L’Unione Europea ha già realizzato la riduzione della gamma di pesticidi disponibili di oltre il 55% negli ultimi dieci anni. Secondo gli esperti, i legislatori sembrano aver ignorato la costante minaccia causata dalla resistenza dei parassiti, il che potrebbe portare ad una diminuzione significativa dei raccolti e ad un aumento dei prezzi dei generi alimentari e dei mangimi.
L’attuale processo di revisione della Direttiva 91/414/EEC è in corso dal 2006 quando la Commissione Europea presentò una sua proposta. Il Parlamento Europeo nella prima lettura nell’ottobre 2007 ha aggiunto criteri per eliminare il 70-85% delle rimanenti sostanze attive. Il Consiglio dei Ministri tenterà di raggiungere un accordo politico nel maggio 2008, prendendo in considerazione le proposte del Parlamento.
Gli scienziati che hanno stilato e firmato la “Dichiarazione di Lubiana” (Dott. Pablo Bielza, Università Politecnica di Cartagena (Spagna);Dott. Ian Denholm, Rothamsted Research (Regno Unito);Dott. Udo Heimbach, Julius Kühn Institut (Germania);Dott. Philippos Ioannidis, Istituto per la protezione delle piante di Tessalonica (Grecia);Andy Leadbeater, Fungicide Resistance Action Committee (Svizzera);Paul Leonard, Insecticide Resistance Action Committee (Belgio);Lise Nistrup Jørgensen, Università di Aarhus (Danimarca);Dott. Guido Sterk, Biobest (Belgio) chiedono ai politici europei di riconoscere la necessità di mantenere una sufficiente diversificazione dei prodotti in modo da gestire la minaccia dello sviluppo della resistenza.
Secondo gli scienziati tale requisito biologico è stato fino ad ora largamente trascurato dai politici, poiché temono che la proposta di legge europea indurrà gli agricoltori ad utilizzare un numero minore di sostanze in modo più intensivo. Ciò aumenterebbe la probabilità di sviluppo di resistenza ai rimanenti pesticidi, minacciando in tal modo la produttività agricola e il reddito degli agricoltori europei.
Il portavoce degli scienziati, Ian Denholm, a capo della divisione Plant and Invertebrate Ecology del Rothamsted Research britannico, ha puntualizzato che, “Per salvaguardare la produzione di generi alimentari a prezzi accessibili, è essenziale fornire agli agricoltori la disponibilità di soluzioni diversificate per la protezione dei raccolti. Ciò risulta essenziale per prevenire o ritardare lo sviluppo di parassiti resistenti, e per mantenere l’efficacia dei restanti prodotti per la protezione dei raccolti”.
Via | Businesswire
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arco
06 mag 2008 - 15:15 - #1Non si può anteporre un discorso economico, che nasce prevalentemente allo scopo di amministrare e distribuire le risorse della terra tra i suoi abitanti ,con uno ecologico. L’ecologia ha la funzione di proteggere la vita di tutti in senso universale,senza un ecosistema sano la terra non può produrre i suoi frutti e senza biodiversità non si assicura la vita in questo pianeta.
Naturo
06 mag 2008 - 17:57 - #2scusate se sembro scortese, ma invece di parlare di cavalli e pesticidi, parliamo di una grande scoperta per l’ambiente!!!!
http://qn.quotidiano.net/tecnologia/2008/05/06/86186-decontaminare_siti_uranio_impoverito_bastano_funghi.shtml
Sandro kensan
06 mag 2008 - 23:32 - #3La resistenza dei parassiti è un problema rilevante, so poco di agricoltura ma questa iniziativa mi sembra buona.
chube
07 mag 2008 - 01:40 - #4@arco: concordo con te.
@Naturo: ne hai trovata una potente!!
@Sandro kensan: funziona come per gli antibiotici. In caso di abuso diffuso prima o poi gli organismi interessati svilupperanno strategie atte alla sopravvivenza. C’è da pensare che la vita probabilmente si sarebbe estinta molto tempo fa se non vi fosse stata questa adattabilità. Anche per questo aspetto do per scontata la sconfitta dell’agricoltura chimica, basata sulla debellazione e non su un controllo sistematico. Ottima soluzione è la permacoltura che utilizza i meccanismi di autoregolazione già esistenti in natura.
Secondo il mio punto di vista il problema non è limitare o meno lo spettro dei prodotti chimici ma il loro stesso utilizzo. Se ne producono troppi ma soprattutto se ne spargono troppi.
Sandro kensan
07 mag 2008 - 14:16 - #5@ chube
e poi il problema grosso è la monocoltura.
chube
08 mag 2008 - 18:23 - #6@Sandro kensan: sono legate a filo diretto, la monocoltura prevede uno sfruttamento intensivo di un terreno. Privato della sua biodiversità i prodotti seminati sarebbero subito preda di malattie e parassiti per cui si tampona con fitosanitari e concimi ma alla fine il terreno tende ad essere sterile e non più coltivabile. Viceversa, diversificando le colture si mantiene vivo e vitale il campo, risparmiando sui costi chimici e promuovendo una produzione locale più varia e di maggiore qualità.
sara v.
09 mag 2008 - 22:29 - #7Avete ragione, anche secondo me è il modello della monocoltura e della produzione industriale ad essere sbagliato. E’ un sistema fortemente dipendente da pesticidi e fertilizzanti.Riducendo il numero di sostanze attive, oltre ad aumentare la resistenza dei parassiti, si rischierebbe di abusare di certe sostanze, con conseguente danno all’ambiente.
Penso che il processo di revisione sia cmq una cosa positiva. Ma se non cambia il sistema, si sarà costretti a sintetizzare continuamente nuove molecole, di cui spesso non si riescono a conoscere tutti gli effetti negativi sull’ambiente.
G.T.Agricoltori
11 mag 2008 - 22:28 - #8secondo me non ne avete un idea di agricoltura! cambiate discorso! l’agricoltura come qualsiasi altra cosa ha bisogno di un pò di chimica, non facciamo abuso! non sarà l’agricoltura chimica come dite erroneamente voi a essere sconfitta, ma è quella ideologica-biologica che non sfonda perchè i consumatori non la comprano!