Leggevo ieri un post di TreeHugger con un titolo simile a quello scritto qui sopra. Parlava di un ricercatore canadese, tale Hervé Philippe dell’Università di Montréal, che ha calcolato la media delle sue emissioni di CO2 nello svolgere il suo lavoro di ricerca scientifica. Il risultato è di 44 tonnellate di anidride carbonica all’anno, considerando cose come l’uso dei computers, l’energia in ufficio e laboratorio, i viaggi, eccetera. Dato interessante. Chissà quanto sarà l’impatto di tutta la ricerca scientifica sui cambiamenti climatici.
Il signore in questione quindi si poneva il problema di come in effetti parliamo tanto di politiche energetiche e di cambiamenti climatici, ma ci dimentichiamo spesso di come le nostre azioni quotidiane producono comunque CO2 e questo in qualche modo vanifica i nostri sforzi.
E ovviamente da questa riflessione se ne aprono tantissime. Come essere davvero efficaci nelle nostre azioni quotidiane per salvare il pianeta? A fare gli ambientalisti si inquina comunque, per quanto uno si sforzi non si riuscirà mai ad essere i perfetti ambientalisti ad impatto zero, e la cosa può anche risultare frustrante.
Un po’ come chi critica Al Gore (giusto per fare un esempio preso dalla recente cronaca) che predica bene e razzola male, ovvero consuma non si sa quanto carburante in viaggi aerei per andare a parlare a mezzo mondo di emissioni di gas serra e di cambiamenti climatici. Il fine giustifica i mezzi? Anche noi che siamo qui a consumare energia per scrivere di ambiente e leggere di ambiente, il gioco vale la candela?
Tornando alla ricerca in questione, e tornando un po’ a discorsi più concreti e meno frustranti, per fortuna abbiamo a disposizione una serie di possibilità per ridurre sempre di più il nostro impatto ambientale e le nostre emissioni. I ricercatori ad esempio, se magari non possono risparmiare troppo sull’energia per far funzionare gli strumenti di lavoro, possono approfittare della tecnologia ad esempio per ridurre i viaggi, sfruttando sempre di più internet e le webcam per partecipare a convegni e seminari. Una cosa semplice ma che si vede ancora poco in giro.
Via | Treehugger
Foto | Flickr
verogabri
10 mag 2008 - 17:53 - #1Se si continua a ragionare in questi termini estremisti, l’unico stile di vita che non inquina è quello che avevano gli uomini delle caverne, perchè è evidente che qualunque attività umana produce o ha prodotto in modo diretto o indiretto della CO2.
Ma davvero basta ridurre le immisioni di CO2 per definire qualcosa ecologico?
_viviana_
12 mag 2008 - 10:28 - #2@verogabri
mi piace il tuo spunto di riflessione “Ma davvero basta ridurre le immisioni di CO2 per definire qualcosa ecologico?”
Come ambientalisti ci dobbiamo davvero riflettere.
Vero che il clima è un problema molto “attuale” e urgente di cui tutti parlano, ma il rischio è che si dimentichino gli altri fattori.
Mi allargo, la produzione di energia nucleare non emette CO2 (anche se il ciclo di vita di una centrale ne emette un sacco), è sufficiente per dire che il nuclerare è ecologico?
Per me no.
Grazie di nuovo per lo spunto