Argentina, il Governo cede agli agricoltori

La skyline affumicata di Buenos Aires- Foto scattata il 19 aprile 2008

Cristina Kirchner, la Presidente argentina cede alle proteste degli agricoltori e ritira per circa 62.500 produttori l'aumento delle tasse sulle esportazioni di granaglie. Secondo le confederazioni degli agricoltori "siamo solo a metà strada". Una strada che lascia dietro di sè la scia del fumo degli oltre 400 incendi appiccati a 70.000 ettari di campi. Un disastro ecologico di cui non si hanno ancora che le stime parziali.

E partendo da questi eventi che riprendo la questione “Argentina” considerati anche i commenti di due lettori: il primo Sandro Kensan scrive: “Ma non era il caso di dire nell’articolo che in Argentina c’è una protesta degli agricoltori ricchi che vogliono esportare la soia mentre i poveri sono senza cibo? Non sono informato dettagliatamente ma scommetto che le due cose, gli incendi e la fame, sono collegate” E il Monel ribadisce:” . Ottima osservazione. Le informazioni che vengono divulgate sono sempre manipolate,e mirano a disorientare chi le legge. loro interessa solo vendere la notizia e se ne guardano bene di arricchirla e completarla. Il retroscena e l’approfondimento viene spesso occultato. La notizia in questione non ha nessun significato se non illustra , anche minimamente, il problema politico che sotto intende”.

Dico immediatamente che quanto riporta Sandro Kensan corrisponde alla versione ufficiale dichiarata dalla Presidente Cristina Kirchner mentre montava la protesta a Buenos Aires e Santa Fè. Dichiarazione ripresa e ribattuta dalla nostra stampa. Mentre sulle nostre Tv le notizie dei disordini di marzo sono state accuratamente glissate (potevano dare buone idee agli italiani?). Rispetto alle attuali notizie degli incendi delle pampas, ne hanno parlato alcuni Tg (Rai Tg1 e Rai Tg2) della notte. Su Ecoblog non solo ne abbiamo parlato, ma abbiamo fornito anche tutti i riferimenti per approfondire la questione.

E nel primo post relativo alla cronaca delle manifestazioni, ne sono stati spiegati i motivi e soprattutto è riportato uno dei tanti filmati presenti su you tube che testimonia quanto è avvenuto in quelle ore sia a Buenos Aires sia a Santa Fè. La gente per strada era tanta. Tantissima. Per giorni alle manifestazioni vi hanno preso parte ragazzi, anziani, giovani. Tutti accomunati da un solo obiettivo: far rientrare le tasse su tutte le granaglie, la cui Iva raggiungeva il 45%, che unita all’alto prezzo dei carburanti per la produzione e il trasporto della merce, di fatto rendeva impossibile la stessa sussistenza dei produttori e degli allevatori che si sono aggiunti alla protesta. Quelle granaglie, è bene ricordarlo, sono anche la base per il mangime degli animali, specie delle pregiate mucche argentine. E dunque a causa del loro rialzo anche la carne e il latte erano sottoposti ad un impennata dei prezzi mettendo a repentaglio non solo i consumi interni, ma sopratutto le esportazioni.

La riforma Kirchner,di fatto, così, ha colpito sopratutto i piccoli e medi produttori di soia (di cui l'Argentina è il terzo produttore mondiale) e semi di girasole, quelli da 500 tonnellate di produzione annua che mai potrebbero sopportare sui loro prodotti l’Iva al 45%. La protesta è partita l’11 marzo, sospesa dopo quindici giorni, è ripresa fino agli incendi dei campi del 16 aprile. Il governo argentino oggi 19 aprile ha fatto un passo indietro riconoscendo che i piccoli e medi produttori di soia e girasole non devono pagare nessuna tassa e anzi possono ricevere degli aiuti: se quella è la loro attività principale, se ne producono fino a 500 t/anno, se i loro campi non superano i 150 ettari nella zona della pampa e di 300 ettari in zona extrapampa, se il loro reddito non supera gli 800mila pesos annui al netto di Iva: così il rientro riguarda circa 62.500 produttori argentini! E i primi rimborsi saranno restituiti tramite banca entro 60 giorni.

Da questo passo indietro, credo sia facile intuire che non si è trattato di un provvedimento atto a colpire i produttori ricchi. E la domanda fatta dagli stessi agricoltori: "Perché colpire noi e non dividere le tassazioni con i settori immobiliari, tessili e industriali del Paese?".

Ora rimane l’immenso disastro ambientale (ed era questo il senso del secondo post) che lascia cenere e aria irrespirabile. Si spera che la pioggia, attesa per martedì, possa rimediare a questa sciagurata forma di protesta.

Via | LaVoz
Foto | Flickr

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