Cindia vuole il petrolio dell'Africa

L'India aspetta il petrolio

L’India, terzo consumatore mondiale di petrolio (241 milioni di tonnellate l’anno, 4,8 milioni di barili al giorno) cerca di ottenere l’oro nero dell’Angola e strizza l’occhio al Venezuela, dopo essere stato battuto dalla Cina per i più vicini giacimenti di Kazakistan e Myanmar.

L’Angola ha una produzione di 1,9 milioni di barili al giorno ma giacimenti assai poco sfruttati e stimati pari alle importazioni indiane per 11 anni. Ma, ancora una volta, si trova a competere con Pechino, da anni attiva in Africa. Per la ricerca e lo sfruttamento dei giacimenti competono – secondo fonti dell’Angola - 43 compagnie estere, anche di India e Cina. In palio 11 licenze per giacimenti stimati pari a 9,6 miliardi di barili.

E non dandosi per vinta e per recuperare terreno nell'ex-Birmania, noncurante del non rispetto dei diritti civili, New Delhi ha chiuso un accordo per la costruzione di una vasta rete di trasporto merci con il Myanmar dal valore di 120 milioni di dollari. L'obiettivo è garantirsi anche un maggiore accesso fonti energetiche, di cui è ricco il Myanmar, e a contrastare la forte influenza cinese nella zona. Solo parlando di gas naturale, la ex Birmania possiede riserve (circa 2500 miliardi di metri cubi) pari all’1,4% di quelle mondiali.

Nel settore già operano tre compagnie indiane impegnate nell’esplorazione di giacimenti birmani di gas e petrolio: la Essar, la Oil and Natural gas Corporation (ONGC) e la Gas Authority of India Ltd (GAIL); le ultime due di proprietà statale. E per assicurarsi la collaborazione del regime, la “più grande democrazia del mondo” continua a portare avanti la sua politica di “non interferenza” secondo la quale la persecuzione di monaci e attivisti sia un “affare interno” del vicino.

Intanto la crescita esponenziale dell’economia cinese che per nutrire se stessa divora soprattutto petrolio è espressa, in termini di fatturato lordo, dal comparto logistico che ha chiuso a 75,2 trilioni di yuan (pari a circa 6874 miliardi di euro), con un incremento del 26,2% rispetto all'anno precedente. Sul versante della spesa, il comparto della logistica ha pagato 4,5 trilioni di yuan (pari a circa 411 milioni di euro), pari ad una crescita del 4,7% sul 2006.
E così per non farsi mancare nulla, la Cina chiude accordi con lo storico partner: la Russia. Da quanto riferisce l´ICE (Istituto per il commercio estero) il colosso Transneft ha messo in atto un investimento di circa 330 mld di rubli (circa 9 mld di euro), in base ai prezzi del 2006 senza tener conto dell´inflazione.

La costruzione della prima parte del VSTO (con una capacità di 30 milioni t), da Tajshet, nella regione di Irkutsk, fino a Skovorodino, nella regione dell´Amur, dovrebbe concludersi alla fine del 2009. Entro questo periodo nella baia Koz´mino (regione Primorskij) si progetta di costruire un porto di trasbordo dove il petrolio possa essere convogliato sulla ferrovia.

Da lì il petrolio può essere trasportato anche in Cina, a condizione che venga costruita una conduttura della capacità di 30 milioni di tonnellate l´anno da Skovorodino fino al confine con la Cina (70 km). La seconda parte del VSTO deve collegare Skovorodino e Koz´mino. La capacità del VSTO dovrà ammontare a 80 milioni di tonnellate l´anno. La costruzione della seconda parte verrà terminata - si prevede - tra il 2014 e il 2015.

La lezione cinese (investi nei paesi del terzo mondo e compra il loro petrolio) è servita a New Delhi per offrire anche a Nigeria e Sudan di costruire porti e ferrovie e lo scorso novembre ha ospitato una conferenza di due giorni con gli Stati africani per discutere di petrolio e cooperazione. L’India produce solo metà del gas necessario per il suo fabbisogno energetico, ciò che causa frequenti black out e intralcia la crescita economica. Il prossimo mese Murli Deora, ministro indiano per il Petrolio, volerà in Venezuela per perfezionare gli accordi tra la produttrice leader indiana Oil & Natural Gas Corp. e la statale Petroleos de Venezuela SA: previsto un investimento di oltre 356 milioni di dollari per operare nella zona di San Cristobal.

Intanto l’India aspetta che la Russia decida se concederle ulteriori diritti di ricerca ed estrazione nell’area dell’isola Sakhalin. Allo studio, da anni, anche un gasdotto dall’Iran via Pakistan, ma gli Stati Uniti lo contrastano e New Delhi non vede di buon occhio accordi con il tradizionale rivale.

Via | Asianews
Foto | Flickr

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