Mangereste piatti a base di carne clonata?

Dubbio amletico: carne clonata si o no?

Dodici anni dopo la nascita di Dolly, la prima pecora scozzese clonata al mondo, la carne clonata è pronta per avere il nulla osta per il commercio: le Autorità americane ed inglesi responsabili della qualità del cibo hanno dichiarato che la carne ed il latte provenienti da bovini, suini o caprini clonati e della loro progenie è sana e non comporta rischi per la salute.

In sostanza gli animali clonati permettono di accelerare le lancette dell'orologio per portare avanti alcuni tratti della mandria in brevissimo tempo: ad esempio gli animali con una particolare predisposizione allo sviluppo della muscolatura possono esser clonati, migliorando la produzione della carne. Il concetto è lo stesso della super-mucca naturale al 100% di cui vi avevo parlato qualche giorno fa: selezionare a "piramide" i migliori e portarli avanti.

La clonazione ha il vantaggio che il patrimonio genetico degli animali brillanti è passato inalterato in tutta sua gloria: questo non fa che amplificarne i suoi effetti nel miglioramento della qualità genetica e, di conseguenza, del valore della mandria. La genetica non trascura nemmeno gli effetti ambientali perché animali "geneticamente" migliori saranno più efficienti: produrranno la stessa quantità di carne riducendo i consumi e le emissioni di anidride carbonica dal letame.

Sul versante opposto, un utilizzo estremo di allevamenti clonati ridurrà la biodiversità, esponendo gli animali a rischio epidemie e per loro stessi e per l'uomo: questi problemi, uniti ad altri di ordine etico, probabilmente costituiranno i principali ostacoli alla diffusione di carni clonate. Non è possibile ad oggi ipotizzare se questa carne verrà effettivamente comprata dai consumatori: come è avvenuto per gli OGM di mais et similia, dove oggi sono circa l'80% della produzione mondiale, potremmo assistere ad un iniziale diffidenza, ma sul lungo periodo probabilmente un prezzo più competitivo sarà l'arma che potrebbe far esplodere questo settore.

Via | The Guardian

  • shares
  • Mail