro impiego comporta. Il risultato è che su gli alimenti, nei terreni, nelle acque e nelle falde si accumulano queste sostanze. Ovviamente rientrando nella catena trofica pure gli umani ne sono esposti imprevedibilmente. Se a questo aggiungiamo l’accumulo di sostanze inquinanti di fonte industriale, urbana e militare, il quadro non è proprio roseo.
Probabilmente non ci siamo capiti, il mio discorso è molto più ampio delle sole frodi alimentari. Ci son sempre state ed aimé in parte resteranno come in questo caso, ma l’accumulo di fattori scatenanti ha conseguenze sulla salute ben più che lineari.
ClaB
04 apr 2008 - 18:10 - #11Si può definire “crimine contro l’umanità”?
secondo me si
lecentosaette
05 apr 2008 - 20:49 - #12nooooooooooooooooooo! il vino noooooooooooooooooooo! toglietemi tutto ma il vino noooooooooooooooooooooooooo!