In bici sui colli per un'antropologia dell'automobile


Ottanta chilometri in bicicletta in domenicale gita per i colli bolognesi, possono essere un’esperienza interessante. Anzitutto ti permettono di familiarizzare con importanti concetti biomedici come “acido lattico”, “fiatone” e “principio di svenimento”.

In secondo luogo possono essere un buono spunto per fare un’antropologia dell’automobilista visto dal sellino.

Le senti le auto che arrivano da dietro fendendo il silenzio autunnale della campagna con l’inconfondibile rombo, che se fai attenzione puoi anche indovinare età e sesso del conducente.

A quel punto puoi iniziare un conto alla rovescia a partire da 10,9,8,7,6… e prima che arrivi allo zero, eccolo che arriva l’immancabile e sistematico clacson: “Beep! Beep!”.

Due colpi secchi e veloci con un significato preciso: il primo sta per: “attento!”, il secondo è meno diplomatico e significa “levati dal cazzo tu e quella bici del cavolo!”.

Chiuso nel suo abitacolo a tenuta stagna, l’automobilista vede infatti nel ciclista un’entità estranea, un invasore molesto del suo spazio vitale, vale a dire il manto stradale nella sua totalità.

Per certi versi interpreta il pedalatore come un analogo dei moscerini che, con somma irritazione del pilota, si ostinano a spiaccicarsi sul parabrezza.

Ma fra il ciclista e suoi colleghi moscerini una differenza la ammette, riconoscendo il primo come soggetto di diritto giuridico, che è poi l’unico motivo che trattiene l’automobilista dallo speronare, schiacciare e travolgere le biciclette.

Un altro rapporto potenzialmente conflittuale è infine quello con i ricci, che però è anche molto più rarefatto del primo descritto sopra. Al massimo un rumore del tipo “squish” avverte il pilota che ne ha fatto fuori un altro. Il lento e pungente roditore, invece, probabilmente non si accorge di nulla, al massimo un rombo o un lampo di luce quando è notte, poi tanti saluti, via verso il paradiso dei quadrupedi. Oggi ho anche aggiornato la mia definizione di riccio: “organismo bidimensionale che cresce sull’asfalto”.

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