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Addio al petrolio dal 2010

Pubblicato: 31 ott 2005 da Bricke

Commenti dei lettori

NucleareQuasi non volevo dare risalto ad una dichiarazione del genere ma non resisto. Scajoladice che l’Italia abbandonerà il petrolio per la produzione di energia elettrica entro il 2010. Nel nostro futuro il ministro delle attività produttive vede il gas, il carbone “pulito” ed il nucleare:


Si parla di gas, carbone pulito e altre risorse: l’impressione è che si tratti d’una sorta di ponte, di transizione verso il nucleare.
«E’ vero, dobbiamo riflettere su questo argomento, come ho già detto, senza lasciarci fuorviare da dogmi o da tabù. Oggi l’energia atomica ha compiuto grandi passi nel campo della sicurezza e in quello della salvaguardiua ambientale».

Per fortuna vengono anche menzionate le fonti rinnovabili, mentre il risparmio energetico è un concetto ancora oscuro.

Cosa si aspetta a togliere il tetto dei 100MW per il conto energia varato dal suo ministero e da quello dell’ambiente?
Se gli viene chiesto, a quest’ultimo, appare tutta l’ignoranza sull’argomento. In una nostra intervista afferma che gli incentivi verranno dati in base a ciò che verrà deciso in finanziaria perchè sono stati chiesti altri soldi. Peccato che il conto energia viene ripagato da un prelievo della bolletta elettrica e non attraverso la finanziaria.

Sempre su La Stampa dice:
Visto l’interesse ne faremo un altro prima della fine di dicembre. Sta parlando delle domande da presentare per il conto energia, non sapendo che era già stato deciso fin dall’inizio che le scadenze per le domande sarebbero state ogni 3 mesi, quindi è normale che a dicembre ci sarà una nuova scadenza.

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6 commenti

Commenti dei lettori

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  • M

    31 ott 2005 - 20:17 - #1
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    Beh,un ministro per l’ambiente che non conosce nemmeno un provvedimento come quello sul Conto Energia dal suo dicastero firmato, e di così forte impatto simbolico, è un ministro per l’ambiente che non credo sia in grado di fare ciò che dovrebbe. Ho pazienza perchè ad aprile lo saluteremo.

  • Luca

    01 nov 2005 - 15:30 - #2
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    io mi kiedo: xkè il nucleare?e xkè il carbone?!
    Qualcuno sa cosa significa VIA?
    No, non è un gentile invito a lasciare le calde e comode poltrone parlamentari, VIA sta x Valutazione di Impatto Ambientale: in sostanza tiene conto dei pro e dei contro dell’opera da compiere..io direi ke il nucleare impatta molto di più (visto ke ci sono anke proposte di portare l’eolico al largo, in mezzo al mare..oppure dite ke infastidirà gli scafisti?!)
    si fanno tanti problemi x l’impatto ambientale dell’eolico e non x quello del carbone o peggio ancora del nucleare?!..tiriamo fuori i nomi a questo punto!!
    KI HA INTERESSI NEL COSTRUIRE UN IMPIANTO NUCLEARE?

  • Federico Brucciani

    01 nov 2005 - 17:06 - #3
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    complimenti per l’articolo e per l’intervista. Ho postato qst articolo su ProRinnovabili, integralmente, perchè ne vale veramente la pena.

  • ProRinnovabili

    01 nov 2005 - 17:07 - #4
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    Addio al petrolio dal 2010 Quasi non volevo dare risalto ad una dichiarazione del genere ma non resisto. Matteoli dice che l’Italia abbandonerà il petrolio per la produzione di energia elettrica entro il 2010. Nel nostro futuro il ministro delle attività produttive vede il gas, …

  • Profilo di Bricke

    Bricke

    01 nov 2005 - 20:24 - #5
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    Scusate avevo scritto Matteoli al posto di Scajola, colpa della fretta nello scrivere il post. Però nessuno mi ha detto nulla e di lettori tra le news di google, libero blog e ProRinnovabili ce ne sono stati.
    O non vi interessa avvertire o non ve ne siete accorti. :)

    Comunque il senso del post non cambia, visto che il conto energia è stato varato da entrambi i ministeri.

  • antonio

    08 nov 2005 - 09:40 - #6
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    Vorrei intervenire inserendo un mio contributo, frutto di una personale ricerca, già effettuata mesi fa, poi rivista ed aggiornata, in base alle novità, ma per me più che attuale. Penso possa servire.
    Berlusconi e il Nucleare
    Il governo non ha dubbi: uno dei motivi principali, perché le imprese italiane continuano a perdere competitività, è dovuto all’energia, in Italia si paga a peso d’oro! (in agosto nel Paese l’acquisto energia è aumentata del 123,7% rispetto al 2004). Il Cavaliere rilancia così la possibilità di un ritorno al nucleare; anche se, con il referendum del 1987, gli italiani lo esclusero. Non accettarono “il rischio nucleare”, (il testo di legge parlava proprio se accettare quel “rischio”). L’Italia, oggi, importa il 16% dell’energia elettrica da un paese, (Francia), l’unico, che, ancora, investe sul nucleare. Tutti i Paese Occidentali hanno deciso di abbandonarlo, perché troppo costoso e rischioso. Il ritorno al nucleare che cosa comporterebbe? A) avremmo l’intervento, necessario, d’imprese esterne, con maggiori costi e dipendenza, poiché l’Enel ha perso l’esperienza che aveva in materia, inoltre, passerebbero un minimo di 5 anni nella costruzione di una centrale e quindi nell’immissione dell’energia in rete. B) Gli amministratori locali, tenendo conto di decisioni impopolari, bloccherebbero le installazioni delle centrali sul territorio. C) Occorrerebbero grandi quantità di denaro pubblico nel sovvenzionare il tutto D) dovrebbe essere risolta la questione “rifiuti “ un problema grande quanto una montagna, considerato il più importante: dove mettere le scorie nucleari, in un Paese come l’Italia? Non assistiamo, forse, ogni giorno a manifestazioni della popolazioni, contro discariche abusive e non, in cui è sicuramente presente la mafia con i suoi affari? Figuriamoci su questo nuovo e più lucroso mercato la disponibilità dell’attività criminale. Sappiamo che, già, lo smantellamento dei 4 reattori nucleari, prima funzionanti, (un’operazione da 22miliardi d’euro pubblico), è stata solo una prima fase. Occorre un’altra operazione: lo stoccaggio dei materiali contaminati, (lavori con, ulteriori costi, che dovevano essere conclusi). Troviamo, invece, che le scorie radioattive aspettano, ancora, un sito definitivo, (l’Europa ha dato una scadenza di 5 anni all’Italia). Il governo, subito, aveva scelto per gli 8mila metri cubi di scorie, un unico sito nazionale, quello del comune di Scanzano Jonico, (45km da Matera), in una regione molto sismica e soggetta ad alluvioni, (una delle regioni più povere d’Italia, affamata di lavoro, non di rifiuti radioattivi). Gli esperti, solo dopo, scoprirono che l’attività sismica andava oltre il livello richiesto di sicurezza; il sottosuolo, scelto per lo stoccaggio, poteva comportare, per vari motivi, un rilascio di radioattività, inquinando le falde acquifere. Davanti alla rabbia popolare, “ritenuta ingiustificata dal governo”, veniva deciso di trovarne un altro alternativo, che ancora oggi, non esiste. Davanti a scelte come queste, (rifiuti), il pensiero del governo è sempre rivolto al sud, è ritenuto il territorio con una naturale vocazione per questi e altri rifiuti? Il comune di Scanzano Jonica, che sta avviando, solo oggi, un’economia, (turistico-agricola), tanta sognata da decenni, poteva accettare di diventare la pattumiera nucleare italiana? Un’altra questione aspetta la sua risoluzione, è quella relativa ai rifiuti radioattivi provenienti dagli ospedali, necessari al sistema sanità. Debbono essere depositati in un definitivo sito, ma aspettano ancora, vi sono problemi economici dichiarano. Nel solenne “impegno per l’ambiente”, sottoscritto dal governo, (il patto di Kyoto), troviamo scritto che: l’Italia non può accettare l’opzione nucleare, la risposta giusta all’emergenza energetica deve essere l’ottimizzazione dell’esistente e gl’investimenti sull’energia alternativa, su cui il Paese è in forte ritardo. Abbiamo l’esperienza di altri Paesi, che si sono attrezzati da tempo per dipendere sempre meno da energie non rinnovabili, questi hanno avviato nuove strategie, ricerche, anche, alla luce della direttiva europea, (il traguardo da raggiungere è che entro il 2012 l’apporto da energie rinnovabili deve essere del 12% nei paesi della comunità europea). Il governo, invece, procede sul versante opposto: una notizia recente è quella di un accordo firmato, fra l’enel, (lo stato n’è ancora l’azionista di maggioranza), e l’edf, (l’enel francese), sul nucleare. Non è presente, invece, nei piani di investimento dell’Enel, nessun investimento sull’ottimizzazione della rete elettrica che è fatiscente. Un domani così potremmo avere l’energia creata dal nucleare, ad alti costi, di cui una non trascurabile quantità si perderà prima dell‘utilizzo. Davanti all’aumento della sensibilità di tutta l’opinione pubblica su questi temi, c’è l’estraneità di quest’amministrazione, che dimentica di governare un territorio a forte vocazione turistica. Serve una nuova relazione con l’ambiente, che deve essere accettata da tutti, perché sempre più necessaria. E’ una richiesta che il sindacato afferma perché il lavoro può essere solo in un ambiente più consono, più a misura d’uomo. Investimenti, indispensabili, debbono esserci per ottenere abitazioni civili, pubbliche, luoghi di lavoro, più idonee, ad esempio, per uno sfruttamento solare, come per altre forme d’energie alternative. In Germania, il governo, con un progetto avanzato, ha ricavato un significativo aumento dell’energia ricavata da fonti alternative. Questo è stato accompagnato da un aumento occupazionale del settore con ricerche e tecnologie avanzate, (nota fondo pagina). L’energia ricavabile dal solare, in Italia, avrebbe dei risultati, ancora più elevati, colmando, inoltre, la piaga della disoccupazione. Berlusconi, invece, investe decine di miliardi, pubblici, presi da noi tutti, sul nucleare. Sentiamo, inoltre, gli industriali che dichiarano la crisi, ma continuano, “ostinatamente” a non investire per un’ottimizzazione dell’energia nei posti di lavoro. A che scopo non si attrezzano? Un mio pensiero va al grosso condizionamento nel settore energetico da parte dell’Eni in Italia. Lo sviluppo di energie alternative potrebbe esistere, senza contrastare questi alti interessi? Rimane importante per questi “signori” solo la vecchia logica del profitto cui non interessa il rispetto dell’ambiente, del nostro patrimonio naturalistico, storico, artistico, che appartiene all’umanità intera. L’Italia, nel mondo intero, è vista come un grande unico museo, per le sue ricchezze, certamente non per le ricchezze di una sola persona e delle sue ville. Gli interessi del governo e quelli delle grandi aziende s’incontrano su un terreno comune, è quello della totale indifferenza verso il bene collettivo. Abbiamo, così, un esecutivo, che finge di quadrare i suoi conti, in profondo rosso, che dichiara di agire per il bene comune, ma sostiene la sua bravura nell’affrontare un impatto economico- sociale della portata di questo progetto. E’ un modo insolito per fare pagare, sempre a noi lavoratori, una vecchia politica camuffata per “nuova” sul problema energetico. Il primo ministro, ha dichiarato di affrontare il problema energetico e ambientale nella maniera più “liberale”, questo termine sta a significare che si andrà verso un’ulteriore diminuzione della democrazia nel Paese. Non bastano, le vicinanze ai centri abitati di basi militari USA, ad alto rischio nucleare, in disprezzo della popolazione che ne è esposta? Non basta l’aumento della militarizzazione sul territorio per il rischio terroristico? La svolta politica promessa agli italiani passa anche, da questo, e chi non ci crede è un disfattista! Voglio riportare un esempio su cosa si intende la militarizzazione sul territorio imposta dall’uso del nucleare: In Francia, il trasporto di materiale nucleare va su treni speciali, scortato da carri armati, polizia e cambiando continuamente percorso. In Italia sarebbe possibile? Penso alle nostre autostrade, ferrovie, così “efficienti”. Dobbiamo piangere o ridere, davanti a questo? Questo governare apporta nella mia vita quotidiana una nota d’originalità ed a voi? E’ questo un articolo scritto mesi fa, allora, il governo non aveva presentato la sua finanziaria, ma il pezzo rimane attuale. Leggi impopolari continuano ad essere varate, un governo che non tiene in nessuna considerazione il mondo del lavoro, che è insofferente verso il sindacato, offrendo risposte vuote a problemi seri. Il movimento sindacale si trova davanti una lotta per difendere il protagonismo dei lavoratori, davanti ad una sempre più perdita di democrazia. (Non possiamo non dimenticare l’attacco allo statuto dei lavoratori di questo governo). E’ importante ricordare!
    Precisazioni:
    a) Un informazione governativa dichiara che alla Calabria, spetta la maglia nera per le Frane, infatti, dai dati contenuti nel report 2003, relativi alla pianificazione territoriale e al rischio idrogeologico, redatto dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio, la regione è a “potenziale rischio idrogeologico più alto”, dei suoi 1.166,9 chilometri quadrati, ben il 56,9% pari a 664,2 chilometri quadrati sono soggetti a Frane e il 43,1% pari a 502,7 chilometri quadrati ad Alluvioni. (sic)
    b) La Spagna, ha ribaltato la sua dipendenza energetica dall’esterno; attualmente l’energia del Paese proviene da fonti rinnovabili per il 50,1%, (solo l’eolico contribuisce per il 15%), vi è, inoltre, una politica di minore imposizione fiscale, il 5%, contro il 15% del governo italiano, proprio per incentivare privati, industrie, ecc..
    Nota Germania: in Germania, applicazione di pannelli solari, costruzioni edili appropriate, uso di nuove tecnologie di facile acquisto e poca spesa sui mercati, effettuati da cittadini, imprese edili, ecc,
    Ulteriore sfruttamento dell’energia fotovoltaica, biomasse, eolico, ecc.. insieme a progetti governativi. sta per giungere ad una diminuzione di quasi il 40% d’energia, anche con la legge approvata che vieta l’esistenza di discariche in tutto il Paese e l’eliminazione di quelli esistenti entro pochi anni.