Sarkò riorganizza il Mediterraneo

Una curisosa espressione del presidente SarkozySe Putin ha consegnato il 2 di picche a Bush durante il negoziato per l’allargamento della NATO nell’Est Europa con la Polonia che fa da ago della bilancia, Monsieur Sarkozy pensa all’allargamento del Mediterraneo, alla sua riorganizzazione e ad un futuro agroalimentare.

Il presidente francese - più noto come marito di Carla Bruni- già dagli inizi del mese scorso , complice la mediazione di Frau Angela Merkel, ha rispolverato il vecchio “Processo Barcellona” ribattezzato per l’occasione UPM- Unione per il Mediterraneo, in pratica una zona di libero scambio attiva dal 2010 . Monsieur Sarkò ha chiamato a raccolta i 27, più nove banche e una compagnia di assicurazioni (il gossip economico bisbiglia i loro nomi ma io non essendone sicura taccio) .

Tra gli entusiasti del progetto, inutile dirlo: spagnoli, italiani, francesi e greci. Soprattutto gli italiani con quella Sicilia così spinta nelle acque mediterranee e soprattutto con quasi tutti i terreni vocati alla produzione biologica. Meno entusiasti, per non dire scontenti, i paesi a Nord. Ma d’altronde dopo aver strappato alla Fisher Boel lo zuccheraggio dei mosti, a discapito dei vini col pedigree francesi e italiani, come dire? Potevano giocarsi davvero poco sul piano della negoziazione.

Il progetto messo a punto il 3 marzo a Hannover da Merkel e Sarkozy e illustrato al Consiglio europeo, prevede un rafforzamento del dialogo e della cooperazione regionale con la sponda sud. Viene anche delineata la creazione di un doppio direttorio, con un presidente proveniente da uno Stato Ue e uno dai Paesi della riva sud - in carica per 2 anni - e finanziamenti attraverso il bilancio comunitario, la Bei e fondi privati, da concentrare inizialmente nel settore della tutela ambientale.

E pochi giorni fa, a coronamento dell'avvio del progetto, la presentazione del rapporto:”Il biologico nel bacino del Mediterraneo”, dove si illustra, come in una foto l'attuale situazione delle colture e del mercato. In Ascesa, incredibile ascesa soprattutto per quei mercati culturalmente avanzati come Francia, Inghilterra, Svezia...

Così il Marocco, Tunisia, Israele, Turchia, Libano, Egitto e Italia (assieme ad altri paesi che affacciano sul bacino Mediterraneo) potrebbero effettivamente controllare il mercato agroalimentare, sotto la direzione francese, bien-sur, tirandosi fuori dalle lotte per le colture destinate ai biocarburanti e fornire al mondo intero cibo di altissima qualità.

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