Ops, Greenpeace è andata a sbattere contro il reef


Non è difficile immaginare l’imbarazzo che la ciurma della ammiraglia Rainbow Warrior deve aver provato mentre si è resa contro essere andata a sbattere contro la barriera cornalina. E’ successo ieri a Manila (Filippine) in una riserva naturale dichiarata, fra l’altro, patrimonio dell’umanità dall’Unesco.
Greenpeace ha subito gestito il paradossale incidente con trasparenza prendendo immediatamente contatto con le autorità del parco marino. Nella stessa giornata sul sito dell’associazione esce il comunicato: “siamo finiti contro una barriera cornalina che cercavamo di proteggere”. Arriva subito anche la disponibilità a pagare 7.000 dollari di danno stimati.

Non so a voi, ma a me sembra che nella gestione degli incedenti e delle situazioni critiche in genere, la trasparenza tempestiva sia già il primo e decisivo passo per evitare o riparare possibili danni alla propria immagine. Eppure succede quasi sempre il contrario, sia per eventi di relativa importanza come questo di Greenpeace o episodi destinati a passare alla Storia. Il caso recente più clamoroso in questo senso è stato quello dei fatti di Mosca , quando Putin ha risolto il sequestro del teatro in un blitz in cui si è rifiutato di comunicare quale gas stesse usando. Gli ospedali, impreparati, non hanno potuto somministrare antidoti alle vittime e molte persone sono morte in nome di un incomprensibile esigenza di segretezza. Voi che ne pensate?

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