Speculazione del riso: il Brasile blocca le esportazioni

Risaie cinesi dello HunanDopo l'India e la Cambogia anche il Brasile ha annunciato la sospensione temporanea delle sue esportazioni di riso per assicurare il fabbisogno alimentare nazionale, mentre il Vietnam, che è il terzo esportatore mondiale di riso, ha deciso di ridurre le spedizioni dell'11 % e la Cina ha annunciato un aumento del prezzo pagato agli agricoltori al fine di garantirsi disponibilità di prodotto e raffreddare la crescita dell'inflazione interna. E ancora, le Filippine, il principale Paese importatore di riso a livello globale, hanno annunciato un piano per mettere a coltura altri 600.000 ettari di riso. Il prezzo del riso con una crescita ininterrotta da inizio anno, ha fatto segnare, un nuovo record storico a 24,82 dollari per hundredweight (50,8 chili) per le consegne a luglio alla chiusura del Chicago Board of Trade che rappresenta il punto di riferimento del commercio internazionale delle materie prime agricole.

"Si tratta - sottolinea la Coldiretti - degli effetti delle tensioni sui mercati internazionali dove si registrano preoccupazioni ben più gravi per l'impennata dei prezzi di un prodotto come il riso che sfama oltre 2,5 miliardi di persone nel mondo. Il balzo in avanti delle quotazioni - sostiene la Coldiretti - è anche il frutto delle speculazioni che si sono spostate sul mercato delle materie prime agricole e sta provocando rivolte e proteste in numerosi Paesi".

L'Italia è il primo produttore di riso in Europa con oltre 220mila ettari di terreno e con circa 1,4 milioni di tonnellate, ma che negli ultimi anni ha visto perdere terreno per le colture risicole a favore di altri cereali come il mais che rendono di più al produttore. L'analisi è fatta dall' Enterisi che in largo anticipo, dallo scorso febbraio cioè, aveva previsto che i mercati avrebbero subito un attacco da parte degli speculatori.

"Le prime stime sulle prossime semine indicano infatti che gli agricoltori italiani preferiscono orientarsi verso la semina di altri cereali, quali il mais e il grano tenero, in ragione degli alti prezzi raggiunti da questi e dovuti alla scarsità di offerta rispetto alla domanda mondiale - spiega Enterisi- Per far fronte alla situazione, l’Unione Europea ha eliminato il set-aside il che aumenterà le superfici cerealicole anche in Italia. La produzione mondiale è stimata al rialzo e gli osservatori economici stimano che i prezzi dei cereali rimarranno interessanti senza raggiungere i picchi toccati in questa annata".

Il mercato del riso sembra andare in controtendenza, con un calo delle superfici a fronte di un aumento della domanda. Nell’Unione Europea si producono 1,6 milioni di tonnellate di riso e se ne consumano 2,4: un mercato che cresce sia per l’aumento dei consumatori europei che per la considerevole presenza di minoranze etniche forti consumatrici. La filiera italiana gioca un ruolo leader in Europa ma per rispondere ai bisogni sarebbe necessario produrre almeno il 12% in più.

Mancano in modo particolare le varietà lunghe consumate come contorno e richieste dai mercati del nord Europa e alcuni risi di nicchia, come la varietà Baldo, particolarmente richiesta dal mercato turco.
Rispetto al 2007, l’ettarato coltivato a riso in Italia dovrebbe aumentare di circa 27.000 ettari, per la maggior parte con varietà di tipo indica, adatte al consumo in nord Europa, questo aumento non dovrebbe andare a scapito di altre varietà di riso, consentendo alla risicoltura italiana di toccare la soglia dei 260.000 ettari. Il Consiglio di Amministrazione Enterisi auspica che le opportunità vengano raccolte, per consolidare il ruolo trainante del riso italiano e lancia il manifesto: "semina riso".

Via | Agi
Foto | Flickr

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