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Fao: i biocarburanti allontanano le donne dell'agricoltura

Pubblicato: martedì 22 aprile 2008 da Marina

Contadine indiane al rientro dai campiLa ricerca “ Gender and Equity Issues in Liquid Biofuels Production” presentata dalla Fao sottolinea che le colture su larga scala destinate alla produzione di biocombustibili liquidi quali bioetanolo e biodiesel, richiedano un uso intensivo delle risorse a cui i piccoli agricoltori, in particolare le donne, hanno tradizionalmente accesso limitato. Insomma, l’avanzata dei biocarburanti porterebbe al collasso quelle micro-economie che si reggono sul lavoro femminile nei campi.

Infatti nei paesi poveri presi in considerazione sono le donne a gestire le coltivazioni agricole: ad esempio in Brasile l’11 % dei produttori di bioetanolo da canna da zucchero sono agricoltori donne, male organizzate in piccoli possedimenti terrieri che a causa delle impennate dei prezzi delle risorse (fertilizzanti, diserbanti, concimi,ecc) non saranno più in grado di gestire i costi di produzione.

Lo studio auspica che sia presto intrapresa una strategia di sviluppo dei biocombustibili sia a livello sostenibile e dunque economicamente conveniente, sia ambientale e che dunque consenta alle popolazioni più svantaggiate spesso rette da un economia al femminile di non soccombere. La proposta è quella di integrare le coltivazioni di biocarburanti con i sistemi agricoli locali al fine di proteggere le attività agricole tradizionali dei piccoli agricoltori, le competenze e la loro conoscenza specializzata - fattori cruciali per la sicurezza alimentare ed il rafforzamento delle comunità rurali nel lungo periodo.

Via | Newsfood
Foto | Flickr

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Sandro kensan

    22 apr 2008 - 13:36 - #1
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    «ad esempio in Brasile l’11 % dei produttori di bioetanolo da canna da zucchero sono agricoltori donne, male organizzate in piccoli possedimenti terrieri che a causa delle impennate dei prezzi delle risorse (fertilizzanti, diserbanti, concimi,ecc) non saranno più in grado di gestire i costi di produzione.»

    Interessante questo discorso in cui si afferma che per fare il bioetanolo ci vuole molto petrolio, infatti i “costi di produzione” non sono altro che petrolio con cui si fanno i trattori, i fertilizzanti, i diserbanti, ecc, ecc.

    Se l’organizzazione migliora forse i costi, cioè il consumo di petrolio, diminuiranno ma forse no perché spesso l’organizzazione comporta alti consumi energetici cioè altro petrolio bruciato.

    In fin dei conti l’organizzazione migliore era quella dell’ottocento che non consumava petrolio. C’è il sospetto in molti peak oiler che la produzione di biocarburanti comporti il bruciare una analoga o superiore quantità di petrolio, vedremo se è vero.

  • Profilo di margherita

    margherita

    22 apr 2008 - 17:02 - #2
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    Ho sentito su Euronews una notizia simile. Essere contro tutto però non porta a nessun risultato. Il petrolio inquina, le sostanze alternative impoveriscono, quindi bisogna cercare altrove? allora facciamo una cosa non consumiamo più, voglio vedere cosa succede ma soprattutto chi lo fa. Ma dai siamo realisti.

  • Sandro kensan

    22 apr 2008 - 20:44 - #3
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    Verissimo Margherita, il problema è questo: è difficile consumare meno petrolio e che quindi i prezzi continueranno a salire.

  • monel

    22 apr 2008 - 21:27 - #4
    0 punti
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    margherita: Proprio perchè io e molti altri siamo realisti che riflettiamo su come si possa risolvere un determinato problema,ed è una ovvia conseguenza porre dei veti,delle regole un codice di comportamento etico. Viviamo in comunità in stretto contatto tra noi su questo pianeta è necessario fondare delle regole per evitare di calpestarsi i piedi. Finora abbiamo seguito questa condotta di vita (vedi: inquinamento, estinzioni specie animali e vegetali,fame guerre eccet.) e mi pare che “qualche problemino” ce lo siamo procurato. Inoltre tutti hanno il diritto di consumare,ma se alcuni sprecano gli altri rimangono a bocca asciutta!

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