Tutti i figli dell'uranio immaginati da Greenaway

greenaway eva

Newton, Smith, Maria Curie, Einstein, Oppenheimer, Krushev, Gorbaciov, Bush: sono loro “I figli dell’uranio”, la nuova performance teatrale di Peater Greenaway la cui prima mondiale è andata in scena questa sera a Genova.

Fra gli attori e noi del pubblico non c’è nulla che ci separi, lo spettacolo va in scena negli spazi del museo d’arte contemporanea e i personaggi passano di qui e di là, facendosi largo fra gli spettatori.

Fa un certo effetto ciondolare fra le stanze del museo improvvisamente trasformate nello studio di Bush, la stanza da letto di Krushev o di Maria Curie. E fa ancora più effetto scansarsi perché Madam Curie per poco non ti inciampa addosso mentre corre verso Krushev per litigarci di brutto.

Bush invece è nel suo studio mentre si trastulla con le matite e si prepara a parlare alla nazione, ma sbaglia sempre a leggere il discorso. Einstain sorseggia un tè, mentre Gorbaciov, dall’altra parte del museo, si dispera per la morte di Raissa.

Tutto è condito da musiche e canti non distanti dalla sensibilità tipica dei film del regista inglese, mentre i video proiettati sui muri tradiscono la sua nota ossessione calligrafica.

Il filo conduttore dell’opera è l’uranio , la sua scoperta e la sua storia, che mette insieme figure altrimenti distanti nel tempo e nello spazio. Simboliche anche le ricorrenze delle date: quest’anno cade infatti il sessantesimo anniversario di Hiroshima e il centenario della prima dichiarazione della relatività di Einstein.

Info: L’opera va in scena dal 4 novembre al 18 dicembre al Museo Villa Croce a Genova

Continua a vedere le foto della performance nella pagina successiva...

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